L’innovatore infelice

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Ora qualcuno vi rimbambirà con la storia della rockstar maledetta, sfruttata e incompresa. Chi invece con Michael Jackson è nato, cresciuto e invecchiato sa bene che le cose sono andate diversamente.
Jacko era un genio della musica, calcolatore e furbo. Un uomo forte della sua debolezza e delle sue debolezze. Un artista incapace di piegarsi alle ragioni dell’umana convivenza: il culto della parte proibita di sé, la distanza da un aspetto fisico legittimo, la droga della solitudine.
Jackson ha suonato, cantato e arrangiato pop, R&B, funk, soul, disco, dance. Ed è stato il più bravo. Prima che le classifiche musicali fossero monopolizzate dai grandi circuiti radiofonici, ha piazzato i suoi album ai vertici e ha costretto la storia ad occuparsi di lui, almeno come recordman (Thriller è ancora l’album più venduto di tutti i tempi).
Non è stato incompreso, ha voluto essere incomprensibile per tutto ciò che stava fuori dalla sua musica. Tanto lineari erano le sue architetture armoniche, tanto aggrovigliate apparivano le sue vicende personali.
Michael Jackson era, per sua stessa scelta, un innovatore infelice, un folletto deluso dalla propria bizzarria. Nei suoi piani – ne sono certo – non c’era la felicità, ma l’invenzione.
Forse se n’è andato troppo tardi.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

20 commenti su “L’innovatore infelice”

  1. Forse doveva concludere la sua esistenza donando il suo cervello alla scienza, dato che in vita probabilmente non ha donato la sua psiche a un analista.
    Questo senza nulla togliere all’artista, che mi piaceva. Grande ballerino, anche.

  2. A me Michael Jackson non è mai piaciuto.
    Trovo e ho sempre trovato la sua musica scontata, magari piacevole da ballare , ma assolutamente senza profondità. Non mi ha mai comunicato nulla
    Sinceramente non me la sento di mettermi nel coro dei “Quanto era bravo”. Anche perché i suoi ultimi dischi, si erano rivelati veramente brutti.
    Sullla persona non mi sento di dare giudizi o esprimere pareri.

  3. Bel pezzo, condivido. Ma perché “infelice” Gery? Chi insegue e persegue innovazioni non è infelice. Così può apparire agli altri, a tutti quelli che delle innovazioni e delle incomprensioni hanno paura

  4. Grande artista al di là delle preferenze personali e totalmente folle. Le due cose ahimè(?!) vanno a braccetto.

  5. Gery, Tu lo sai, la sofferenza, spesso, non è infelicità. In certi casi diventa godimento

  6. Secondo me a Jacko la botta gliel’ha data quell’infanzia sotto i riflettori e con il pubblico adorante, all’epoca dei Jackson Five. Non si è più ripreso.

  7. Ha fatto il suo percorso che credo non potesse essere diverso. Era Michael Jackson e come tale ha vissuto e se ne è andato. Anch’io credo che soffrisse molto e che, anche se la cosa può suonare patetica, non potesse essere altrimenti per lui. Poteva fare analisi, sono d’accordo non gli mancavano i mezzi per farne cinque sedute al giorno per i prossimi mille anni. E forse lo avrebbe salvato. Non lo ha fatto e punto. Diversamente, sarebbe stato un altro artista, un’altra persona. Non ha senso dire se meglio o peggio; un altro. Resta sicuramente un personaggio unico dal punto di vista musicale, come arrangiatore e ballerino. Un innovatore, persino, per chi si intende più di me di musica. Che possa piacere o meno. E, sono d’accordo con Gery, un grandissimo professionista, a suo modo geniale. Correva voce che avesse in mente di girare un folle film in cui avrebbe impersonato Edgar Allan Poe. Mi resterà la curiosità.

  8. Mi correggo; non so se non abbia fatto analisi, ma da quello che si vedeva, Dio mi perdoni, non era andata proprio a buon fine…

  9. Appunto Cacciatorino, non capisco perché dobbiamo necessariamente allinearlo ai nostri metri. Quali metri poi? Quelli del berlusca?Michael Jackson ha vissuto la sua vita come la voleva, e non ha preteso di rappresentare una nazione ma solo se stesso

  10. Nell’immaginario collettivo resterà quella stoica ed inutilissima tortura alla propria epidermide.

  11. x cacciatorino: secondo me, ne aveva fatta troppa, di analisi.

    e comunque credo che per tutta una generazione jacko rimandi subito a quell’incredibile video di john landis, prima volta che il mondo del cinema irrompe nei videoclip: un lupo mannaro americano a londra in versione rap-pop-r&b che ancora oggi quando mi capita di rivederlo mi fa venire i brividi.

    e chissà se aveva finito di sborsare tutti i soldi che doveva ad al bano…

  12. @antipatico: ah, potrebbe anche essere, sulle troppe sedute.
    Ma con Al Bano aveva patteggiato, no?. Mih, ‘sta storia l’avevo dimenticata. Ora il cigno di Balaika è capace di farsi una vespata su Jackson. E magari salta fuori che Jacko è stato vittima di un complotto partito da Cellino San Marco. Con i tempi che corrono.

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