Se il neo ministro Brancheravessevoluto sottolineare la propria emancipazione da un vizio odioso come il sospetto di una nomina clientelare (una nomina a ministro, mica un incarico in una municipalizzata), tutto avrebbe dovuto fare tranne che pronunciare la consumata formula “contro di me solo odio”. Perché quello dell’odio fatto partito – come se un sentimento potesse essere ghettizzato a componente politica – è un grottesco ritornello del suo padrone e correo.  Insomma un modo – il più banale – per compromettersi definitivamente
Nei romanzi gialli,  il meccanismo più trito prevede che uno dei sospettati si tradisca pronunciando una frase o richiamando una circostanza che riporta al movente del delitto. E’ una sorta di ciambella di salvataggio che l’autore del libro lancia verso se stesso quando non sa come far quadrare una storia: ovviamente poi se ne vergogna.
Solo che Brancher non è uno scrittore, non è un personaggio di fantasia, e soprattutto non appare geneticamente in grado di provare vergogna.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

8 commenti a “L’uomo che non conosce vergogna”
  1. “L’Italia perde i Mondiali e se la prende con me…mi ritengo una persona equilibrata e onesta di buon senso che ha sempre lavorato e continua a lavorare”. Dal dicastero della paranoia.

  2. Quoto Floriano. Questa dichiarazione di Brancher ha dell’incredibile. E dell’ignobile.

  3. … perché il sandalo-gioiello, col caldo che fa, lo lascia alle gentili “accompagnatrici”…

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