Scorciatoie ovvero sveltine

Qualche giorno fa avevo accennato alle scorciatoie mentali, rinviando la discussione a un altro momento. Che ora è arrivato.
Scrivo da Fidenza, tappa importante della Francigena, nella consueta serata post-sfacchinata: del resto la giornata è talmente piena di gioia, stupore e fatica che solo a sole calato si riescono a trovare il tempo e la lucidità (lucidità è parola improvvida con questo caldo e questi insetti) per fermarsi e narrare.

Stamattina, mentre scarpinavo sotto un sole ancora più forte di quello di ieri – con una distanza quasi doppia e al contempo con la metà degli alberi – per contrappasso mi è venuta in mente la storia delle scorciatoie. Perché, in partenza, avrei potuto ridurre notevolmente l’itinerario uscendo dalla Francigena e sorbendomi la strada statale, ma così avrei perso ogni riferimento con lo spirito di questa tappa: che è pianura e pietre, verde e arsura, deserto e immaginazione. La scorciatoia sarebbe stata agevole, come la versione di comodo che diamo sui social quando citiamo frasi di scrittori che perlopiù mai abbiamo letto, per ribadire il nostro andare controcorrente, il nostro essere fuori dal gregge, il nostro essere forti contro le avversità. Poi, altrettanto perlopiù, non abbiamo il coraggio di mollare la persona che ci avvelena la vita, viviamo come reclusi tra lavoro e dopolavoro che è un prolungamento del lavoro solo che non è retribuito, e l’unico dito che abbiamo alzato per opporci è quello sul telecomando di una tv di cui un’altra persona paga le rate.
Pensavo che di persone così ne conosco. Forse, azzardo, se dovessi fare qualche numero direi che sto attorno al 35- 40 per cento delle mie conoscenze (conoscenze, non amicizie). E realizzavo che quella contro la tentazione per la scorciatoia è l’unica resistenza che oggi, dopo anni di fallimenti, mi riesce discretamente bene. Non per mia virtù, ma perché anche la psiche sviluppa i suoi calli.

La scorciatoia mentale, la più pericolosa delle scorciatoie, non ha nemmeno uno dei vantaggi di quelle di altro stampo o genesi. Geograficamente la scorciatoia ha le sue ragioni: si risparmiano tempo e fatica, poi magari si rischia sull’itinerario (a questo proposito mettiamo un segnalibro per le prossime puntate, perché le alternative di Google Maps sono ogni tanto esilaranti se non drammatiche).
Ma che senso ha inventarsi uno sconto sul ragionamento?
Ok, devo stringere perché oggi la riflessione è stata lunga come la strada, e probabilmente ha risentito della temperatura.
Per esperienza so che il caldo estremo (come il freddo) misto alla fatica ha questo di buono. Ti insegna a diffidare della peggiore delle scorciatoie: quella che ti impone di trovare al più presto un nemico per dimostrare coerenza con te stesso, coi tuoi ideali.
È un peccato che ci si debba ridurre assetati e mezzi rincoglioniti per apprezzare il passo lungo, il nastro di sentiero che scorre, la solitudine dei tuoi passi, la responsabilità dei comportamenti, tutti: con ampio dispendio di metafore.

So di cosa parlo perché purtroppo non sono sempre nello stato di grazia del camminatore o dello sciatore solitario. La scorciatoia nella maggior parte dei casi è una sveltina. È l’alibi comodo per le inadeguatezze che non sappiamo a chi accollare, ma che sono solo nostre. Tutti lo sanno, nessuno ce lo dice: perché vige un sistema di reciprocità della minchiata col quale manco i complottisti di QAnon riescono a tenere il passo. È questa una delle emergenze del nostro ordinario, che ci crediate o no. E se non ci credete cazzi vostri, ma cercate di non farmelo sapere.
Bando alle chiacchiere, pensateci: quando non potete prendere sonno e avete la fortuna (!!!) di avere qualcuno accanto che vi racconta una storia, avreste mai il coraggio di chiedere una short version?
Ecco, funziona così.
Sempre.
Quando camminiamo sulla Francigena, quando ci spalmiamo sulla sabbia di una spiaggia tropicale, quando ricicliamo il pranzo dai parenti come evasione e la felicità col coniuge cornuto come vera realizzazione di un amore che abbiamo pestato sotto i piedi.
La dignità è fatica perché ammette gli errori. La scorciatoia è fatica inutile, perché gli errori si illude di cancellarli.
Dal senso della vita al senso del ridicolo il passo – soprattutto trattandosi di cammino – è breve.

7-continua

Le altre puntate qui.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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