Il maratoneta solidale

L’articolo pubblicato oggi su Repubblica Palermo.

L’uomo che fa correre le maratone ai disabili è un alieno. E non perché ci vogliono forza e resistenza pazzesche per spingere qualcuno in carrozzella per decine di chilometri, ma perché solo un extraterrestre della solidarietà poteva inventarsi un altruismo così concreto e divertente nel Paese dei porti chiusi e delle bocche aperte.

L’esempio di Vito Massimo Catania, da Regalbuto, è di un fulgore imbarazzante per noi italiani rimbambiti dall’opacità di un sentire comune che ha paura delle differenze. Lui, il runner solidale premiato da quell’altro alieno del presidente Mattarella, si è stufato di vincere gare da solo poiché ha capito che la condivisione è ben altro che un tasto di Facebook. E allora corre, corre per regalare passi a chi non li ha. Taglia traguardi per donare soddisfazioni a chi a un certo punto si è trovato a corto di speranze. Ebbene sì, Vito Massimo Catania, l’uomo che spinge in silenzio le carrozzelle al limite dell’umanamente possibile, è il perfetto contraltare di una nazione governata da panzoni bulimici ed egoisti.   

Storie di maratoneti

Storie di maratoneti







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Cari palermitani, lo sapete che la maratona è una festa?

maratona palermoIeri su la Repubblica sulla maratona di oggi a Palermo.

In ogni città del mondo, grande o piccola, assolata o gelida, antica o moderna, la maratona è una festa. Perché è l’occasione per godere della felicità altrui, che siano endorfine degli atleti o volti raggianti dei bambini in una città senz’auto e quindi a loro misura. Perché l’evento può rappresentare un’importante promozione turistica. E perché, una volta tanto, misurare a piedi una distanza generalmente conosciuta solo grazie a una sbirciata al cruscotto è un po’ come guardare l’amata sotto una luce piacevolmente diversa.
Domani ci sarà la ventiduesima Maratona di Palermo e – desiderio quasi clandestino -sarebbe bello se s’inaugurasse un nuovo corso. Facciamo finta che l’occasione sia il nuovo itinerario arabo-normanno e mettiamo per una volta da parte la bellezza unica dei luoghi che questa gara attraversa fisicamente (si passa all’interno di Palazzo dei Normanni e di Villa Niscemi). Una maratona nei luoghi dichiarati patrimonio dell’Unesco è una manifestazione che ha due sponsor in più, il bene comune e il bello universalmente riconosciuto. Laddove altre città sono costrette a rifarsi il trucco per simili appuntamenti, Palermo brilla di luce naturale.

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Maledetti maratoneti

Strade chiuse per il passaggio dei circa 1.700 atleti che hanno partecipato alla Maratona Città di Palermo, che però hanno creato non pochi disagi agli automobilisti…

Così sul Gds si riassume la domenica della Maratona di Palermo. A poco o nulla vale sgolarsi ogni anno per ricordare che in tutte le città del mondo la maratona è una festa, o per ribadire agli improvvisati cronisti che in simili competizioni sportive sono gli automobilisti che creano disagi ai runner e non viceversa. Niente da fare, è questione di incultura cronica e disperata.

L’imbarazzante maratona simbolo di una città

maratona di palermo
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Al quarantesimo chilometro l’atleta sfinito cerca di passare dall’ingresso di villa Niscemi non per sfizio, ma per regolamento. E infatti quello slalom tra bambini e signore che oziano tranquillamente sbarrandogli la strada, tra un commesso comunale sfumacchiante e una moto catarrosa che quasi lo investe, non lo fa per un capriccio domenicale. No, lui tenta di farsi largo perché quello è il suo percorso di gara, lui è un runner e sta correndo la maratona, anche se intorno nessuno se ne accorge. Eppure proprio davanti al cancello della villa c’è un grande cartello che testimonia che quello è il chilometro numero 40, il più faticoso, il più doloroso per un atleta che consuma suole, muscoli e  adrenalina da 3 ore e mezza. Accade alla maratona di Palermo, una manifestazione che è ormai la magica sintesi di questa città: sole, voglia di (soprav)vivere e pessima organizzazione.
Dentro lo stadio delle Palme, dove c’è il traguardo, gioia e colori. Fuori, dove c’è la città, clacson e bestemmie. Continua a leggere L’imbarazzante maratona simbolo di una città

Vittoria

Gabriele e Vittoria

Mio fratello taglia il traguardo della mezza maratona di Palermo con sua figlia Vittoria.

Foto di Daniela Groppuso.

Il fumo di Amsterdam e quello di Palermo

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Questa storia tutta palermitana inizia ad Amsterdam. E’ una storia di fumo, ma non nel senso che d’istinto vi porta con la mente a un coffe shop: qui non si parla di marijuana, ma di inconsistenza.
Domenica scorsa io e alcuni amici siamo stati nella città olandese in occasione della maratona. Quasi 42.600 partecipanti, un percorso incantevole, musica a ogni incrocio di strada, pubblico festante, cori di incitamento anche per gli ultimi, organizzazione perfetta con felice dispendio di tecnologia. Insomma tutto quel che serve per acuire il senso di disagio del rientro a casa. Perché a ogni bella sorpresa in terra olandese (i risultati in tempo reale sul cellulare, la puntualità dei mezzi pubblici, l’assistenza impeccabile ai runner) inevitabilmente corrispondeva un doloroso rimando alla maratona di Palermo. Continua a leggere Il fumo di Amsterdam e quello di Palermo

Maratoneti

foto

La maratona è democratica. In strada con scarpette e pantaloncini siamo davvero tutti uguali in termini di diritti. Quanto ai risultati, vi sottopongo un quiz: presi questi due maratoneti, da sinistra Giacinto e Ciccio, secondo voi chi dei due è il più forte?

Un Papa rock

Papa Francesco Angelus

Papa Francesco oggi mi ha spiegato il valore della misericordia come nessuno, prima d’ora, era riuscito a fare. Lo ha fatto usando nel suo primo Angelus un linguaggio semplice eppure profondo. Perché si capisce che questo pontefice è tanto alla mano quanto abile: deve recuperare il rapporto coi cattolici senzienti messo in crisi da un predecessore antipatico e inadeguato e per questo ha scelto di giocare (con evidente successo) la carta dell’immediatezza, della fisicità, dell’informalità.
Come può non piacere un Papa che saluta con buongiorno e buonasera, che augura il buon pranzo ai fedeli, che fa un endorsement planetario al libro di un cardinale e poi ammette candidamente “non volevo fare pubblicità”?
Forse è proprio quello che ci voleva dopo il gelo di Ratzinger. Finalmente un Papa al passo coi tempi, che tiene d’occhio i mezzi di comunicazione e si impegna con internet, un Papa che parla braccio e che per il latino, come uno scolaretto, si lascia aiutare dal testo scritto.
Per quel che vale, la mia testimonianza è questa.
Corro sempre con la musica sparata nelle orecchie, oggi però mi sono goduto mezzoretta di Angelus e l’effetto è stato energizzante. Se un mese fa mi avessero detto che un giorno avrei consumato chilometri con la voce del Papa nelle orecchie, mi sarei fatto una risata o, al contrario, avrei temuto per la mia salute psichica.
Invece mi sono imbattuto in un Papa rock.

Frementi di gloria

La foto Giacinto Pipitone pubblicata su Runner’s World

C’è qualcosa di inspiegabile nei circuiti mentali di un runner se la sua scala di valori viene sovvertita, via via, coi chilometri macinati in una vita di corsa.
Passi per la fatica, dapprima vista come oggettivo fastidio ma poi vissuta come premio. Passi per la visione utilitaristica della meteorologia: meglio il freddo del caldo, meglio il vento della pioggia, eccetera. Passi per l’adattamento degli itinerari turistici che trasforma una città mediocre in una meta imperdibile se ospita una bella maratona. Insomma passi per tutti quegli atteggiamenti maniacali che fanno del runner un esemplare che vive da solo, o con una compagna molto paziente (o addirittura runner pure lei), e che si muove in branco solo se c’è da sgambettare.
Ma è davanti alle foto e alla loro destinazione d’uso che il runner si perde in un imperdonabile black-out di desideri, aspirazioni, ambizioni. Balbetta, torna bambino, si emoziona quasi quanto davanti al traguardo. Il mio amico Giacinto Pipitone, ad esempio, fa il cronista parlamentare e non gli mancano le soddisfazioni. Tuttavia se potesse scegliere tra uno scoop in prima pagina su un quotidiano a scelta e una foto con scarpette e calzoncini pubblicata in penultima posizione su Runner’s World, non avrebbe dubbi.
Anzi non ha dubbi, visto che adesso è al settimo cielo perché questo mese lo hanno premiato per il migliore scatto dei lettori. Pensate, gli hanno regalato addirittura una maglietta.