In caso di futuro

Ho letto con grande interesse i vostri commenti sull’iPad. Però a tutti quelli che discutono soltanto dell’utilità dello strumento – e sono molti, qui e altrove – mi permetto di far presente che il prodotto in questione non è una lavastoviglie, non è da giudicare per le prestazioni (chili di bucato, consumi, rumore). L’iPad è un’invenzione che offre spunti agli amanti del design, agli appassionati di tecnologia, ai guardoni della comunicazione, agli appassionati della futurologia, ai curiosi in generale. Spunti per elogi o per critiche, naturalmente.
Tempo fa vi raccontai di una persona che, in virtù di una fallace folgorazione,  propose di non scrivere la parola internet sui giornali perché, ne era certo, si trattava di un fenomeno passeggero.  Era qualcosa di più di un giudizio affrettato.
Ora a naso credo che quello dell’iPad sia un tema da trattare con le pinze, da non liquidare come una moda aggirabile. Si può essere più o meno attratti dalle novità (io ho una sorta di patologia per quelle tecnologiche, ma non è un pregio), però coi sintomi del futuro bisogna essere cauti.
Meglio dire “al momento non lo comprerò”, piuttosto che recensirlo come “inutile giocattolo”.
I giocattoli non sono mai inutili se finiscono nelle mani giuste.

Video via Pazzo per Repubblica.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

72 commenti su “In caso di futuro”

  1. Correggo: “non la ciofeca americana che NE TRASSERO”. Era il contrario.

  2. Da Un uomo in casa trassero i due citati:
    George e Mildred e Il nido di Robin.

    Orzowei lo ricordo benissimo.

    Caro maestro, lei non disdegnò neanche Happy Days, se ben ricordo.

  3. @Tanus: sì, ha ragione, bravo! Il che mi dice che lei è più vecchio di me, pur essendo più giovane. E’ come in quel film di woody allen: c’erano il vecchio Grigori e il giovane Grigori. Stranamente il vecchio Grigori era più giovane del giovane Grigori.
    Furia. Altra fonte di letizia e di tristezze. Rivedendo quelle sigle credo di capire. Si spiega in parte il perché siamo una generazione di depressi.

  4. Tanus, però è stato fortunato: non sono riuscito a beccare la sigla della “famiglia Smith” con Henry Fonda e Ron Howard.

  5. Va bene. Depongo le armi e mi inchino alla sua superiorità.
    La sigla di Lupin ha un che di “gay”… ora che ci penso.
    Sono sconvolto anche per la somiglianza di Fonda di quel periodo con mio suocero.

  6. Gery, mi hai censurato! Non è giusto :-(
    Io avevo solo scritto che avrei visto bene l’iPad nelle mani del cacciatorino, ma adesso lui non potrà capire!

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