I grillini e lo specchio deformante del web

irrealta

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

E’ vero: la vittoria ha cento padri, ma la sconfitta è orfana. Per questo già da tre giorni gli esponenti siciliani del Movimento 5 Stelle stanno cercando di trovare qualche genitore per il disastro delle amministrative siciliane. (…)
In Sicilia per queste elezioni è sostanzialmente mancato Beppe Grillo come è mancato Silvio Berlusconi, e le rispettive formazioni politiche sono colate a picco. Ciò induce a pensare che la capacità di presa, di calamitare attenzione, del Movimento 5 Stelle sia più simile a quella del Pdl che a quella del Pd, che infatti ha stravinto senza avere un vero leader (manco a pagarlo).
All’indomani del trionfo delle Politiche di febbraio scrivemmo che, smaltita l’euforia per una meritata vittoria, il vero ostacolo da superare per i grillini era la coesistenza con gli altri, partiti e soprattutto elettori. E che la loro ambizione di rappresentare la vera Sicilia si schiantava con i risultati elettorali che ci raccontavano di tante piccole Sicilie che votano da un lato guardando dall’altro. E’ su questo ostacolo che il Movimento ha inciampato, in una tornata elettorale come quella delle amministrative in cui impera la frammentazione dei consensi. Storicamente in Sicilia le elezioni nei Comuni sono la riserva protetta delle vecchie volpi della politica, che per lunghi periodi sembrano estinguersi, ma d’improvviso riappaiono col pelo più lucido e coi denti più aguzzi di prima.
E invece ancora l’altroieri sul profilo Facebook del Movimento siciliano si leggeva un peana rivolto ai pochi ma buoni (“Non ci può essere cambiamento dove non si gioca alla pari, dove esistono galoppini, dove esistono ancora brogli, dove esiste il ‘voto utile’, dove il voto non è libero”) che sa tanto di caduta dal pero, giacché i galoppini e i brogli vanno combattuti e denunciati, non addotti genericamente come causa della sconfitta dei puri.
Oggi il Movimento 5 Stelle si trova davanti a un bivio: da un lato può scegliere di rimanere l’antidoto alla politica, dall’altro può incarnarsi senza scandalo nella politica stessa. Fuori dalla metafora, può continuare a scommettere sull’estemporaneità delle sue scelte, mantenendo intatto il fascino di una sorta di volontariato laico, oppure sposare una moderna strategia delle alleanze, ammettendo che l’eccesso di autonomia in un gruppo rischia di incrinare la capacità organizzativa e, di conseguenza, di compromettere i risultati.
I pentastellati ripetono con convinzione che a loro non interessano le poltrone. Constatazione confortante, a patto che non si finisca a combattere per uno strapuntino. Nella terra del compromesso, anche inconfessabile, bisogna assumersi la responsabilità del potere, non liberandosene (che sa tanto di deresponsabilizzazione) ma utilizzandolo per aggregare idee, progetti, intenzioni.
Il web ha il suo potere, ma dato che secondo l’Istat la Sicilia è una delle regioni col minor numero di connessioni internet casalinghe, la rete non può essere sovrapposta neanche per gioco all’elettorato reale: il rischio è quello di finire davanti a uno specchio deformante e chiedersi perché ci si trovi dimagriti sino a scomparire.

  

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