Ognuno parli di ciò che sa

Il problema di Antonio Cassano non è lafrasesugli omosessuali né la sguaiataggine mentale di uno che di mestiere ha sempre tirato calci a un pallone, ma il circo nel quale si esibisce.
Il mondo del calcio si occupa sempre meno di calcio e sempre più dialtro. E dire che quel mondo era nato come realtà parallela per distrarsi dal resto, cioè per non pensare adaltro. Invece le nefandezze dalle quali fuggivamo per quei benedetti novanta minuti a settimana (prima si giocava come si andava a messa, una volta ogni sette giorni) ora ce le ritroviamo ogni giorno, dentro e fuori dai campi da gioco, prima e dopo il fischio d’inizio, con o senza scie giudiziarie.
Antonio Cassano è un campione nel suo sport, il che non fa di lui automaticamente un maestro di pensiero. Ha tutti i numeri per parlare di dribbling e falli in area, ma non ha gli strumenti culturali per discettare d’altro. E’ notoriamente un ignorante quindi non gli si può piazzare davanti alla bocca un microfono in eurovisione e farlo rispondere a ruota libera. E’ questo l’errore che si commette nel circo del calcio: far ruggire chi non è tigre, far danzare chi non è ballerino.
Non è lamoratoriaproposta da Monti la soluzione più idonea per raddrizzare le gambe storte di un mostro miliardario, ma forse un passo (indietro) di prudenza.
Ognuno parli di ciò che sa, il resto è tassativamente vietato. Per contratto.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

1 commento su “Ognuno parli di ciò che sa”
  1. Hai ragione. Sarebbe come se a Vendola chiedessero un parere sulla difesa a 3: chi se ne frega?

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