Si perdono 20.000 euro al giorno. La responsabilità? E’ di nessuno

soldi

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Mettiamo che lavoriate in una piccola azienda privata e che dobbiate provvedere al trasloco di un ufficio, due scrivanie, due computer, un fax, un piccolo armadio, varie suppellettili. L’operazione vi è stata annunciata da tre mesi e voi dovete solo assicurarvi che tutto sia a posto: impresa di trasporti allertata, nuovi locali puliti, volture effettuate. Arriva il giorno X e al momento di accedere ai nuovi locali vi rendete conto di esservi dimenticati di farvi dare la chiave dal padrone dell’immobile, che adesso è partito per la Papuasia, e dovete rimandare tutto indietro costringendo la vostra azienda a pagare per un trasloco inutile. Mettiamo anche che i vecchi locali non siano più disponibili e che si debbano sborsare tot euro al giorno per il deposito, perché scrivanie, armadio e tutto il resto non ve li potete portare a casa. Passano i giorni e le chiavi non ci sono. Mannaggia, com’è potuto succedere… è stato un disguido, un malinteso. Alla fine la vostra azienda ci rimette qualche migliaio di euro. Voi credete di farla franca? Ovviamente no, perché se avrete la fortuna di non essere licenziati in tronco, sarete costretti a risarcire il danno.
Fine della storia.
Ora mettiamo che lavoriate alla Gesip o al Comune di Palermo e che un malinteso o una vostra dimenticanza provochino un danno di ventimila euro al giorno per dieci giorni consecutivi (totale duecentomila euro). Credete di farla franca? Ovviamente sì, perché quando ci sono soldi pubblici di mezzo l’errore è addolcito dall’endemica assenza di responsabilità. Lo dimostra lo scandalo sollevato da Repubblica sugli oltre 600 operai della Gesip che da dieci giorni raggiungono il posto di lavoro, ma stanno lì a grattarsi la pancia perché nessuno ha pensato di sottoporli alle visite mediche previste dalle norme o di dotarli di attrezzature adeguate.
La parola chiave è “disguido”, e qui le virgolette servono per marcare un sereno distacco dalla leggerezza istituzionale con la quale si lasciano passare simili scempiaggini. In una città con l’acqua alla gola buttare i soldi nel cesso – perché di questo si tratta nel caso in questione – dovrebbe essere un crimine. Invece è un “disguido”.
Uffici che non si parlano, o che si parlano in lingue diverse, controlli che qualcuno doveva fare e che nessuno ha fatto. Mai che salti fuori un responsabile, mai che ci sia un colpevole con nome cognome e lettera di licenziamento. Nel settore pubblico si perdona come si respira: e non è sentimento, ma indolenza.
Fateci caso, il mal di superficialità della nostra politica ha un sintomo grammaticale ben preciso, l’incontinenza dichiarativa al futuro. (…)
Ieri, sul caso Gesip, il vicesindaco di Palermo e assessore alle Aziende partecipate Cesare Lapiana ammoniva a mezzo stampa: “Dopo queste iniziali defaillance non tollereremo più alcun disservizio”. A parte che la defaillance indica una mancanza di forze e qui invece mancavano tute e rastrelli, non sfuggirà l’arma sguainata del verbo al futuro. Prendiamone nota.
Così come prendemmo nota di una famosa dichiarazione dell’ex sindaco Diego Cammarata che su Repubblica del 31 luglio di due anni fa tuonava, sempre al futuro: “Risaneremo la Gesip”. Aveva appena spacchettato l’ultimo regalo del governo Berlusconi che, piallato da una crisi economica devastante, aveva trovato il modo di fare un gentile omaggio alla città amministrata dal suo fedelissimo: quarantacinque milioni di euro.
Finì come finì (passato remoto).

  

2 Comments

  1. La cronaca di Giovi, del 16.05.2013, giovedì » Ricordare
    Mag 16, 2013 @ 19:56:49

    […] Si perdono 20.000 euro al giorno. La responsabilità? E’ di nessuno […]

  2. Micheluzzo
    Mag 19, 2013 @ 12:06:49

    Sempre là torniamo: la mancanza di responsabilità, o meglio, la mancanza di assunzione di responsabilità. La colpa non è mai di nessuno, chi pensa di cercarne una traccia si perde nel limbo degli uffici competenti e dei rimandi a codici e codicilli: dovrebbe però sentirsi sollevato dalle immancabili promesse del politico di turno, che però ha fatto le scuole e ci tiene a far sapere che lui le lingue straniere le maneggia con sapienza.

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