Quel che resta di un incidente

di Liana Mistretta

Qualche migliaio di euro di danni alla mia auto, per essere precisi 4.387, OK pagherà tutto l’assicurazione, avevo pienamente ragione.
Una vertebra del collo rotta, OK guarirò in un mesetto, anche per questo danno verrò risarcita.
Progetti di lavoro e personali andati a monte, pazienza, penso che poteva andarmi peggio.
Ma la rabbia per quel che mi è successo 2 giorni fa sulla Flaminia, dove ho avuto l’incidente, non so se mi passerà facilmente. Segue »

Il fossato

berlusconi-bersani

C’è qualcosa di inesorabilmente antico e di tremendamente irritante nella maniera in cui Bersani e Berlusconi, e non solo loro, scandiscono i tempi della crisi della politica italiana. E’ come se tra noi cittadini – preoccupati e incazzati – e loro politici – furbetti e ridanciani – il fossato si allargasse sempre di più, divenendo prima fiume e poi lago e riempiendo una distanza che solo coccodrilli e altre bestie feroci possono costringerci ormai a mantenere. E’ infatti ormai chiaro che tra un qualunque lavoratore onesto di questo Paese e un Bersani o un Berlusconi, si è marcata la differenza cruciale: da un lato l’urgenza di avere risposte, dall’altro l’inadeguatezza a fornirle. A rendere tutto tristemente esilarante c’è poi questa gara a chi è più nuovo, a chi esibisce la migliore verniciatura, a chi si è inventato prima risolutore di problemi.
Bersani e Berlusconi sono le due facce toste di una medaglia fasulla, personaggi che non distinguono una trattativa politica da un giro nei giardinetti. Mentre la casa brucia, anziché sbracciarsi con gli idranti stanno lì a mostrare muscoli che non hanno litigando su chi debba riscuotere l’eventuale polizza assicurativa dell’immobile.
Dicono di voler salvare l’Italia, quando l’esigenza più urgente è che l’Italia si salvi da loro.

Il giorno in cui morì il commercio

Oggi su la Repubblica.

L’ultimo negozio è morto perché a causa della nuova TaSC (Tassa Saracinesche Chiuse), il titolare pur di risparmiare aveva lasciato tutto aperto anche di notte: e siccome vendeva abiti usati, la merce più richiesta al giorno d’oggi, l’indomani mattina non ha trovato più nulla e ha dato fuoco al locale per riscaldarsi. Palermo, anno 2019, è inverno meteorologico e sociale. Strade semideserte e un’infinita sequela di locali vuoti, vetrine rotte, insegne cadenti. Lì dove c’era un bar, ora c’è una comune di ex impiegati di banca. Nello scheletro di quella che era una boutique di lusso, quattro vecchi giocano a scopa seduti su poltroncine di similpelle che un tempo accoglievano culi à la page. Su un marciapiede di via Ruggiero Settimo un clochard cerca di vendere quel bracciale d’oro che è l’ultimo legame alla vita di un tempo, quando lui era un gioielliere e il mondo girava nel verso giusto: fa freddo, deve comprarsi una coperta e il bracciale non scalda nemmeno con la forza della nostalgia. Segue »

Magie e sortilegi del crociato Crocetta

Crocetta-Templare

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Dovevano essere riflettori, saranno lampadine. Le luci accese dal governatore Rosario Crocetta su un governo che doveva essere di star, non illumineranno un palco ma semplici scrivanie. E non che la cosa dispiaccia visto che si rischiava di avere un neo neo-assessore – Antonio Presti – che si dichiarava “assessore di me stesso” votato alla “politica della bellezza”, giacché in queste lande servono assessori e basta, votati alla politica e basta. Presti ha preferito non essere causa di altre notti insonni di Crocetta, che già con Battiato aveva rischiato l’esaurimento, e ha tolto il disturbo ancor prima di fare il suo ingresso.
Magie del crocettismo, con uno schiocco di dita si è materializzata la soluzione. Che era proprio lì a portata di mano. Il governatore ha alzato il telefono e manco l’interurbana ha dovuto fare, anzi manco una chiamata urbana. Ha chiamato il numero interno della sua segretaria, l’ha convocata e l’ha fatta assessore al Turismo. Chiunque altro, nell’universo conosciuto, avesse partorito una nomina con tale disinvoltura, sarebbe stato bollito vivo nel pentolone del malcontento pubblico. Crocetta no, perché in quel pentolone sa come rimestare ed è difficile che il cuoco cada nella padella.
Anche nel dopo Zichichi si è assistito a un incantesimo. L’ex neo-assessore ai beni culturali, più attratto dai raggi cosmici che dai legni di Palazzo dei Normanni, è stato causa di momentaneo imbarazzo: dalle stelle allo stallo, il governatore si è ritrovato con un pugno di particelle subnucleari in mano e una figuraccia da far dimenticare. E lì il colpo di genio, anzi di bacchetta magica: chi può essere il degno sostituto di uno scienziato con la testa tra le nuvole (non solo metaforicamente)? Semplice, una persona coi piedi per terra, talvolta anche con le mani e le ginocchia: un’archeologa, Mariarita Sgarlata.(…)
Fotomontaggio di Giuseppe Giglio per dipalermo.

La più marocchina di tutte le egiziane

Ruby Rubacuori protesta a Milano

Riassumendo. C’era una ragazza marocchina che la sera del 27 maggio 2010 era stata accompagnata in questura in quanto sospettata di furto e senza documenti addosso. La ragazza era minorenne e abitava a casa di una prostituta brasiliana, la quale quella sera pensò bene di chiamare l’allora presidente del consiglio per avvertirlo dell’increscioso contrattempo. Questi non esitò un attimo, una minorenne che vive con una prostituta va aiutata comunque, specie se – come lui stesso disse – si tratta della nipote di Mubarak, e telefonò subito al capo di gabinetto della questura per chiedere che la ragazza fosse affidata a una consigliera regionale anziché, come prevede la legge, a una comunità per minorenni. Così avvenne e la giovane sfortunata finì tra le braccia della premurosa esponente politica.
Sette mesi dopo l’ex presidente del consiglio finì indagato dalla procura di Milano per concussione, per aver approfittato della sua carica di premier per esercitare una pressione indebita sui funzionari della questura al fine di coprire il reato di prostituzione minorile: la ragazza sfortunata infatti non era sconosciuta all’allora premier poiché avrebbe partecipato, con l’esponente politica premurosa, ai festini che si svolgevano nella famosa villa dell’illustre politico. Non gratis, s’intende.
Il 15 febbraio del 2011 l’ex premier venne rinviato a giudizio. Se esistesse il reato di eccesso di panzane sarebbe stato costretto a dichiararsi colpevole, ma siccome proprio quel reato nei codici non c’è, il premier pochi mesi dopo fece approvare alla Camera e al Senato un conflitto di attribuzione in cui si sanciva che la ragazza sfortunata era la nipote di Mubarak pur non essendolo e pur essendo marocchina e non egiziana.
Il 3 ottobre 2011 nello stesso filone di inchiesta vennero rinviati a giudizio la caritatevole consigliera regionale, il direttore del TG4 e un importante talent scout. La accuse: induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
Riassumendo, ieri la sfortunata ragazza marocchina – sospettata di furto, favorita da un premier, indicata dai magistrati come prostituta, partecipante a notti magiche non a titolo gratuito, oggi animatrice di serate in discoteca non a titolo gratuito e personaggio di copertina non a titolo gratuito – ha inscenato una protesta davanti al palazzo di giustizia di Milano prendendosela coi giudici e con la stampa che la violenta. Probabilmente perché non pagano.

Bum

Senza titolo

Dopo la minaccia di un attacco nucleare della  Corea del Nord agli Stati Uniti è utile sapere chi ha armi nucleari nel mondo e chi ha fatto del nucleare solo uno strumento di propaganda. La cartina della CNN è una buona guida per cominciare a capire.

Amici miei

Foto di Daniela Groppuso

Foto di Daniela Groppuso

Sono un po’ in difficoltà perché vorrei scrivere di una cosa personale e lieta, ma non mi viene semplice nonostante sia abbastanza abituato a scribacchiare.
Vado dritto al punto e cerco di farla breve.
Alcune persone si arrendono al fatto che le amicizie invecchiano. Costoro sfogliano le pagine della vita cercando di mandare a memoria i momenti presenti per evitare poi di tornare indietro a rileggere.
Altre persone, molto fortunate, invece hanno amicizie solide e antiche. Loro le pagine della vita amano leggerle ad alta voce, tornando indietro spesso per assaporare concetti cruciali.
Io sono uno di questi.
Perché ho un manipolo di amici, sempre gli stessi, che frequento da 35 anni (e passa, per alcuni). Alla fine degli anni Settanta eravamo un gruppo e lo siamo ancora oggi, con gli stessi codici, gli stessi ruoli, le stesse tare caratteriali. Un gruppo che fa il suo mestiere di gruppo, ombelichista e autocelebrativo, ma che non ha mai chiesto il pedigree ai nuovi arrivati. Anzi, li ha valorizzati se meritavano: altrimenti li ha cacciati via a calci in culo. Le mogli, i mariti, i figli sono automaticamente diventati le nostre mogli, i nostri mariti e i nostri figli in un turbine di affetto fisico e rumoroso che è la cifra di questo lungo sodalizio. Perché a noi piace abbracciarci, baciarci, suonare, imboccarci a tavola, sederci in due su una sedia, parlare a voce alta, lottare come i bambini in spiaggia, ascoltarci, godere dei successi dell’altro, commuoverci per una canzone o cantare per non commuoverci.
Nei miei amici non ho mai intravisto un accenno di invidia, ma solo gioia nella condivisione. Le loro spalle le conosco tutte, benissimo, perché talvolta è stato importante appoggiarsi.
So che non a tutti capita una fortuna simile. Per questo è bello ogni tanto chiudere la porta del lamentatoio e crogiolarsi tra i doni della buona sorte.
Questo volevo dire.

Da un miliardario all’altro

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Quella voce lì la conosco, è di un povero ragazzo frustrato che deve dire che ha sentito una cosa che non ha sentito per 10 euro a pezzo. È uno sfruttato, si tratta di apprendisti giornalisti.

L’attacco di Beppe Grillo al giornalista Vasco Pirri è la cartina al tornasole della difficoltà di un comico che si è fatto leader di un movimento politico.
Chi conosce Vasco e le sue scelte professionali difficili, nel segno di un’onestà che è intellettuale e oggettiva, sa che le parole di Grillo sono ingiuste. Chi non lo conosce non può che ritenere insensato l’attacco di un neo-leader di partito nei confronti di un professionista che per sbarcare il lunario deve macinare articoli su articoli, consumare suole delle scarpe, rompersi le palle dalla mattina alla sera con surrogati di notizie e veline insopportabili.
Ora quali sono i concetti che Grillo vuole introdurre in un’Italia sciagurata che ormai pende dalle sue labbra? Che se uno guadagna 10 euro a pezzo è un reietto mentre se ne guadagna 1.000 è un genio? Che se uno ha la sciagura di essere sfruttato (non è il caso di Vasco Pirri, naturalmente) diventa automaticamente un lavoratore di serie B? Che l’ordine dei giornalisti deve rivolgersi al M5S per far transitare i giornalisti dal girone di apprendisti a quello di professionisti? Che un precario non è attendibile per questioni genetiche? Che se uno non ha i milioni di Grillo non merita stima?
Un Paese che dipende dagli umori di uno come Beppe Grillo – al quale, lo ripeto e lo ripeterò sino allo sfinimento, ho dato fiducia alle elezioni – è un paese che deve imparare a fare autocritica, come il guru improvvisato al quale ha affidato il suo destino. Io provo a farla qui dicendo che non mi piace un movimento che non distingue i toni da campagna elettorale dalla razionalità delle esigenze istituzionali. Un movimento che non riesce a conciliare onestà e buona volontà con competenza e buon senso è la ruota sgonfia di un’automobile che voleva essere una Ferrari e che invece è un’utilitaria che non si stacca dal parcheggio. Quindi, fatta un’eccezione per i grillini di Sicilia che alla Regione hanno imboccato una via precisa senza i sofismi e gli svarioni dei colleghi che operano nella Capitale, è bene dar voce al timore maggiore: non vorrei che in Italia la follia dello strapotere passasse da un miliardario a un altro.

Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale

La prima canzone che ho ascoltato è stata “Viva la pappa col pomodoro” di Rita Pavone, ma avevo un anno. La prima canzone che ho cantato, ballato e, in cuor mio suonato”, è stata “Vengo anch’io, no tu no” del compianto Enzo Jannacci.

Zichichi, i raggi cosmici e il telefonino di Crocetta

Guardi, ho un grosso problema. Sono sotto terra al Cern di Ginevra e devo individuare con precisione il volo delle particelle subnucleari. Lei pensa che possa preoccuparmi di aver perso il ruolo di assessore? (…) Se Crocetta pensa che lavorare con i raggi cosmici sia non lavorare, dovrebbe rinunciare all’uso del telefonino in quanto è grazie ai raggi cosmici che abbiamo scoperto le leggi dell’elettrodinamica quantistica di cui il telefonino è una delle applicazioni tecnologiche.

Oggi sul Giornale di Sicilia  in una bella intervista di Giacinto Pipitone, Antonino Zichichi spiega perché il suo ruolo di scienziato era profondamente incompatibile con quello di assessore della giunta siciliana di Rosario Crocetta. Colpa dei raggi cosmici.

Io ho visto troie e puttanieri. E voi?

Le troie di Battiato, i puttanieri di Grillo. La politica scopre, con un ritardo pluridecennale, le difficoltà dei facili costumi. Ora tra le vestali di Montecitorio è tutto un rigurgito di indignazione, fioccano le stigmatizzazioni e si aprono i cieli delle scomuniche.
In realtà chi ha un senso dell’ovvio minimamente sviluppato capisce benissimo quali sono i bersagli di quel turpiloquio. Le parole saranno sì pesanti, ma quello che tutti noi abbiamo dovuto digerire in questi anni di prostituzione politica – perché di questo si è trattato e sfido chiunque a dimostrare il contrario – non è roba da poco. Ci siamo dimenticati delle carriere di certe parlamentari che prendevano la rincorsa dalla camera da letto del capo? O dobbiamo sorvolare sui curriculum di altre showgirl, ballerine, calendariste e agitatrici di tette a scrocco, per atterrare nella realtà o ai suoi confini?
Le troie e i puttanieri nel nostro Parlamento ci sono stati, e pure senza preoccuparsi di non dare nell’occhio. Chi dice che non ciò è vero, è in malafede (o rientra nelle categorie succitate).

Formiglisti e travaglisti, cosa rimarrà?

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Ho seguito ieri Piazzapulita con l’intervista a Pietro Grasso non tanto perché mi interessavano le ragioni del neo presidente del Senato (sono sempre stato convinto della sua buona fede e della correttezza del suo operato) quanto perché volevo comparare due metodi giornalistici molto in voga: il formiglismo e il travaglismo.
Corrado Formigli è scattante e nodoso quanto Marco Travaglio è rilassato e appuntito. Il primo saltella, interrompe, desume e ammicca nervosamente. Il secondo si spalma sulla sua tesi, sorride acido, gioca di appostamento. Formigli inoltre dà l’impressione – l’impressione, ripeto – di non capire proprio tutto quello che dice, ma del resto il giornalismo è anche l’arte di raccontare ciò di cui non si sa niente. Travaglio invece non si cura affatto di sapere tutto quello che c’è da sapere su un evento o su un personaggio: lui ha il suo presupposto, il suo punto di partenza vero o falso che sia e nulla lo sposterà dai suoi binari. Qui va ribadito che l’ho spesso apprezzato per i suoi articoli e i suoi interventi televisivi. Però ciò non vuol dire che abbia il mio incondizionato assenso. Ad esempio non mi è piaciuto il suo sottrarsi al confronto con Grasso. Ma probabilmente sul faccia a faccia Travaglio non è ferrato, come ha dimostrato la figura rimediata (da lui e da Michele Santoro) nell’ormai tristemente nota puntata di Servizio Pubblico con Silvio Berlusconi.
Riassumendo.
Formiglismo, ovvero il botta e risposta con poche botte.
Travaglismo, ovvero il botta e risposta senza risposte.

L’interventismo di Crocetta

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Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

La macchina pubblica pulita è bellissima. Il governatore Rosario Crocetta ha deciso di stanare i fannulloni, i parassiti e i disonesti dagli uffici regionali ed ha avviato da mesi una rotazione di personale per evitare incrostazioni e tagliare pericolose sacche di privilegio. Solo che adesso molti uffici si ritrovano paralizzati perché sguarniti o pieni di lavoratori non idonei.
Quindi sì, la macchina pubblica pulita è bellissima, a patto che funzioni però.
La situazione di stallo che rischia di offuscare sul piano amministrativo quello che in politica viene celebrato come “modello Sicilia”, è frutto di una lodevole intenzione e di un’ingenua presunzione. Da un lato la smania interventista di Crocetta è un importante segno di cambiamento nella terra dell’indolenza: lui boccia, solleva, smuove, accusa, trita, mozza, cambia, scaraventa in presa diretta laddove prima si manovrava silenziosamente e si tramava nell’ombra. Segue »

Dell’Utri il furbo

Non sono per le manette a Marcello Dell’Utri, sono per una giustizia che non faccia sconti a furbi e protetti.

La voce del (fratello del) padrone

Senza titolo

Anche oggi l’home page del giornale.it fa un buon lavoro per il fratello del padrone.

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