Armiamoci

Ci si abitua a tutto, tranne che alla cialtronaggine. Con Berlusconi ci siamo allenati abbastanza, soprattutto da queste parti, come se nel nostro destino fosse previsto un Salvini arrogante e menzognero. Comunque sia, dobbiamo andare avanti in quest’epoca di passi indietro: un sindaco che si sbraccia per l’accoglienza condannato come se fosse un mafioso (e forse più); una funzionaria di polizia che s’inventa pasionaria al di sopra delle regole; un fustigatore a mezzo social di presunti vizi e grottesche virtù che s’impiglia nei vizi e si sniffa le virtù.

La questione Salvini è importante da decrittare perché spesso la comunicazione istantanea dei social e la rapidità di reazione del web tendono a tritare contenuti e contenitori, codici e trucchi.

Oggi Salvini, dopo la condanna di Mimmo Lucano, ha fatto due tweet in cui maldestramente usa un espediente logico-comunicativo noto come strawman argument (ne abbiamo parlato undici anni fa, pensate un po’). In cosa consiste? Semplice: quando l’argomentazione dell’interlocutore è difficilmente attaccabile se ne fa una copia truccata e si incanala la discussione su quel binario morto. In modo che alla fine si svii il flusso polemico ai piedi dell’argomento spaventapasseri e ci si dimentichi del vero problema.

Con Morisi, imbarazzante esempio di come predicare bene e razzolare malissimo, Salvini è comunque perdente. Quindi ecco lo spaventapasseri: Mimmo Lucano, il condannato in primo grado per il quale non vale il garantismo peloso di Lega e correi. E gli argomenti che servono a sviare l’attenzione dall’inequivocabile (Morisi, droga, prostituzione, immigrati, eccetera): invece di dare la caccia agli omosessuali pensino ai criminali (tipo Lucano, eh!); il paladino dei radical chic guadagnava illecitamente sugli immigrati e invece tutti impegnati a fare i guardoni in casa altrui.

È chiaro anche a un bambino che l’accostamento tra gli ambiti è arduo, e anche da farabutti. Solo menti mal strutturate o peggio in malafede possono recepire un messaggio così storto. È come dire: mentre un poliziotto guarda le mie mani insanguinate, nessuno si occupa della fame nel mondo. E anzi il paragone è ben più calzante rispetto a quello proposto dal figlio/padre/padrone della Bestia.

Sapere, conoscere, informarsi è il nuovo porto d’armi contro le aggressioni di una criminalità del pensiero. Che spaccia idee violente, promette la riscossa dei lestofanti e non si cura della realtà.

Armarsi di cultura è un buon modo per (tentare di) resistere. Lo so, è noioso, ma ogni forma di resistenza ha i suoi punti deboli…

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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