Una favola storta

Non vi parlerò dei possibili nuovi equilibri nella mafia dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro. Non vi parlerò nemmeno delle strategie dello Stato per affrontare il nuovo corso di Cosa Nostra, perché un nuovo corso ci sarà per forza (e speriamo che sfoci nelle fognature). Non vi parlerò di politica né di magistrati. Di tutto questo vi parleranno i miei colleghi, quelli bravi, in tv e sui giornali.
Io vi voglio parlare di una favola storta che finalmente ha un suo lieto fine. E il lieto fine di una favola storta deve essere dritto per compensare un’obliquità che disturba il mondo, facendolo sembrare storto a sua volta.
Una favola che inizia con una lettera d’addio a una innamorata. Una lettera che contiene una grande imperdonabile bugia.

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Gery Palazzotto
Gery Palazzotto
Una favola storta
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Date a Cesaro quel che…

Camorrista o no, il deputato del Pdl ed ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro è la rappresentazione più luminosa, esplicita e inequivoca dell’eccezionalità della politica italiana. I giudici ne hanno chiesto l’arresto per appalti sospetti ad aziende legate a quei galantuomini dei casalesi, ma non è questo a destare stupore e/o indignazione. L’atroce rovello che divora noi comuni mortali, non camorristi non raccomandati non scodinzolanti non corrotti non furbastri, è concentrato tutto in un dubbio: come ha fatto Totò a imitarlo con mezzo secolo di anticipo?

De Fanis, basta la parola

de fanis

Nel sito dell’ormai noto assessore abruzzese Luigi De Fanis, arrestato per tangenti e accusato di aver stipulato un contratto sessuale con la segretaria, c’è molto di quel nulla che solitamente avvolge personaggi di questo genere. Ad esempio, nella pagina dedicata alla biografia del de cuius è interessante intravedere la spocchia del politico, che non deve rispondere di niente a nessuno come se fosse un semidio.
Chi sono, c’è scritto nel sito.
Bene, chi è tale De Fanis?
E’ assessore alle Politiche culturali, veterinaria, sicurezza alimentare e prevenzione collettiva. Tanto basta. Non serve dire cosa ha studiato, dove è nato, com’è arrivato alla politica. No, De Fanis è talmente convinto di essere tutto quel che un politico deve essere da non scrivere nemmeno di quale ente è assessore, in quale parte del mondo.
Perché è inutile stare lì a sottilizzare, tra curriculum e incarichi pregressi. Chi sono?  De Fanis, basta la parola. Come un celebre confetto…

Questioni tecniche (e criminali)

Questioni tecniche, me le ha riconsegnate

Così il senatore del Pdl Nitto Palma ha giustificato il fatto che il deputato inopinatamente a piede libero Nicola Cosentino, arrabbiato per il no del Pdl alla sua candidatura, si è preso le liste della Campania e se l’è portate via.
Questioni tecniche.
Nel fumoso mondo del politichese, ieri si è registrato un record di falsità. Rivestire di velluto un mucchio di fango e spacciarlo per una palla da bowling ultra-silenziosa è un’operazione tecnicamente plausibile, basta crederci.
Nel partito in cui il possibile è indecente e l’impossibile è inesorabilmente possibile, ci mancava solo il ricatto a viso aperto e lo scippo della borsa.
E’ sbagliato ipotizzare, dentro e intorno al Pdl, chissà quali patti scellerati, deviazioni morali, alti livelli di criminalità organizzata.  E’ solo delinquenza comune.

Freedom


L’arresto di Alessandro Sallusti sarebbe tanto irritante quanto l’approvazione di una norma che, quasi ad hoc, gli evitasse il carcere. In entrambi i casi infatti si correrebbe il rischio di santificare un condannato: facendone nel primo caso un martire, e nel secondo un modello.
Il personaggio è quello che è, abituato agli estremismi di un giornalismo senza scrupoli ma non per questo senza padroni. Sallusti – è la mia impressione – non vede l’ora di essere arrestato, di diventare la bandiera di una lotta politica che col giornalismo ha poco a che vedere, come i personaggi di questa vicenda.
Sono pronto a battermi perché lo lascino libero. Solo così si avvicinerà più rapidamente al dimenticatoio che gli spetta.

E se il problema del Tg1…

Ieri sera il Tg1 delle 20 ha dedicato poco meno di una breve al no del Senato all’arresto del pidiellino Sergio De Gregorio. La notizia meritava ben altro rilievo e non per pulsioni forcaiole né per tendenze giustizialiste, ma solo per il semplice fatto che il verdetto di Palazzo Madama ribaltava quello della giunta per le autorizzazioni a procedere.
Un tempo c’erano da maledire Augusto Minzolini e il suo mahatma Silvio Berlusconi. Oggi non ci sono più né l’uno né l’altro – nel senso che questi signori non hanno più posizioni dominanti –  eppure l’informazione continua ad avere dei bug clamorosi.
Non vorrei che guardando la luna ci fossimo distratti dai lampioni fulminati che oscurano la via. Che pensando sempre a un Grande Disegno non badassimo agli irritanti scarabocchi.
Facciamocela questa domanda cruciale (senza avere certezze): e se al Tg1 la vera emergenza non fosse l’invadenza dei partiti ma la professionalità dei giornalisti?

Lui che non si era più visto

Per un paio di mesi non si è visto, o si è visto poco. Stava dietro le quinte, lui che se ha bisogno di un palcoscenico si compra tutto il teatro. Al massimo una comparsata tra gli scranni del Parlamento a riscuotere il bacio di una tettona o l’abbraccio di un collega inquisito.
Noi poveri illusi cantavamo la nostra gioia per la sua fine, consolando i maestri della satira orfani di una immensa fonte di ispirazione. Ci sentivamo talmente liberi da non renderci conto che lui non era finito, stava solo riprendendo le forze.
Poi è bastato un piccolo colpo di coda, ieri, per rimettere ordine nel caos ordinato della moderna politica.

Quell’amico di camorristi non va arrestato perché io dico così.
La Lega non può fare quello che vuole finché qui comando io.

Il vecchio incubo che si fa attualità.
Ci saranno milioni di persone che giudicheranno normale la presenza, anzi la sussistenza di uno come Silvio Berlusconi nel tessuto politico italiano, dopo tutti i guai che quest’uomo ha causato a questo Paese.
Il succo di queste righe è che io non la penso come loro.
Per me il peso di uno come Berlusconi sul destino di questa nazione è fatale. Ed è bene fissarle certe distanze.

Qualcuno mi avvisi

Quasi un anno fa mi avevano fatto morire in circostanze più equivoche che misteriose. Due giorni fa mi hanno arrestato per droga. Oggi mi hanno scarcerato.

Tutto questo senza che ne sapessi niente.

Il bandito milanese

L’effetto urticante della vicenda di Marco Milanese non è dovuto all’odioso atto di salvataggio compiuto dal governo nei confronti di una persona sospettata di aver commesso gravi reati, ma al ghigno col quale una classe politica distante dalla realtà celebra se stessa. Nei commenti successivi al voto infatti non c’è stato spazio per una spiegazione razionale del no all’arresto, ma si sono registrati solo elogi compiaciuti (o meno) sulla “tenuta della maggioranza”, sulla compattezza del pdl.
Insomma, anziché inseguire i rapinatori si discute, ammirati, sulla potenza dell’auto che ha consentito loro la fuga.

Il presidente zio (o verme?)

Binario
di Daniela Groppuso

“… lo sanno che il verme marcio è proprio lui (Berlusconi, ndr)”.
Angela Nicla Devenuto a Valter Lavitola, in un’intercettazione telefonica

“… (Berlusconi, ndr) aveva preso a cuore i nostri problemi, ci trattava come se fosse un padre, uno zio. Si sentiva un po’ il nonno delle nostre figlie”.
Angela Nicla Devenuto ai pm.