Ecco cos’è stato il Giornale di Sicilia di Giovanni Pepi

Ecco cos'è stato il Giornale di Sicilia di Giovanni Pepi
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Pepi rap

Pepi rap
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Un paio di cose sul Giornale di Sicilia

giornale_di_siciliaDue, tre cose sul Giornale di Sicilia e sullo sciopero che da giorni sta tenendo lontano il quotidiano di Palermo dalle edicole.

Il Giornale di Sicilia come lo conosciamo adesso è figlio, anzi nipote di una serie di errori riconducibili in gran parte, ma non nella sua totalità, alle scelte della direzione: sempre la stessa da quasi trentacinque anni. A seconda dei punti di vista la longevità professionale del condirettore Giovanni Pepi può essere vista come elemento di stabilità o come tarlo di inadeguatezza: se da un lato non si può escludere che un uomo solo al comando per così tanto tempo conosca bene la macchina, dall’altro i risultati ci dicono che la sua guida non è stata sicura. E più di una volta la macchina è finita fuori strada.
Le scelte aziendali al Giornale di Sicilia sono sempre state ottriate, mai lontanamente concordate. Effetto di una direzione forte e, innegabilmente, di una redazione che poche volte ha conosciuto l’unità. Una redazione di gran livello professionale, ma di scarsa, scarsissima lungimiranza.
Prendete il web. Quando intorno al Duemila i vertici di via Lincoln si accorsero che esisteva una cosa chiamata internet, io e Daniele Billitteri eravamo gli unici a bazzicare in quel mondo già da tempo: ovviamente ci prendevano per perdigiorno (per non dire altro). Convinsi la direzione a darci una connessione e ci volle poco per vincere la diffidenza collettiva alimentata da un dirigente dell’epoca che in una riunione disse, testualmente: “Propongo di non scrivere la parola internet sui giornali perché è una cosa che nel giro di pochi mesi finisce”.
Finì come finì e spinsi l’editore non solo ad aprire un sito web, disegnato artigianalmente da Daniele, ma mi inventai anche un inserto settimanale dedicato a quel mondo misterioso.

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Giovanni Pepi lascia il Giornale di Sicilia

Oggi è sparito dalla gerenza del Giornale di Sicilia (e del sito) il nome di Giovanni Pepi, condirettore da oltre trent’anni della gloriosa testata siciliana. Esce, almeno ufficialmente, di scena per pensionamento uno dei protagonisti dell’informazione isolana, un giornalista che si è distinto per le sue posizioni iper-garantiste e per una certa abilità nel sapere affrontare le maree della cronaca: dalla guerra alla Rete di Orlando, alla lettera contro le sirene dei magistrati, dall’assist alle posizioni di Salvo Lima agli improvvidi “buchi” in tema di mafiosi pentiti. La comunicazione alla redazione è stata asciutta e impersonale, una lettera di poche righe: nulla invece è stato detto ai lettori che stamattina hanno potuto intuire il cambiamento solo dopo aver sbirciato nella gerenza, a pagina due.


Per il Giornale di Sicilia è un’occasione – forse l’ultima – per compiere quella virata, strategica e culturale, che potrebbe rimetterlo in comunicazione con l’altra Palermo e l’altra Sicilia. Quella fetta di popolazione che per anni il quotidiano ha ignorato o trattato con sufficienza e dalla quale, dati alla mano, è stato progressivamente abbandonato.
Buon lavoro ai colleghi, bravissimi. E buon lavoro al direttore Antonio Ardizzone, che da oggi dovrà fare a tutti gli effetti – e per la prima volta – il direttore.

Orlando e il nickname di Monti

Quindi Leoluca Orlando chiama Monti non col suo nome, ma Spending: non male come nickname.

Un punto manco a pagarlo

C’è un problema con le tende abusive che mangiano e dormono e sporcano…

Toc toc, c’è nessuno?

Il direttore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi, appena sbarcato su Twitter, non ha ancora capito il meccanismo dell’interazione. Diamogli tempo.

 

Il rap di Giovanni Pepi

Un gruppo di buontemponi, abili con mixer e tecnologie varie, ha composto questo rap con la voce del condirettore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi.
E’ uno scherzo di buon gusto che, immagino, divertirà lo stesso Pepi.
Alzate il volume e buon ascolto.

Notizie a sentimento

Foto di Paolo Beccari

Rientro da una settimana di vacanza al mare e ho qualche spunto da sottoporvi: ne parleremo nei prossimi giorni.
Intanto, leggiucchiando senza troppo impegno giornali e siti web, mi ha colpito questa lettera aperta di Fabio Lannino nella quale si fotografa una situazione che a prima vista sembrerebbe banale.
Si chiede Lannino: perché un giornale decide di non dare notizia di un evento importante per la città? Basta l’avversione che quel giornale ha per la persona che sta dietro l’evento per privare i cittadini di un’informazione?
Tanto per essere chiari, il giornale in questione è il Giornale di Sicilia, gli eventi dei quali si è taciuto sono lo spettacolo di Marco Travaglio e il concerto di Mario Venuti (ma sono solo due esempi recenti), la persona che non è gradita al quotidiano è Francesco Foresta col suo gruppo editoriale, lo scenario di questi eventi è villa Filippina (gestita da Foresta con la direzione artistica di Lannino).
Qui non c’è da giudicare l’opportunità giornalistica di dedicare più o meno spazio a uno spettacolo, ma di prendere atto che un quotidiano decide deliberatamente di non dare un’informazione ai suoi lettori.
Se io compro il Giornale di Sicilia, pretendo di essere informato su quel che accade in città: e non me ne frega niente se al suo condirettore fa simpatia quel tale e antipatia quell’altro. Io non pago per le sensazioni e i sentimenti di Giovanni Pepi (il condirettore di cui sopra), pago per l’obiettività di un foglio di carta che deve dirmi quel che è accaduto e quel che accade nelle mie lande.
Travaglio e Venuti sono cronaca, come lo è qualunque altro evento che può colorare le notti vuote di una città in agonia.
Un giornale è un prodotto, come una scamorza: ha un prezzo, un valore, deve offrire garanzie. Se vi rifilano un formaggio che fa male il suo lavoro di formaggio voi protestate col salumiere.
Per questo la lettera di Lannino è importante. Perché ci dice che in certe aziende editoriali il rispetto per il lettore è un argomento sconosciuto.
Insomma, io che compro quel giornale voglio sapere perché non mi è stato detto che c’erano Travaglio e Venuti in città. Perché mi è stata rifilata una scamorza ammuffita.
Tutto qui.

P.S.
La foto di Paolo Beccari c’entra solo con la prima riga del post. Ma anche di questo parleremo con calma.

Cammarata e il Giornale di Sicilia


Nell’intercettazione pubblicata oggi dal Giornale di Sicilia il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, dà dello psicopatico al condirettore del giornale, Giovanni Pepi, e suggerisce all’ex presidente dell’Amia, Gaetano Lo Cicero, di tenere pulite le strade in cui abitano Pepi e il direttore del quotidiano Antonio Ardizzone.
Queste righe ci dicono alcune cose a mio parere importanti.
1)    Il sindaco, che ha sempre teso a minimizzare l’emergenza immondizia, ammette che Palermo annega nella spazzatura e invita, colpevolmente, Lo Cicero a fregarsene del “resto della città” e a concentrarsi solo sulle zone calde.
2)    Il Giornale di Sicilia, che in passato e per lungo tempo ha tenuto nei confronti di Cammarata, un atteggiamento benevolo e protettivo ha, negli ultimi mesi, cambiato registro.
3)    Il camper del GdS ha un’utilità sociale e, da oggi, giudiziaria. Vero giornalismo on the road.
4)    Un sindaco che parla così di un giornalista è un cialtrone.
5)    Un sindaco di Palermo mollato dal giornale di Palermo, se non si chiama Leoluca Orlando, va a picco senza lasciare bollicine.