Cambio


Ve la faccio breve perché so che la politica regionale primeggia su quella romana/nazionale solo perché riesce a far annoiare pure i mattoni.
In Sicilia il presidente Raffaele Lombardo ha cambiato la formazione e, quel che è peggio, il programma di governo. Non è la prima volta, nemmeno la seconda, e manco la terza…
Non ho fatto il tifo per lui né simpatizzo per la coalizione che lo ha sostenuto, però le leggi della democrazia hanno una sola controindicazione: se non rispettate, fanno incazzare quello che in un tempo ormai dimenticato si chiamava popolo.
Al posto di tutti quelli che hanno votato Pdl, o Forza Italia o Meno Male che Silvio c’è, al posto dei rassegnati del Pd, al posto degli enigmatici dell’Udc (l’Udc ha sempre un qualcosa di misterioso nel suo perpetuarsi), al posto dei commensali di Micciché  e degli apostoli di Fini mi arrabbierei davvero.
Il patto elettorale è una delle certezze sulle quali si regge la speranza di chi va a votare, una specie di buono benzina, un buono pasto, un rimborso per il disturbo di andare a cercare il certificato, ritardare il pranzo dai parenti, recarsi al seggio, sopportare la faccia cerea degli scrutatori, segnare qualche ics con una matita spuntata e tornare alla vita normale con l’illusione di aver appena compiuto un atto rivoluzionario.
Chi lo tradisce, fino a prova contraria, è un miserabile.

  

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