C’è un buco nel secchio

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C’è un gran chiacchiericcio sulle secchiate di acqua fredda per beneficenza promessa. Come ogni moda – perché di moda ormai si tratta – il fenomeno attira l’attenzione di complottisti, esibizionisti, e nemici della contentezza. I primi intravedono in quei gesti bagnati lo spettro di una trama internazionale che attraverso il secchio si propaga sino alle radici del nostro sistema politico, innescando una letale reazione a catena che porterà nell’ordine: a) alla dittatura di Renzi; b) all’estinzione del M5S; c) alla vita eterna di Razzi.
I secondi, gli esibizionisti, pur di veder elencato il loro video tra quelli di vip e star bagnati, si farebbero gavettoni di piscio rancido, tanto la puzza sui social network non si sente.
I nemici della contentezza infine decretano il fallimento aprioristico di ogni minima intenzione: che sia secchiata o semplice donazione asciutta, l’importante è lamentarsi, rimpiangere un tempo in cui le cose andavano diversamente (e loro si lamentavano lo stesso), maledire ciò che è nuovo, invecchiare di rughe imbronciate.
Difficile trovare qualcuno che prenda la cosa per quella che è, una minchiata passeggera a fin di bene.

Il padrone di Mondello

Gianni Castellucci

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.

Attira antipatie e grane giudiziarie in ugual modo. Combatte solo contro tutti, che siano presidenti di circoli nautici, assessori comunali, gestori di bar, deputati regionali, sindaci, ristoratori, vigili urbani, parroci. Il più delle volte vince, raramente convince. È ufficialmente consigliere delegato, ma generalmente lo si definisce patron, in quanto poco consigliere e molto padrone.
Eppure Gianni Castellucci, il vero unico proprietario di Mondello, afferma di aver sempre guidato la sua società “nello interesse della popolazione palermitana”, come scritto nell’atto di concessione, datato 1909, delle terre del demanio al Comune di Palermo per la successiva vendita a Les Tramways de Palerme, madre dell’attuale Italo Belga. Segue »

Leggere con moderazione

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Oggi i lettori renziani di Repubblica rischiano l’overdose.

Felicità da sfogliare

Si legge poco, è un dato di fatto. Ma è dai libri che si deve ripartire. E’ attraverso i libri che nei secoli gli uomini e le donne si sono conosciuti, ritrovati, amati. I libri sono storie d’amore, effimere o per tutta la vita.

Fabrizio Piazza, libraio, su diPalermo traccia la via per una felicità da sfogliare.

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Web, la figuraccia della Regione Sicilia

Figuraccia nel webUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.
Il flop è flop, ma se è annunciato diventa disastro. E dopo un disastro, ci sono tre fattori da considerare: lo scenario, le vittime, i colpevoli.
La figuraccia dell’assessorato regionale alla Formazione, che ha deciso di assegnare via web duemila tirocini ai giovani senza riuscire a metter su un portale in grado di reggere la prova, è in qualche modo inquadrabile in una categoria di disastri: quella di un sistema pubblico inadeguato e incompetente.
Lo scenario è quello di un’amministrazione che fa i conti senza l’oste, avara di lungimiranze e inguaribilmente prodiga di promesse. Se ci si imbarca in un progetto da terzo millennio – anche se l’ambito informatico della Regione rievoca più il crudele HAL 9000 di “2001 Odissea nello spazio” che la moderna onnipotenza dei computer de “Il quinto potere” – bisogna innanzitutto viverci nel terzo millennio. Segue »

I Feel Good

Le righe che seguono non sono per i tristoni, per i nemici della contentezza, per i ladri di emozioni e per gli apatici.

Dal 28 al 31 agosto tra Abano e Montegrotto Terme c’è un appuntamento col vivere bene, con la curiosità dell’ottimismo (e viceversa). Scrittori, medici, psicologi, artisti, imprenditori e atleti si confrontano e si raccontano al Feel Good Festival.
Diretto da Eliana Liotta, il festival sarà un coro di voci diverse e interessanti: da Candida Morvillo ad Antonino Di Pietro, da Selvaggia Lucarelli a Stefano Zecchi, da Raffella Calandra a Stefano Bartezzaghi, da Paolo Veronesi a Uri Caine. E questi sono solo alcuni degli ospiti.
Insomma, roba da fare un biglietto d’aereo subito. Ci sarà anche il tenutario di questo blog, per una chiacchierata pubblica (il 28, alle 21 nella piazzetta del Bar Casara di Abano) con l’arrampicatore Maurizio Zanolla, meglio conosciuto come Manolo.
Ci vediamo lì.

L’arte di trasformare i rifiuti in stipendi

RIFIUTI PALERMOUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Voi non ci crederete, ma a Palermo l’immondizia non esiste. Quella che vedete lungo le strade, nei parchi urbani, ai piedi dei monumenti non è spazzatura, ma un simbolo di ricchezza, un simulacro di opulenza. Non si spiegherebbe altrimenti la passione con cui molti palermitani si dedicano all’accumulo pubblico di questa risorsa: si sporca perché qualcuno raccolga, in un circuito virtuoso in cui la mano che getta la cartaccia per terra sta in realtà garantendo il posto di lavoro di chi dovrà raccoglierla. In questo quadro di perfetta cooperazione sociale che vede il cumulo di sacchetti puzzolenti come luogo di congiunzione tra domanda e offerta, non c’è da stupirsi se il servizio che deve garantire la gestione dei rifiuti a Palermo ha un costo elevato. Anzi il più elevato d’Italia, 207 euro pro capite contro 158 della media nazionale. Qui si lavora di fino, mica si scherza.
Ve l’immaginate una città finalmente pulita? Migliaia di ramazze orfane, la crisi di astinenza da emergenza ambientale (il fumo del cassonetto dà dipendenza come quello di tabacco e però costa meno), il crollo dell’ideologia madre dell’Amia (“grazie ai rifiuti si mangia benissimo, specialmente all’estero”).
No, la nuova bolletta che i palermitani dovranno pagare per lo smaltimento dell’immondizia non è affatto salata se si considera anche l’attenzione con la quale la Rap si deve occupare della cosiddetta differenziata: il cittadino che deve tenersi in casa per una settimana carte, cartacce, cartoni, plastica, metalli, tipo soggetto affetto da sindrome di accumulo compulsivo, non si distacca così facilmente dalle sue cose. E lì interviene l’operatore ecologico all’avanguardia, un po’ psicologo e un po’ amicone, che quelle cose gliele lascia lì, davanti all’uscio, così fetidamente rassicuranti.
(…)
Da Cartesio ai giorni nostri, una nuova certezza indubitabile si fa largo tra la preziosità del maleodorante e il valore del provvisorio. Lì dove un tempo si inorridiva, oggi si gioisce. Vomito ergo sum

 

Artigianato (musicale) di pregio

I Pomplamoose fanno i migliori video finto-artigianali del web.

 

Se il web fa arrossire la Sicilia

Oasi delle pergoleUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Certe vergogne siciliane hanno un problema di datazione: prima dell’avvento del web; dopo il web ma prima dei droni (detta anche Era di Mezzo); dopo i droni. La questione non è di poco conto e per capirne la reale portata serve qualche esempio.
Siamo in territorio di Realmonte, che per praticità di narrazione scegliamo come Comune ideale per raccontare di scempi ecologici e di tempi di reazione. Segue »

Francesca Pascale for president

Francesca PascaleSu Repubblica, Carmelo Lopapa ha raccontato come i nuovi equilibri di Forza Italia siano messi a dura prova da Francesca Pascale e dalla sua esuberanza domestica. È un affresco illuminante per capire il passaggio, o forse è meglio dire il trapasso, di FI da partito azienda a partito fazenda.
Un tempo le sorti di un sodalizio politico che incanta milioni di italiani si decidevano nello studio del grande capo, in seguito la situation room si spostò nella sua camera da letto, oggi i grandi giochi si fanno invece nel tinello. Non invidio il cronista che per raccontare al Paese il travaglio di una coalizione politica, è costretto a spremere le sue fonti non in parlamento bensì in cucina, giacché i nuovi attriti tra la Pascale e Berlusconi pare siano dovuti al licenziamento da parte di lei di una cuoca considerata più fedele di Marcello Dell’Utri. Ma sono tempi bui per l’ex Cavaliere e se i guai non arrivano da qualche pm comunista, magari un paio di stilettate se li prende dalla convivente. Della serie, dal pugno chiuso dei compagni al pugno e basta della compagna.
Tuttavia c’è poco da sorridere perché anche nella sua flautata agonia, Forza Italia si conferma un grande punto interrogativo della storia italiana. Facciamocene una ragione: se una ragazzotta come la Pascale riesce a passare dai ritocchi alla lista della spesa alla stesura dell’agenda politica nazionale, è segno che c’è un male incurabile nel nostro sistema. Dovevamo capirlo prima, la prevenzione è la migliore forma di cura. E invece ci scherzavamo su. Quando si parlava dei fagiolini a ottanta euro al chilo sghignazzavamo incoscienti, e non sapevamo (capivamo) di essere come la famosa lumaca di Pirandello che gettata sul fuoco sfrigola e pare ridere. Invece muore.

Mangia-banane, la difesa dell’indifendibile

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

C’è solo una cosa più esilarante della goffa caparbietà con la quale Carlo Tavecchio cerca di rimanere attaccato al bracciolo della poltrona di imperatore della Federcalcio, dopo la sua gaffe sui giocatori mangia-banane. Ed è l’appassionata difesa del presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, che usa le parole “vergognoso” e “schifoso” nel giusto ambito, ma sbagliando obiettivo come un arciere strabico. La passione per una vita controcorrente, la ricerca spasmodica della “tesi pop-corn” che scoppietta e diverte, gli hanno fatto partorire un pensiero naif in cui si invoca lo scioglimento della Fifa, proprio in coincidenza con un raro scatto vitale della federazione che ha chiesto un intervento della Figc per verificare, in soldoni, se Tavecchio è capace di intendere di volere o soltanto di volere.
“E’ schifoso come le persone vengano lapidate per niente”, ha graffiato Zampaleone, proteggendo quasi fisicamente l’incauto propalatore di facezie a sfondo razzista.
(…)
Visto che siamo il Paese del Daspo, dei razzismi striscianti e visto che Zamparini possiede una squadra in Sicilia, regione che tra mille difetti ha però il pregio di un’endemica tolleranza, vale la pena ricordare la storiella dell’ingenuo contadino che mai aveva visto un pesce. “Perché, quando sono vecchi, i salmoni nuotano sempre controcorrente?”, gli chiese suo figlio. Risposta: “E che ne so. Saranno rimbambiti”.

Ecco perché Nibali è un perfetto non-siciliano

Vincenzo Nibali
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

La buona sorte tende a livellare le differenze. Nelle vittorie ci si stringe, ci si accomuna in una felice finzione che ci fa tutti uguali. Vincenzo Nibali è uno di noi, uno come noi, verrebbe da dire festeggiando i suoi successi. Ma da siciliani è bene pensarci e ripensarci su, prima di lanciarsi in simili trionfalismi. Perché a pensarci e ripensarci su, Nibali, lo “squalo dello stretto”, è nei valori, nella forza e nella determinazione, un meraviglioso non-siciliano. Segue »

Date a Cesaro quel che…

Camorrista o no, il deputato del Pdl ed ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro è la rappresentazione più luminosa, esplicita e inequivoca dell’eccezionalità della politica italiana. I giudici ne hanno chiesto l’arresto per appalti sospetti ad aziende legate a quei galantuomini dei casalesi, ma non è questo a destare stupore e/o indignazione. L’atroce rovello che divora noi comuni mortali, non camorristi non raccomandati non scodinzolanti non corrotti non furbastri, è concentrato tutto in un dubbio: come ha fatto Totò a imitarlo con mezzo secolo di anticipo?

Se la pubblicità smaschera il cittadino

manifesto tram comune di palermo

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Come previsto (e fortemente voluto) dai suoi ideatori, la campagna pubblicitaria per il tram di Palermo ha scatenato moltissime reazioni, soprattutto grazie a quel tritacarne di genialità e paranoia che sono i social network. L’accusa principale mossa al Comune è quella di protervia, nonostante l’ostentata provocatorietà dei messaggi (“Non ci scusiamo per il ritardo”, “Non ti chiediamo di avere pazienza”, eccetera) rimandi più alla furbizia del pubblicitario che all’effettiva sensibilità dei palermitani.
In realtà questa campagna e le reazioni ad essa ci dicono nulla del servizio in questione e molto, troppo, dei suoi potenziali fruitori, che si mostrano drammaticamente esasperati. Tra maledizioni e insulti, i cittadini internettiani sguainano le tastiere e si lanciano a post battente contro l’affronto subito. Il succo è: Palermo affonda e per giunta si celebra l’acqua alla gola. È davvero così?
La risposta sta, per paradosso, in altre domande. Tipo: la rabbia endemica mette al riparo da colpe personali? Qual è il livello di coscienza civica dell’automobilista medio palermitano? L’esercizio continuo di benaltrismo dà diritto a punti premio?
Nel video che accompagna e sostanzia la campagna pubblicitaria, Leoluca Orlando è protagonista unico e ciò dà la stura ad altre polemiche. Anche qui, una domanda può servire a qualcosa: questo sindaco è presenzialista e non va bene, quello di prima era assenteista e non andava bene, dove sta l’errore?
(…)