All’indomani dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Leonardo Sciascia scrisse un lungo articolo sul Corriere della Sera che, sostanzialmente, conteneva una risposta e un’interpretazione.
La prima era rivolta a Giorgio Bocca.

Secondo lui (Bocca, ndr) io avrei della mafia un’immagine indefinibile, cangiante, misterica, raffinatissima. Troppi aggettivi: e soltanto uno – cangiante – potrebbe cautamente andare; ma a misura di un cangiamento oggettivo, non soggettivo. (…)
Se di questi cambiamenti (di Cosa Nostra, ndr) Bocca non si accorge, nonché dell’intuito di letterato, è sprovvisto dell’intuito di storico (qualche suo libro porta nel titolo la parola storia) e dell’intuito di giornalista. Che peraltro non occorrono, bastando il semplice buon senso (…)

L’interpretazione era, come spesso accadeva, urticante.

Il generale Dalla Chiesa non si proteggeva sufficientemente e accortamente. (…) andava per le strade di Palermo senza protezione e precauzione; ma pare che il dirlo venga considerato un’offesa alla memoria del generale e una remora alla lotta contro la mafia. (…)
Il fatto che Dalla Chiesa si fosse identificato nel capitano dei carabinieri del Giorno della civetta è dimostrazione, piccola quanto si vuole, di quel che pensava di sé e della mafia.

Comunque la si pensi e qualunque sia il giudizio sul letterato e sulle sue parole, credo che oggi manchi una mente in grado di esibire concetti con simili profondità e chiarezza.
Per questo mi permetto di segnalarvi la raccolta delle opere di Leonardo Sciascia, edita da Bompiani.

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