Di terrorismo e prescrizioni terrificanti

Di terrorismo e prescrizioni terrificanti
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Il diritto di odiare

La-torre-Eiffel-spenta-in-segno-di-cordoglioIn queste ore di sdegno disorientato, di paura liquida, c’è un diritto fondamentale, spesso calpestato, che va salvato. È un diritto che origina dal profondo delle nostre anime, che supera i cancelli della prudenza, ma che è fatto di ragione. Persino il Vaticano usa il verbo “reagire” e non richiama nessun’altra guancia da porgere. Questa è una tragedia di uomini, Dio non c’entra. E chi lo tira dentro – che sia di una fazione o di un’altra – è un cialtrone. Non servono più i pelosi distinguo che separano gli islamici buoni da quelli cattivi, qui ci si divide tra assassini e vittime, senza differenze di colore o di nazionalità. Lasciamo in soffitta i complottismi e le rivisitazioni storiche (l’Occidente, il Colonialismo, i traffici d’armi, i Servizi foraggiatori di terroristi, e altre cose così) e guardiamo le cose come sono. A Parigi come in qualunque altra città del mondo, chi spara sugli inermi non ha giustificazione alcuna, né storica né sociale. Non sono i “bastardi islamici” (per dirla con Libero) i nostri nemici, ma i bastardi delinquenti: i mafiosi, notoriamente cattolici, non hanno mai ispirato titoli tipo “assassini della Madonna” o “stragisti cattolici”. Analizzare i concetti, isolandoli dalle nostre contaminazioni ideologiche, è un buon modo per costruire una reazione adeguata. E per esercitare il nostro diritto più intimo e complesso. Il diritto di odiare.

Le foto del cuore

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Quante volte vi è capitato di incantarvi a guardare una vecchia foto e di riassaporare la felicità del momento bloccato dallo scatto.
Io ho una foto, tra le tante, che mi incanta. E’ il mio compleanno di due anni fa, io e Dani siamo a Parigi con un gruppo fantastico di amici. A un certo punto spunta una giostra: fa un freddo cane ma il sole parigino fa miracoli e scalda il cuore.
Dani sale sulla giostra insieme alla nostra amica Barbara e noi maschietti servi della gleba rimaniamo lì incatenati a scattare foto.
Ne viene fuori un’immagine che, ancora oggi, uso come antidepressivo.

(Poi magari un giorno si scoprirà che lei non guardava me, che la ritraevo, ma il mio amico Carmelino, sapientemente protetto dagli occhiali a specchio…)

Calcio alla luna

A Montmartre ho visto un tizio con un pallone che fa cose incredibili tipo questa.

La foto è di Daniela Groppuso.

Cittadini ignavi

Ero a Parigi mentre Palermo, la mia città, si liberava di Diego Cammarata. E la circostanza è stata cruciale per capire la differenza tra una città orgogliosa e una città dimessa. Ovvero tra cittadini attivi e cittadini ignavi.
Parigi è meravigliosa quanto, con le dovute proporzioni, lo è Palermo. Ma è la percezione del bello che cambia da un luogo all’altro. Nella capitale francese tutto quello che funziona si vede, è messo in risalto. A Palermo ci si accorge del prestigio di un museo quando qualcuno decide di chiuderlo.
I parchi, i monumenti, persino i ristoranti, sono parte integrante del tessuto connettivo della comunità a Parigi come in altre città. Tranne che a Palermo, dove non c’è un parco che venga sfruttato come tale, sui monumenti si scrive con la vernice spray e i ristoranti hanno ancora una vocazione prettamente turistica (che vuol dire puntare il più delle volte al deretano del cliente).
La colpa è dei cittadini ignavi che non apprezzano ciò che hanno a portata di mano, perché non sanno, non conoscono, non si incuriosiscono. Una città povera di idee diventa automaticamente più brutta. E le idee sono materia che ha a che fare con gli uomini, mica con i panorami.
E’ troppo facile prendersela con un sindaco, per quanto inadeguato egli sia, come se toccasse a lui tenere pulita la città o organizzare materialmente eventi culturali. E’ molto più impegnativo, ma altrettanto gratificante, scegliere amministratori non ignoranti, seguire ogni tanto gli artisti di casa nostra, esercitare il diritto di critica a volto scoperto.
A Parigi, nel pomeriggio, i ragazzi del conservatorio suonano nella metropolitana per raggranellare qualche soldo. Da noi, se anche volessero e si inventassero una metropolitana, non troverebbero spazio tra mercatini improvvisati e bancarelle di abusivi.
Insomma Parigi val bene una messa, Palermo probabilmente no.

Quando Dio si diverte

Non frequento le chiese, ancor meno le messe. Eppure ieri mi è capitato di assistere alla messa cantata nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Le voci del coro e la potenza dell’organo a canne mi hanno regalato un’emozione nuova, quella che ha a che fare con l’arte e contemporaneamente con la fede. Poco dopo sono stato in visita alla chiesa di Saint Eustache, bellissima, dove all’interno c’era una grande tavola imbandita per i poveri: gente che mangiava, beveva, sorrideva, chiacchierava a due passi dall’altare.
Secondo me, in tutt’e due le occasioni, Dio si è molto divertito.

Le foto più grandi del mondo

Pare destinata a rimanere senza vincitore definitivo la competizione per la foto più grande del mondo sul web. Di mese in mese ne viene fuori sempre una nuova. Qui alcuni esempi: Londra, Dubai, Dresda, Parigi e Siviglia.

Questi flashmob cominciano a piacermi

Terz’ultimo tango a Parigi

Patrizia D'Addario

Una nuova  diva di cui non si sentiva il bisogno.