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Può ritenersi doppiamente fortunato chi può permettersi di essere indeciso. C’è purtroppo chi non sa neanche leggere. E non mi riferisco a “popoli lontani”
Si potrebbe superficialemtne sostenere che lettura è “passività”, scrittura è “attività”. Ma la lettura comporta invece un notevole sforzo di penetrare nel pensiero e nelle emozioni altrui, interpretandole originalmente, e la scrittura il lasciare che gli altri vedano anche ciò che io stesso non veda.
Passività ed attività si completano in questi due grandi aspetti della “cultura”, cioè di quella componente dell’uomo non troppo spesso in questi tempi valorizzata.
Come vedi, non ho risposto al quesito, ma ho più o meno abilmente “glissato”: sono entrambe “divertenti” nel senso che l’uomo può ritrovarvi il modo per crescere senza annoiarsi.
C’è chi si diverte a leggere ciò che ha scritto.
Il guaio è quando non si rende conto che è l’unico che si diverte a leggere ciò che ha scritto.
@ Tanus
questo si chiama autoerotismo mentale, ed è una pratica contagiosa
Dovrò stare attento allora.
Infatti leggo il mio commento precedente … e non mi diverto per niente.
i.e:
“C’è chi si diverte a leggere ciò che ha scritto.
Il guaio è quando non si rende conto che è l’unico che si diverta a farlo”,
sarebbe stato meno atto di autoerotismo mentale.
E vai di sega e martello.
;-)