Signori o dottori?

Tremendo è il laureato che si firma, si fa chiamare e, addirittura, si presenta col titolo di dottore. Peggio ancora è il non laureato che millanta e si fregia di qualcosa che non merita: ricordo un corrispondente di provincia che, esagerando, si faceva chiamare direttore.
Campioni mondiali di povera presunzione,  in tal senso, sono alcuni (pochi) medici, i magistrati e commercialisti, possibilmente neo laureati dopo una navigazione fuoricorso decennale. Ostentano il loro titolo di dottore come un elemento di distacco: del resto il loro rapporto con l’altro necessita di un balcone, di un predellino che renda evidente il dislivello, la differenza di altezza. Io guaritore, tu paziente. Io giudice, tu cittadino. Io esperto, tu cliente.
Anche tra le altre categorie c’è un grottesco orgoglio nel fregiarsi di un’abbreviazione di quattro lettere: dott e il portinaio ti rispetta; dott e la segretaria è più motivata; dott e la vita ti sorride.
Non cerco il colpo a effetto e vi dico una cosa scontata. Alcune delle persone migliori che ho conosciuto hanno schivato con grande attenzione il sistema della finta meritocrazia del “dottoresimo”. Come si dice? Signori si nasce, di sicuro. Dottori lo si diventa, forse.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

9 commenti su “Signori o dottori?”

  1. Che dire? Come non essere d’accordo. Confesso che all’inizio dei tempi mi dava un po’ fastidio sentir chiamare dott. prof, avv. il mio condomino mentre IO ero solo e soltanto “signora” pur avendo titoli a josa da poter spendere. Col tempo, ma non ne è occorso tanto!, ho capito che essere una “signora” ( o un signore) è molto più difficile e più appagante che essere un qualunque dott, prof, ing, avv,

  2. La verità è che io ti citerò a oltranza e all’infinito. Questa è la verità.
    Bravo Gery!!!!

  3. Come non condividere in pieno? Un altro vezzo, diffuso specialmente nei talk-show televisivi, è quello di chiamare qualunque politico “presidente”, anche se non lo è affatto o lo è stato (anche di una bocciofila) in tempi immemori. “Siamo uomini, o caporali?”, ci ammonisce il saggio Totò in un altro dei suoi indimenticabili film.

  4. Conosco un tale che nella sua carta da lettere intestata vi sono i titoli di dottore e cavaliere. Non è nè l’uno nè l’altro.

  5. Anche nella targhetta apposta dietro l’uscio di
    casa
    rag. cav. Tizio Caio
    da ridere a crepapelle

  6. Non per niente anche il grande Paolo Villaggio ne fa una raffigurazione “plastica” nel descrivere nei suoi libri e nei suoi film, in contrapposizione a Fantozzi, il grande capo come “Dott. Prof. Comm. Ing. Cav. Lup. Mannar. Gran. Farabutt. ….. “…

  7. Ancora peggio sono, poi, quelli che hanno la presunzione di incollare una sequela di titoli e onoreficenze anche sulle lapidi nei cimiteri. Quelli, mi fanno più pena di tutti: i defunti che si faranno spernacchiare anche all’altro mondo e quei fessi dei parenti che deporrano i crisantemi sulle tombe dei propri defunti. Come se dottori e cavalieri si restasse in eterno.
    …ma mi faccia il piacere!

  8. Il vero problema è l’effetto che la parola fa.

    – Pronto sono Salvatore Baglieri, chiamo per avere informazioni sulla firma digitale.
    – Chi è chi boi???

    – Pronto sono l’Ing. Salvatore Baglieri, chiamo per avere informazioni sulla firma digitale.
    – Si un attimo [che cerco qualcuno che sappia cosa sia].

    In realtà non ci sarebbe bisogno di ostentare il titolo accademico, basterebbe vedere lo spessore degli occhiali :)

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