Lost, l’isola che non c’è

Un bel video del Gruppo Misto per i dieci anni di Lost.

Serie tv, tutto quel tempo trascorso sul divano

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Quanto tempo si passa davanti alla tv per gustarsi una serie di successo? La Nielsen ha fatto il calcolo. In pratica solo per 24 e Lost qui a casa Palazzotto siamo rimasti imprigionati per dieci giorni.

Lost, i passeggeri non erano tutti morti sin dall’inizio

No, non è vero che i passeggeri del volo Oceanic 815, ovvero i mitici protagonisti di Lost, erano tutti morti sin dall’inizio. Le risposte cruciali sul controverso finale della celebre serie televisiva, di cui abbiamo già parlato, sono arrivate qualche giorno fa durante una reunion per il decennale del capolavoro di  Lost.  Due autori, Carlton Cuse e Damon Lindelof, hanno raccontato molti retroscena dell’opera e soprattutto hanno affrontato il nodo del finale e delle sue possibili interpretazioni. Ecco, grazie a Linkiesta, uno stralcio delle loro dichiarazioni .

 No, no… I passeggeri non erano morti fin dall’inizio.

 Lost è una serie su delle persone che stanno su un’isola in mezzo al nulla ma, metaforicamente, è anche una serie su delle persone che sono perse e che stanno cercando una redenzione, un significato e un senso alle loro vite. Più parlavamo del finale di Lost più ci rendevamo conto che doveva essere qualcosa di spirituale. Doveva parlare del viaggio di queste persone e del loro destino. Non era una singola idea, erano una serie di conversazioni che ci portavamo dietro. Io e Demon facevamo colazione nel mio ufficio ogni giorno e facevamo delle lunghe conversazioni sulla natura della serie, sul destino, su cosa significano tutte le nostre storie e su come siamo tutti qui ad aiutarci gli uni con gli altri nelle nostre vite. Volevamo che la serie riflettesse le cose in cui credevamo, i nostri desideri, le nostre speranze e i nostri sogni.

Una delle teorie che gli spettatori si sono tirati dietro più a lungo era l’idea che Lost fosse una specie di purgatorio. Noi continuavamo a dire: ‘Non è un purgatorio. Tutte queste cose stanno davvero succedendo, queste persone sono davvero sull’isola, stanno vivendo queste cose. Non faremo come ne Il Sesto Senso’. Ma comunque gli spettatori percepivano Lost in quel modo. E anche noi. Sentivamo che la serie dovesse essere metatestuale in questo senso. Noi sceneggiatori abbiamo la tendenza a diventare molto pretenziosi quando siamo tra di noi e abbiamo iniziato a dire: ‘Ovviamente ci sono tutti questi misteri riguardo alla serie. Non sarebbe bellissimo se nell’episodio finale di Lost rispondessimo a delle domande che la serie non ha mai sollevato? Ad esempio — non so — quale è il significato della vita e cosa succede quando moriamo?’. Tutto questo succedeva tra la terza e la quarta stagione mentre stavamo iniziando a pensare al finale. Sapevamo che la stagione quattro sarebbe stata fatta coi flashforward (i salti in avanti), sapevamo che la stagione cinque sarebbe stata con l’isola che si spostava nello spazio e nel tempo, ma non sapevamo cosa avremmo fatto con la stagione sei. Avevamo finito i flashback e avevamo finito con i flashforward. Volevamo che la stagione fosse ambientata nel presente. Cosa fare? Abbiamo avuto l’idea di inserire una realtà alternativa basata sul fatto che Juliet fa esplodere la bomba e crea un mondo in cui il volo Oceanic 815 non è mai caduto sull’isola e che, in realtà, è una parabola sull’aldilà.

Lost, il capolavoro

Se c’è una serie televisiva che chi vuol scrivere di televisione o per la televisione dovrebbe studiare e magari mandar giù a memoria, quella serie è Lost.
L’ho vista in dvd ultimamente, grazie a Giuseppe Giglio il mio spacciatore di felicità catodica, e sono rimasto estasiato.
Il ritmo e la suspance che legano indissolubilmente lo spettatore alle gesta di John Locke e Jack Shephard sono soltanto due degli elementi degni di nota. Il segreto di Lost sta nella sua scrittura sontuosa, nei suoi dialoghi da alta cinematografia, nella sua fotografia hollywoodiana e nella recitazione perfetta.
Il meccanismo dei vari livelli temporali è talmente perfetto da risultare gradevole persino quando viene esasperato. Ci sono momenti in cui, davanti al teleschermo, viene spontaneo guardare il calendario piuttosto che l’orologio per chiedersi quando siamo.
Solo un genio come J.J.Abrams poteva ideare un sistema di nodi così complesso e al tempo stesso lineare che dà i migliori risultati nella seconda e nella terza serie.
Vorrei raccontarvi di più. Dell’isola, del disastro aereo, del mistero che è l’architrave della narrazione, della simbologia, del gioco di specchi, del presente e del passato che si mescolano, ma è meglio di no dal momento che c’è ancora molta gente che deve gustarsi questo capolavoro.

Berlusconi Lost

Tramite Tony Siino apprendo di questo video. Molto, molto bello. Godetevelo.