Vietato leggere

Questo post è dedicato a tutti gli scrittori che sono alle prese con la campagna promozionale del loro prodotto. E inizia col ricordo di un’esperienza personale.
Qualche anno fa un editore organizzò un incontro pubblico per pubblicizzare un mio libro, anzi un libro di cui ero coautore, e pensò bene di invitare un’attrice per farne leggere alcuni passi. La signora in questione si presentò vestita come se dovesse andare alla prima della Scala, ma non mi impressionò più di tanto: per un principio elementare di compensazione serviva qualcuno o qualcosa che compensasse il mio concetto estremo di sobrietà distratta nell’abbigliamento (che confina pericolosamente con la trasandatezza). Quando l’attrice cominciò a leggere, io mi guardai intorno alla ricerca di conferme tra gli astanti. Leggeva realmente qualcosa che avevo scritto io? Davvero i miei personaggi parlavano in quel modo? Aveva per caso sbagliato libro?
No, lei aveva semplicemente deciso di interpretare le mie pagine, cambiando aggettivi, spostando intere frasi a favore di actio, leggendo ciò che io non mi sarei sognato di scrivere.
Fu allora che capii un principio fondamentale della vita: alla presentazione di un libro, di un qualunque libro, il libro stesso non va mai letto in pubblico.
La lettura è un gesto intimo, anche il miglior interprete non garantirà la fedeltà allo scritto perché tutte quelle righe, che costano fatica e struggimento a chi le compone, sono state pensate, scritte e riscritte decine o centinaia di volte solo per il lettore titolare, non per una comparsa che sfrega quelle pagine con le dita impregnate di fard.
E, a parte la mia disavventura che – lo capisco – rappresenta un caso estremo, c’è un vero fondamentale motivo per non leggere passi di libri alle presentazioni: la noia mortale.
Lo spettatore che è lì esclusivamente per farti un piacere perché magari è un amico o un parente, ha già il latte alle ginocchia perché non solo è costretto ad acquistare un libro che non leggerà mai, piegandosi a una sorta di estorsione affettiva, ma deve persino sentirselo raccontare. Lo spettatore che invece è davvero attratto dalla tua opera si fa due palle così quando qualcuno gli toglie il piacere di scoprire da solo come va la storia, magari rivelandogli il finale.
Quindi presentiamoli pure, i nostri libri. Ma parliamo d’altro, del tempo, del motivo per cui non siamo andati al cinema più spesso invece di star lì a pestare sui tasti, del mondo che ci siamo negati pretendendo di inventarne uno tutto per noi, dell’Amazzonia che muore e della nostra presunzione che purtroppo vive.

Per rinfrancar lo spirito…

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A ottobre Laurana pubblicherà questa raccolta di racconti su Palermo. Ce n’è anche uno del sottoscritto. Stay tuned.

L’uomo che vide la luce… e se ne appropriò

imageUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

È tutta una questione di malintesi. A cominciare dal soprannome. Nino u’ ballerino non balla, ma ancheggia quel tanto che basta a evitargli di versarsi la milza sui pantaloni. Del resto non sarebbe prudente sgambettare sulla sugna: anche se di terreni scivolosi, il celebre meusaro palermitano se ne intende. Così quando l’altro giorno i carabinieri lo hanno denunciato per furto di energia elettrica, perché aveva manomesso i contatori dell’Enel, lui dapprima ha chiesto scusa ai palermitani, poi ci ha pensato su e si è rimangiato tutto dicendo che ai palermitani non ha fatto proprio nulla di male. Un altro malinteso. Il furto e la denuncia sono cazzilli suoi, quel che conta è la valenza socio-economica del suo gesto a causa della “pressione fiscale che noi imprenditori non riusciamo più a sostenere”. Manomettere per resistere.
Anche quando lo invitarono al master di Management in Food and Beverage alla Bocconi, Nino (…)  fu vittima di un fastidioso malinteso. I giornali parlarono di lezione universitaria, lo fecero addirittura salire in cattedra, mentre in realtà lui si limitò a presenziare a una conferenza in inglese sullo street food e sul modello palermitano che lui rappresentava, al termine della quale rispose a qualche domanda sorretto da un interprete. E soprattutto si mise a friggere nel bar dell’Università.
Anni fa si scoprì che aveva ceduto agli estortori fin quando non aveva rischiato di lasciarci le penne perché aveva deciso di cedere un po’ meno. Lì, per quel che si sa, non invocò nessun malinteso, ben conscio che il senso critico di Cosa nostra è pesante come un cappotto di cemento armato.
Friggitore da quattro generazioni, Nino u’ ballerino è riuscito persino a condire di metafisica la sua arte culinaria. Parlando del suo bisnonno, ha detto: “Credo nella reincarnazione”. Non si sa se con o senza formaggio.

Lo scisma del consigliere ossessionato dagli atti impuri

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Dura è la vita del probo Angelo Figuccia, consigliere comunale di Palermo tra gli altari di Forza Italia, che ieri dopo una vita di fede ha annunciato il suo abbandono della Chiesa cattolica. Motivo? La tutela della famiglia naturale “avendo capito – parole sue, gerundio passato incluso – che la Chiesa cattolica è sempre meno integralista e sempre più tollerante”. In pratica ce l’ha coi gay che, qualche giorno fa, aveva definito “malati da traumi”.
(…)
Incurante della potenzialità scismatica del suo ragionamento, il probo consigliere fissa due cardini storici: la mozione del consiglio comunale per istituire una festa della famiglia naturale e la risoluzione definita “granitica” approvata dalle Nazioni Unite “al Palazzo di vetro di New York” per la protezione della medesima famiglia naturale. E poco importa se nella foga, Figuccia (che pure in tema di questioni sessuali ha un cognome che lo aiuta) ha confuso la sede centrale dell’Onu con il Consiglio per i diritti umani della stessa organizzazione che si trova a Ginevra: Svizzera o Stati Uniti che siano, la crociata contro l’atto impuro s’ha da fare e Dio ci assista. Perché è l’atto impuro, nella teoresi figucciana l’insano nido del peccato. Nel suo comunicato stampa, il Probo si mette a nudo nell’anima per testimoniare di quando da giovane si metteva a nudo nel gabinetto, e rivela: “Ai tempi della prima comunione, quando mi andavo a confessare, la prima domanda che mi rivolgeva il prete era se avevo commesso atti impuri e scattava subito la penitenza”.
Chissà se lo scismatico Figuccia saprà dare risposta a uno dei più grandi dilemmi della fede: la masturbazione mentale è un atto impuro?

C’è un buco nel secchio

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C’è un gran chiacchiericcio sulle secchiate di acqua fredda per beneficenza promessa. Come ogni moda – perché di moda ormai si tratta – il fenomeno attira l’attenzione di complottisti, esibizionisti, e nemici della contentezza. I primi intravedono in quei gesti bagnati lo spettro di una trama internazionale che attraverso il secchio si propaga sino alle radici del nostro sistema politico, innescando una letale reazione a catena che porterà nell’ordine: a) alla dittatura di Renzi; b) all’estinzione del M5S; c) alla vita eterna di Razzi.
I secondi, gli esibizionisti, pur di veder elencato il loro video tra quelli di vip e star bagnati, si farebbero gavettoni di piscio rancido, tanto la puzza sui social network non si sente.
I nemici della contentezza infine decretano il fallimento aprioristico di ogni minima intenzione: che sia secchiata o semplice donazione asciutta, l’importante è lamentarsi, rimpiangere un tempo in cui le cose andavano diversamente (e loro si lamentavano lo stesso), maledire ciò che è nuovo, invecchiare di rughe imbronciate.
Difficile trovare qualcuno che prenda la cosa per quella che è, una minchiata passeggera a fin di bene.

Il padrone di Mondello

Gianni Castellucci

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Attira antipatie e grane giudiziarie in ugual modo. Combatte solo contro tutti, che siano presidenti di circoli nautici, assessori comunali, gestori di bar, deputati regionali, sindaci, ristoratori, vigili urbani, parroci. Il più delle volte vince, raramente convince. È ufficialmente consigliere delegato, ma generalmente lo si definisce patron, in quanto poco consigliere e molto padrone.
Eppure Gianni Castellucci, il vero unico proprietario di Mondello, afferma di aver sempre guidato la sua società “nello interesse della popolazione palermitana”, come scritto nell’atto di concessione, datato 1909, delle terre del demanio al Comune di Palermo per la successiva vendita a Les Tramways de Palerme, madre dell’attuale Italo Belga. Segue »

Leggere con moderazione

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Oggi i lettori renziani di Repubblica rischiano l’overdose.

Felicità da sfogliare

Si legge poco, è un dato di fatto. Ma è dai libri che si deve ripartire. E’ attraverso i libri che nei secoli gli uomini e le donne si sono conosciuti, ritrovati, amati. I libri sono storie d’amore, effimere o per tutta la vita.

Fabrizio Piazza, libraio, su diPalermo traccia la via per una felicità da sfogliare.

Sim sala bim

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Web, la figuraccia della Regione Sicilia

Figuraccia nel webUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.
Il flop è flop, ma se è annunciato diventa disastro. E dopo un disastro, ci sono tre fattori da considerare: lo scenario, le vittime, i colpevoli.
La figuraccia dell’assessorato regionale alla Formazione, che ha deciso di assegnare via web duemila tirocini ai giovani senza riuscire a metter su un portale in grado di reggere la prova, è in qualche modo inquadrabile in una categoria di disastri: quella di un sistema pubblico inadeguato e incompetente.
Lo scenario è quello di un’amministrazione che fa i conti senza l’oste, avara di lungimiranze e inguaribilmente prodiga di promesse. Se ci si imbarca in un progetto da terzo millennio – anche se l’ambito informatico della Regione rievoca più il crudele HAL 9000 di “2001 Odissea nello spazio” che la moderna onnipotenza dei computer de “Il quinto potere” – bisogna innanzitutto viverci nel terzo millennio. Segue »

I Feel Good

Le righe che seguono non sono per i tristoni, per i nemici della contentezza, per i ladri di emozioni e per gli apatici.

Dal 28 al 31 agosto tra Abano e Montegrotto Terme c’è un appuntamento col vivere bene, con la curiosità dell’ottimismo (e viceversa). Scrittori, medici, psicologi, artisti, imprenditori e atleti si confrontano e si raccontano al Feel Good Festival.
Diretto da Eliana Liotta, il festival sarà un coro di voci diverse e interessanti: da Candida Morvillo ad Antonino Di Pietro, da Selvaggia Lucarelli a Stefano Zecchi, da Raffella Calandra a Stefano Bartezzaghi, da Paolo Veronesi a Uri Caine. E questi sono solo alcuni degli ospiti.
Insomma, roba da fare un biglietto d’aereo subito. Ci sarà anche il tenutario di questo blog, per una chiacchierata pubblica (il 28, alle 21 nella piazzetta del Bar Casara di Abano) con l’arrampicatore Maurizio Zanolla, meglio conosciuto come Manolo.
Ci vediamo lì.

L’arte di trasformare i rifiuti in stipendi

RIFIUTI PALERMOUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Voi non ci crederete, ma a Palermo l’immondizia non esiste. Quella che vedete lungo le strade, nei parchi urbani, ai piedi dei monumenti non è spazzatura, ma un simbolo di ricchezza, un simulacro di opulenza. Non si spiegherebbe altrimenti la passione con cui molti palermitani si dedicano all’accumulo pubblico di questa risorsa: si sporca perché qualcuno raccolga, in un circuito virtuoso in cui la mano che getta la cartaccia per terra sta in realtà garantendo il posto di lavoro di chi dovrà raccoglierla. In questo quadro di perfetta cooperazione sociale che vede il cumulo di sacchetti puzzolenti come luogo di congiunzione tra domanda e offerta, non c’è da stupirsi se il servizio che deve garantire la gestione dei rifiuti a Palermo ha un costo elevato. Anzi il più elevato d’Italia, 207 euro pro capite contro 158 della media nazionale. Qui si lavora di fino, mica si scherza.
Ve l’immaginate una città finalmente pulita? Migliaia di ramazze orfane, la crisi di astinenza da emergenza ambientale (il fumo del cassonetto dà dipendenza come quello di tabacco e però costa meno), il crollo dell’ideologia madre dell’Amia (“grazie ai rifiuti si mangia benissimo, specialmente all’estero”).
No, la nuova bolletta che i palermitani dovranno pagare per lo smaltimento dell’immondizia non è affatto salata se si considera anche l’attenzione con la quale la Rap si deve occupare della cosiddetta differenziata: il cittadino che deve tenersi in casa per una settimana carte, cartacce, cartoni, plastica, metalli, tipo soggetto affetto da sindrome di accumulo compulsivo, non si distacca così facilmente dalle sue cose. E lì interviene l’operatore ecologico all’avanguardia, un po’ psicologo e un po’ amicone, che quelle cose gliele lascia lì, davanti all’uscio, così fetidamente rassicuranti.
(…)
Da Cartesio ai giorni nostri, una nuova certezza indubitabile si fa largo tra la preziosità del maleodorante e il valore del provvisorio. Lì dove un tempo si inorridiva, oggi si gioisce. Vomito ergo sum

 

Artigianato (musicale) di pregio

I Pomplamoose fanno i migliori video finto-artigianali del web.

 

Se il web fa arrossire la Sicilia

Oasi delle pergoleUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Certe vergogne siciliane hanno un problema di datazione: prima dell’avvento del web; dopo il web ma prima dei droni (detta anche Era di Mezzo); dopo i droni. La questione non è di poco conto e per capirne la reale portata serve qualche esempio.
Siamo in territorio di Realmonte, che per praticità di narrazione scegliamo come Comune ideale per raccontare di scempi ecologici e di tempi di reazione. Segue »

Francesca Pascale for president

Francesca PascaleSu Repubblica, Carmelo Lopapa ha raccontato come i nuovi equilibri di Forza Italia siano messi a dura prova da Francesca Pascale e dalla sua esuberanza domestica. È un affresco illuminante per capire il passaggio, o forse è meglio dire il trapasso, di FI da partito azienda a partito fazenda.
Un tempo le sorti di un sodalizio politico che incanta milioni di italiani si decidevano nello studio del grande capo, in seguito la situation room si spostò nella sua camera da letto, oggi i grandi giochi si fanno invece nel tinello. Non invidio il cronista che per raccontare al Paese il travaglio di una coalizione politica, è costretto a spremere le sue fonti non in parlamento bensì in cucina, giacché i nuovi attriti tra la Pascale e Berlusconi pare siano dovuti al licenziamento da parte di lei di una cuoca considerata più fedele di Marcello Dell’Utri. Ma sono tempi bui per l’ex Cavaliere e se i guai non arrivano da qualche pm comunista, magari un paio di stilettate se li prende dalla convivente. Della serie, dal pugno chiuso dei compagni al pugno e basta della compagna.
Tuttavia c’è poco da sorridere perché anche nella sua flautata agonia, Forza Italia si conferma un grande punto interrogativo della storia italiana. Facciamocene una ragione: se una ragazzotta come la Pascale riesce a passare dai ritocchi alla lista della spesa alla stesura dell’agenda politica nazionale, è segno che c’è un male incurabile nel nostro sistema. Dovevamo capirlo prima, la prevenzione è la migliore forma di cura. E invece ci scherzavamo su. Quando si parlava dei fagiolini a ottanta euro al chilo sghignazzavamo incoscienti, e non sapevamo (capivamo) di essere come la famosa lumaca di Pirandello che gettata sul fuoco sfrigola e pare ridere. Invece muore.