Notizie come le prugne

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Da quando importanti testate, come il Corriere della Sera, hanno intuito che il web è una cosa diversa rispetto alla carta si verifica un imbarazzante accumulo di notiziole-scaccia-pensieri. Che sono quelle notizie non notizie confezionate a mo’ di notizie senza voler avere la pesantezza delle notizie: nella maggior parte dei casi fuffa, accattivante, ruffiana, spumeggiante fuffa.
Funziona così: una si fa un selfie in vasca da bagno, un’altra la emula e il povero redattore deve andare a caccia, su Instagram, di altre sceme esibizioniste da riunire in una gallery dal titolo “l’ultima moda del web, il sexy selfie”.
Come in natura nulla si crea e nulla si distrugge, nel web nulla tutto si rimpasta e si ricicla. Negli anni Settanta, i selfie spinti alimentavano rubriche ben note sui giornaletti porno, solo che allora si chiamava autoscatto e se qualcuno ti taggava, cioè ti dava pubblicamente un nome e cognome, non finivi su Corriere.it ma dritto alla Squadra buoncostume.
Oggi si gallerizza tutto nel nome del Dio Clic. Cadute, ascese, risate, pianti, peti, smorfie, nudi, incidenti, salvataggi, miracoli, fandonie. Tutto cambierà quando, chissà quando, qualcuno riuscirà a spiegare a questi poveri giornalisti accatastanti che le notiziole-scaccia-pensieri sono come le prugne. Una o due vanno bene. Alla terza qualcosa cambia.

Bastava un aspirante ragioniere

Mettiamo che siete l’amministratore delegato di un grande gruppo editoriale che ha chiuso il 2013 con un bilancio in perdita di 218,5 milioni di euro e che ha attuato solo un quarto degli investimenti che erano stati promessi e programmati.
Mettiamo che avete fatto cassa svendendo testate del gruppo, cacciando via decine e decine di lavoratori e addirittura vendendo la sede storica del giornale più prestigioso d’Italia (tra i più importanti del mondo).
Mettiamo che per fare quel che avete fatto nell’intenzione molto remota di risanare, non serviva un super manager, ma bastava uno studente di ragioneria sufficientemente spregiudicato.
Mettiamo che nonostante tutto ciò, alla fine vi premino pure per il brillante lavoro svolto.
Mettiamo che se non siete l’amministratore di Rcs Mediagroup Pietro Scott Jovane, vi vergognate abbastanza.

Via Solferino, da un disastro all’altro.

 

Il pasticciaccio brutto di via Solferino

sede del Corriere della Sera di via Solferino

Ogni volta che vado a Milano, per diletto o per lavoro, sono ospite a casa di due cari amici, giornalisti anche loro. Abitano a Brera a pochi passi dalla sede del Corriere della Sera, dove uno dei due lavora. L’ultima volta che sono andato lì con mia moglie, ho chiesto al mio amico se era possibile farle visitare la monumentale redazione di via Solferino. Lui si è detto ben disposto di fare da Cicerone e così abbiamo fatto il nostro bel giro tra quelle stanze che sanno di storia. Ovviamente c’è da rimanere estasiati, al solo pensiero di lavorare – chessò – nella stanza di Eugenio Montale. Da qui una frase che ho sempre ripetuto al mio amico: “Fortunato tu, che lavori in un monumento nazionale”.
Ora quel monumento è in vendita, almeno così ha deciso il consiglio di amministrazione di Rcs guidato da Pietro Scott Jovane, uno che guadagna una montagna di denaro a prescindere da quel che costruisce (o magari demolisce). Perché non ci vuole un genio della finanza per far cassa vendendo, licenziando, tagliando: per quello basta un mediocre ragioniere che abbia una calcolatrice con le pile cariche. Ma così va l’Italia.
Svendere l’edificio storico di via Solferino, a un prezzo per giunta inferiore alla quota di mercato della zona Brera, è un atto irresponsabile che non colpisce solo i giornalisti del Corriere della Sera, ma tutti gli italiani. Perché se passa il principio che per recuperare qualche euro si può fare qualunque cosa, possibilmente a patto che non si compia un reato, di qui a poco ci ritroveremo con la Storia sotto i tacchi e il buio davanti.
I soldi non danno la felicità, ci hanno insegnato. Passi. Ma che la debbano togliere a tutti noi, no.

Un buon esempio di sindacalismo

Con un’iniziativa senza precedenti oggi il cdr del Corriere della sera respinge il selvaggio piano editoriale presentato dall’amministratore delegato di Rcs Mediagoup e promette mini-inchieste quotidiane per raccontare gli errori di gestione del gruppo.
È il miglior modo conosciuto di fare sindacato, senza arroccarsi su posizioni di privilegio e senza tacere una virgola. Il lavoro si difende col lavoro, non coi cortei violenti o con sterili slogan. Se si attaccano violentemente un’istituzione del giornalismo e un gruppo editoriale prestigioso, occorre dimostrare che il prestigio è ancora nelle mani dei lavoratori che hanno reso grande quell’azienda.
Quindi, parafrasando (molto alla larga) Gesualdo Bufalino, scrivere per difendere i diritti, scrivere per tagliare la linea di fuoco dei licenziamenti selvaggi, scrivere per salvare la libera scrittura. Scrivere.

Il pesce salterà fuori dal barile?

Ci sono verità scomode persino da pensare quando si parla di crisi, di lavoro e redditività. Una di queste riguarda il sottile confine tra la congiuntura economica e la competenza professionale e rimanda alla domanda che molti di noi si pongono quando si trovano di fronte a situazioni occupazionali difficili o a prospettive societarie cupe: è colpa solo del mercato o anche di chi amministra la baracca?
In altre parole, il disastro di molte aziende è interamente da attribuire a cause esogene o c’è una responsabilità interna?
Per mia minima esperienza non ho esitazioni. Dietro molti fallimenti attuali – intesi in senso lato, e non esclusivamente giuridico – ci sono scarsa professionalità, menefreghismo, pochezza intellettuale. Poi c’è la crisi, certo. Ma quella fa parte di un altro sistema di rischio, meno masochista.
Punto e a capo. Continua a leggere Il pesce salterà fuori dal barile?

Il vero problema

Metti una volontaria a cena

Pubblicità oggi sul Corriere della sera.

Grazie a Rosi Palmeri.

Giovane?

Sul Corriere della Sera e su La Stampa di oggi Felice Cavallaro e Riccardo Arena raccontano come diPalermo ha smascherato le oscure manovre elettorali della Regione. In più, Felice mi definisce “giovane giornalista”. Se non fossi vanitoso sarei costretto a chiedere rettifica.

La fotogallery è volgare? Verrà rimossa

La fotogallery sulla pubblicità e il sesso pubblicata sul sito del Corriere della Sera è volgare, via Twitter Alessia Glaviano si lamenta col direttore Ferruccio De Bortoli e lui annuncia la rimozione delle foto.
Tutto in modo semplice, lineare.
Bello.
Ecco il lato utile di Twitter.