Fantascienza, altro che politica

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Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Piccole certezze che crollano. L’Ars non è il regno dei privilegi, ma quello della fantascienza. Gli scampoli d’inchiesta sulla contabilità dei gruppi parlamentari regalano infatti bagliori di emozione che rimandano più ai raggi B vicino alle porte di Tannhäuser, che alle furberie dell’onorevole di turno che predica così così e razzola a scrocco.
Perché è fantasia pura quella del deputato che compra 14 cassate coi soldi pubblici nel bar di cui è pure socio, realizzando così una mirabile sintesi tra interesse privato e interesse privatissimo. E non è da meno la pulsione culturale di un altro parlamentare regionale che lascia galleggiare parole come “amore perfetto”, “diario di un seduttore”, “coperchio del mare” su un prezioso foglietto che non è missiva di passione e sentimento, ma semplice scontrino fiscale di libri che non pagherà lui.
Che ci volete fare, il contribuente bue non ha la sensibilità giusta e magari si arrabbia. Mentre dovrebbe ammutolire, estasiato, davanti al colpo di teatro di un deputato che se gli mancano gli spiccioli per pagare le bollette o – anima nobile – per regalare i fiori alla moglie, i soldi non li chiede all’amico o al vicino di scrivania come fanno tutti i comuni mortali, ma se li fa anticipare dal “contributo portaborse” del partito, cioè da tutti noi che non siamo né suoi amici né, purtroppo, suoi colleghi.
Tutto è gioiosamente futuristico nell’astronave dell’Ars, dove è meglio l’uovo oggi e pure la gallina domani. (…)
Loro, gli eletti, hanno già superato i bastioni di Orione e sono oltre. Impavidi. Fuori dal mondo.

Ecco perché il M5S è indispensabile

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Sulla home page del sito del Movimento 5 stelle di Palermo campeggia una frase di Buckminster Fuller: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”. Tutto si può contestare ai grillini, tranne di non aver fatta propria questa massima.
La sconfitta elettorale suggerisce, anzi impone, al Movimento di cambiare modello, perché la realtà si è appena rifatta il look restituendo con gli interessi quei “vaffa” che aveva assorbito in anni di appassionate contestazioni. Che sia la strada del dialogo all’Ars o quella di una degrillizzazione dell’enclave siciliana, con toni meno aspri e maggior esercizio di relativismo politico in ossequio al fatto che siamo sempre nella terra di Pirandello, poco importa in questo momento. Ciò che è giusto analizzare è il motivo per cui il Movimento – che piaccia o no – è ormai fondamentale per questa terra.

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Lettera aperta al Movimento 5 stelle

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Cari amici del Movimento 5 stelle,
certe sconfitte sono come gli antibiotici, vanno prese anche se fanno male alla panza perché in fondo servono a qualcosa. Il vostro movimento non è come altri partiti di cui si potrebbe fare a meno, voi siete giovani, nuovi (acerbi), onesti. Pensate alla differenza che passa tra il M5S e un partito a caso, Forza Italia, e ritenetevi fortunati a vivere in un contesto in cui contate come persone, col vostro entusiasmo e con la vostra forza creativa.
Avete fatto molti errori.
Schematicamente: avete dato alla Rete un ruolo che andava filtrato e che invece ha finito per chiudervi in un’illusione; non avete saputo imbastire un programma semplice e accattivante, ruffiano se vogliamo, fatto di piccoli passi; avete cantato vittoria quando bisognava fare gli scongiuri; avete peccato di grillismo poiché di Grillo ce ne è uno solo e imitarlo, in Parlamento o in tv, è solo fumo negli occhi di chi crede(va) in voi; non vi siete lasciati consigliare da menti esterne, da cervelli indipendenti che avrebbero potuto risvegliarvi da quell’ombelichismo che vi contraddistingue; avete dato molto, ma avete capitalizzato pochissimo; siete stati un ottimo esempio ma pessimi maestri, quasi che spiegare e rendere conto siano attività da vecchi.
Insomma avevate un bel giardino fiorito, e ora siete assediati dall’erba secca.
Ma non tutto è perduto. Innanzi tutto perché non ripartite da zero, ma da una posizione di tutto rispetto nel cuore degli italiani. Secondo, perché, come Beppe Grillo ha mostrato al mondo ieri, avete saputo accettare la sconfitta. In un Paese in cui, da quarant’anni ci si proclama vincitori sempre e comunque anche se si è con l’acqua alla gola, trovare qualcuno che dica “ok, abbiamo perso” è un buon segno. Terzo, perché in Italia servono più soldati che generali, più sentinelle che burocrati, più vedette che strateghi.
Il Movimento 5 stelle, a mio parere, può essere un grande partito – sì, partito – di opposizione, in una nazione che odia i controlli, detesta i doveri, ama i furbi e si nasconde dietro il primo segreto che incontra. Servono occhi aperti, persone affidabili, giovani accesi e non lobotomizzati dalla promessa di una passerella o di una comparsata in tv. Ecco perché dovete smetterla di rompere i coglioni con le grillaggini e diventare adulti.
Io, anche se non vi ho votati, conto su di voi.

Dare dell’idiota a chi lo è

Senza titolo

Renzi e renzismo, reloaded

Qualche mese fa scrissi perché era giusto che Renzi ci provasse, anche in nome e per conto di chi lo osteggia. Mi pare giusto sottoporre nuovamente al vostro giudizio questa riflessione.

Leghista in mare

leghista in mare

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

“Tutto bene, siamo tornati”, scrive su Facebook il leghista Angelo Ciocca, postando una foto di lui con cinque aspiranti naufraghi, disoccupati e rintronati.
(…)
Ciocca è stato il protagonista di una provocazione mancata che però non ha mancato l’obiettivo. Il candidato alle europee della Lega Nord era salpato l’altro ieri da Lampedusa, assieme a cinque disoccupati, alla volta della Tunisia per contestare le “politiche passive di clandestinità” dell’Europa. Con lo slogan “mare vostro” tentava insomma di scardinare, con la consueta sobrietà leghista, il concetto ormai democraticamente desueto di accoglienza degli immigrati. Ma dopo poche ore di navigazione il “mare vostro” si è incazzato e ha costretto l’imbarcazione battente bandiera padana a tornare da dov’era partita. Missione fallita? No di certo. Il fallimento è infatti solo apparente giacché il merito, del tutto involontario, di Ciocca è quello di aver dimostrato che il mare è di tutti e la disperazione di pochi. La ricerca di un porto sicuro, anche come metafora, deve essere garantita a chiunque e non soltanto a un politico che riesce a far parlare di sé persino nel giorno di silenzio della campagna elettorale. Pensate a un Ciocca affamato, e non pasciuto come appare nelle foto, respinto a cannonate mentre vomita le budella. Pensate a un Ciocca infreddolito, e non infagottato nel Gore-tex, che torna nella sua landa di fame e non nell’hotel dove lo attendono doccia e risottino alla marinara. Ecco, pensate a un Ciocca di questi e ringraziatelo per avervi ricordato senza volerlo a cosa serve un’operazione umanitaria.

Dare dell’idiota a chi lo è

vaffanculoHai detto vaffanculo?

Masterchef a casa mia

Cucina

Dani all’annuale workshop (francese) di cucina della nostra amica Mara

Quando, diversi anni fa, mia moglie che non era ancora mia moglie si avvicinò ai fornelli nella cucina di una casa che non era ancora la nostra casa, chiese se nell’acqua delle uova che aveva messo a bollire ci andava il sale oppure no.
Oggi lei cucina tre pietanze in contemporanea, sforna dolci complicati, si documenta, studia, va a consulto da mia madre cuoca di indiscussa fama familiare, adora il turismo enogastronomico e, soprattutto, quando ci sono io ai fornelli mi ronza intorno col ditino teso. E’, insomma, la dimostrazione che una passione quando ti prende, fa miracoli.
Non è sempre così, ovviamente.
Ci sono passioni che se ti saltano addosso, ti azzoppano. Esempio personale: giochi di palla. Quando sono con i miei amici, mi piace prendere a calci un Super Santos, ma finisce sempre che il gioco si interrompe per colpa mia perché ho mandato il pallone a mare, su un albero, dietro una cancellata o comunque in un posto che è drammaticamente lontano dal terreno di gioco. Perché a calcio sono scarso, tutto qui (lo stesso discorso vale per pallavolo, basket, eccetera).
Tornando alla passione di mia moglie per i fornelli, credo che il segreto dei suoi progressi sia tutto nella sapiente miscela tra amore e spirito di competizione, due forze che teoricamente dovrebbero essere vettorialmente opposte. In realtà, chi ama compete con maggior passione se l’obiettivo è vincere una gara in cui l’avversario è un suo alleato: in una famiglia, se si cucina in due, si mangia meglio.
Niente a che vedere col calcio. Lì il mio spirito di competizione si miscela con un altro sentimento: l’odio dei miei amici che per colpa mia non riescono a concludere mai una partita.
Quindi cucino benino, ma dribblo malissimo. Inutile dirvi che mia moglie ha un controllo di palla migliore del mio. Ora che ci penso: dovrò mica sospettare di qualche amico?

Ed è così che tutti sudati abbiam saputo di quel fattaccio

Prima che Giorgio Faletti diventasse uno scrittore sopravvalutato, era un artista di una certa sensibilità. La sua “Signor tenente” mi sembra un buon modo per onorare la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi esattamente ventidue anni fa.

Il sindaco che oscura se stesso

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Agrigento, campagna elettorale. Il sindaco Marco Zambuto si candida incolpevolmente alle Europee. Il primo cittadino però – come fa notare Michele Lo Chirco autore della foto e artefice della segnalazione a questo ufficio – è anche il censore di se stesso, in quanto i manifesti sono contro legge. Insomma, Zambuto affigge e Zambuto sconfigge, Zambuto ostende e Zambuto nasconde. Chi la spunterà?

Amministrare a metà

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.
E’ la “maledizione della metà.” Se il Comune di Palermo annunciasse, chessò, un giorno di pizza gratis per tutti, state sicuri che la metà dei palermitani rimarrebbe digiuna. E non si tratta di errori di valutazione come qualche maligno vorrebbe insinuare, ma di iatture, di convergenze astrali, di equivoci o, addirittura, di sabotaggi. L’assessore alla mobilità Giusto Catania aveva promesso che domenica scorsa la Favorita sarebbe stata finalmente chiusa al traffico. Truppe di cittadini, attirati dal miraggio di “una giornata di cultura e sport” si sono precipitane a piedi all’ingresso principale, quello di piazza Leoni ma hanno rischiato di essere arrotate. Perché non avevano fatto i conti con la maledizione: Favorita mezza chiusa al traffico e mezza aperta ai cittadini. Segue »

Il nostro caro Massimo

Massimo Caminita

Massimo Caminita era un musicista che a noi ragazzini, strimpellatori e invadenti, ci faceva sognare. E poi era un amico, fratello di cari amici, figlio di una mamma che ci aveva adottati in blocco, noi, gli amici dei suoi figli. Quando se n’è andato, ci abbiamo messo un bel po’ di tempo per abituarci alla sua assenza, e molti non ci sono riusciti neanche dopo anni.
Non la voglio fare lunga perché certe cose mancano solo a chi le conosce, come le sigarette o un buon bicchiere di vino.
Però una cosa la voglio dire.
Senza Massimo, il nostro mondo ha perso un po’ di musica e un po’ di buonumore.
Buon compleanno, caro.

La vera infelicità dei finti felici

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Si riconoscono perché sono dappertutto nel web, occupando ogni bacheca, salendo su ogni strapuntino dei social, aggrappandosi all’ultimo messaggio di posta elettronica. Sono i primi della mattina e gli ultimi della notte, danno il buongiorno e la buonananna in monologhi monosillabici spesso comprensibili solo a loro.
Tu magari non conosci nessuno di loro personalmente, ma leggendoli capisci subito qual è il loro tormento, ti rendi conto della prigione invisibile dentro la quale perdono il loro tempo. Sprizzano allegria quando non c’è niente da ridere e ballonzolano scribacchiando soddisfatti quando chiunque altro al posto loro si prenderebbe un paio di goccine e andrebbe a farsi un pisolino.
La loro sintassi è piena di parole forzatamente allungate, tipo bellooooo, gronda di emoticons senza alibi e ostenta un’ipertrofia di punti esclamativi. E poi è la quantità che li tradisce. Queste persone sono sempre oltre misura. Scrivono o chattano o postano a raffica tradendo un distacco grottesco dalla vita reale. Se si trovano in difficoltà non chiedono aiuto, ma si vantano della propria forzata indipendenza. Se si trovano in situazioni potenzialmente idilliache fingono di essere beati, e si capisce che preferirebbero essere infelici ma in compagnia.
La solitudine è il loro vero nemico, ma non è il loro vero problema.
Sono i finti felici, sono tutti quelli che si trovano nel posto sbagliato o giusto senza la persona giusta, tutti quelli che non ammettono di essere scontenti e simulano soddisfazione, tutti quelli che fanno finta di ricominciare e invece per debolezza non hanno ancora avuto il coraggio di mettere una pietra sopra. I finti felici, poveri loro, ci raccontano quel che si raccontano: una storia sbagliata, dal finale truccato.
Solo che noi tutti – felici o infelici, ma veri – abbiamo pietà di loro. Loro non hanno nemmeno pietà di se stessi.

Serie tv, tutto quel tempo trascorso sul divano

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Quanto tempo si passa davanti alla tv per gustarsi una serie di successo? La Nielsen ha fatto il calcolo. In pratica solo per 24 e Lost qui a casa Palazzotto siamo rimasti imprigionati per dieci giorni.

Europee, l’importante è stupire

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Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Quello che mediaticamente ha la strada in discesa è Giovanni La Via del Nuovo Centrodestra. Con un cognome che è quasi un calembour perpetuo, “la via per l’Europa” è facile da indicare, almeno a giudicare dalla sua pubblicità elettorale. Quello che dovrà faticare di più è invece Antonio Mazzeo di Bronte, candidato alle Europee per la Lega Nord, semisconosciuto al web e per di più oscurato per presenza mediatica da un suo omonimo, Antonio Mazzeo di Messina, ecopacifista in corsa con la lista Tsipras.
Manifesti (pochi), siti internet (qualcuno), account Facebook (moltissimi): in Sicilia la campagna elettorale per le prossime Europee sonnecchia tra citazioni maccheroniche, videoclip grotteschi e piccoli incidenti diplomatici. Segue »