Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Sette anni fa ho perso un figlio, un cosiddetto “aborto spontaneo”. La gravidanza era già avanzata e l’espulsione del feto non è stata una passeggiata. Ricordo ancora me stessa, in stato di choc, che ripeteva a chiunque mi si parasse davanti in quelle ore: “Ma come fanno le donne ad abortire?”.
Non c’era critica nelle mie parole, ma un immenso dolore. Mi farei in quattro per difendere la legge sull’aborto. Non oso pensare a certe operazioni da macelleria dei decenni scorsi. Un aborto, però, deve essere visto per quello che è: un diritto inalienabile di una donna a disporre del proprio corpo. Ma anche ad interrompere una vita.
Non penso che l’aborto possa essere in nessun caso una scelta facile piuttosto un incubo che prende forma. Considero l’aborto un omicidio ma non mi sono mai permessa di giudicare nessuno come un assassino. Chi lo fa dimostra un’insensibilità davvero criminale mascherata da principi ideologici discutibili.
adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto
E’ la prima lettera di Pietro. Parola di Dio, per chi ci crede.
“Con dolcezza e rispetto”.
@salvo toscano: la dolcezza e il rispetto sono molto soggettivi e mi sembra che chi si mette in bocca “la parola di Dio” nella maggior parte dei casi non abbia rispetto per le persone e le loro scelte che possono essere anche molto dolorose.
Io non posso giustificare chi emette sentenze come se fosse un giudice (per questo ci sono le apposite aule di tribunale) solo perchè un’altra persona ha fatto una scelta non condivisa, ma chi sono, chi mi rappresentano??? Perchè non guardano il proprio orticello e se proprio vogliono accogliere il Signore nei loro cuori, che lo facciano in silenzio e “con rispetto”!