Il cinema deprimente

SecondoQuentin Tarantinoil cinema italiano degli ultimi anni èdeprimente. Saltatemi addosso, ma non posso che dargli ragione.
Tarantino è un regista incostante e discusso (anche se a me piace, tranne che perLe Iene) . Molti film italiani hanno più pretese cheplot, campeggiano su uno schermo più per contributi riscossi che per sceneggiatura. Non sono un esperto e giudico a gusto. Se voglio svuotarmi il cervello scelgo un film americano, se ho voglia di sentimento vado verso una commedia inglese, se mi voglio far male oso aprire gli occhi su un retrospettiva orientale, se cerco l’impegno posso trovarlo in certe pellicole spagnole o del centro Europa. Non è un problema di geografia, ma di fabbrica delle idee. Noi italiani siamo diventati un popolo di fiction così come l’Olanda è diventata una catema di montaggio di format televisivi. Ognuno trova i suoi ritmi (televisivi e/o cinematografici) nella cultura che impera. Se il nostro modello, salvato dallo stesso Tarantino, è Moretti non siamo messi bene. A me Moretti dopo un po’ annoia a morte. Perché il cinema, l’arte, nasce per divertire e arricchire, non solo per compiangersi e contestare a bocca piena. Quando si parla di pesantezza fatta celluloide si cita spesso a spropositoEisensteincon la suaCorazzata Potemkindimenticando che le sueLezioni di regiasono un trattato illuminante sui volumi scenici e le inquadrature (scritto quasi un secolo fa). Dal sacro al profano, qualche giorno fa Wilbur Smith ha dichiarato alla tv italiana che c’è solo un ingenuo segreto per raccontare buone storie: scriverle bene. Partiamo da qui.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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