Eretici

Hanno la forza di mettere in discussione il sistema senza negarlo, usano le verità rivelate per tirare fuori verità nascoste, hanno il coraggio di fare rivoluzioni di saggezza e bellezza.
Sono un prete (Cosimo Scordato), un prete mancato (Biagio Conte), e un mangiapreti (Antonio Presti).
Tre moderni eretici. In questo podcast vi racconto le loro storie.

I podcast di Gery Palazzotto
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Eretici
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Se la croce diventa un trend topic

Biagio conte con la croce a palermoUn estratto  dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Una croce per le strade di Palermo. Una croce portata a spalla da un uomo fisicamente provato. Un simbolo antico in una città in cui l’antico è spesso considerato irrimediabilmente vecchio. Biagio Conte quel simbolo l’ha riportato di moda, l’ha trascinato non già nell’afrore di una strada sporca e assolata, ma nei trend topics del nostro vivere distratto.
Che lo si consideri grande comunicatore o mediocre narciso o umile servo di Dio, questo missionario laico è riuscito a far affiorare le contraddizioni di una Palermo bifronte che lo ama eppure lo deride, che lo accudisce eppure gli volta le spalle, che lo prende a modello eppure lo critica. Merito della croce che lo ha ingigantito mentre ricurvo imbastiva una fila di piccoli passi che lo portavano da un eremo all’altro, un simulacro che qualcuno ha letto come motivo d’ispirazione per un travestimento da Cristo, e altri invece hanno guardato con semplice curiosità poiché non capita tutti i giorni di vederne una vera, grande, di legno e chiodi in un mondo di lamiera e cemento. Continua a leggere Se la croce diventa un trend topic

Palermo senza Biagio Conte

Biagio ConteUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Dei palermitani ha detto: “Hanno il difetto di attendere che i problemi si risolvano da soli”. E per lui, severo e impetuoso come un vento che sveglia e rinvigorisce, l’accidia non è solo uno dei vizi capitali, ma un mostro da combattere.
Di Palermo e delle sue istituzioni ha scritto di sentirsi deluso dopo essere stato lasciato solo “da Regione e Comune”. Poi ha preso la via dell’esilio non senza aver chiesto ai suoi collaboratori di resistere fin quando possibile, manco fossero al fronte.
Uno così dovrebbe essere guardato con distacco nella città della diffidenza, tenuto a distanza con la canna in quanto rompiscatole autoproclamatosi laico in missione per conto di Dio. E invece Palermo si fida di lui, di Biagio Conte, anima (linda) e corpo (malandato) di un centro di accoglienza come mai se ne erano visti in Sicilia. Continua a leggere Palermo senza Biagio Conte

L’approdo del naufrago Cuffaro

La procura di Palermo ha dato parere favorevole all’affidamento di Salvatore Cuffaro ai servizi sociali. Entro Natale quindi l’ex governatore siciliano potrebbe tornare a casa. Non sono tra quelli che si sono mai lasciati ammaliare dal neo-cuffarismo tutto cella e fede (il vecchio cuffarismo era un pericoloso mix di favori e favoreggiamenti, a voler essere benevoli). Però il nuovo corso del Cuffaro detenuto, due mesi fa, mi spinse alla teorizzazione di uno “strabismo sociale”con quel che ne consegue. Sembra probabile un affidamento del detenuto a un’associazione romana di ciechi, tuttavia resto convinto – per passione di nemesi e anche per un certo fatalismo tutto isolano – che il miglior approdo per quello che fu lo zio vasa vasa sia la missione “Speranza e carità” di Biagio Conte.

Cuffaro e il paradosso dello strabismo sociale

salvatore cuffaro

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

La richiesta di affidamento ai servizi sociali da parte di Salvatore Cuffaro è un’occasione importante per portare alla luce un paradosso che potremmo definire di strabismo sociale: molti di quelli che hanno detestato l’ex governatore come politico, lo hanno stimato come detenuto. E ciò perché l’ex governatore si è comportato bene in carcere e perché non ha mai offeso i giudici che lo avevano stangato con una condanna di sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Il “senso dello Stato” attribuito al Cuffaro galeotto è insomma il frutto della sua semplice accettazione della pena, deriva dal suo inchinarsi davanti alla legge degli uomini e ha provocato, nel tempo, un imbarazzante ricorso al surrogato della santificazione in vita che ha più a che fare con l’ipocrisia che col sentimento della pietà. Continua a leggere Cuffaro e il paradosso dello strabismo sociale