I cadaveri dell’Ariston

Parlare male del Festival diSanremoè come criticare la manifestazione di Miss Italia o come maledire il governo mentre il cielo si rabbuia di nuvole: un luogo comune, uno sfogo umano, una scemenza. Parlarne bene però è difficile, eh.
Larosa deibigriesumata daBaudoe i suoi commilitoni non deve suscitare scandalo: la canzone italiana – quella vera, quella che gli italiani ascoltano a casa, in auto, alla radio o che scaricano colpc– è sempre rimasta ben distante dal teatroAriston. Tranne rare eccezioni, il palco diSanremoè servito negli anni ai seguenti scopi:
1) Riesumare cadaveri per dimostrare che la decomposizione si può combattere con un po’ di cerone e qualche applauso telecomandato.
2) Confezionaremegacompilation, trainate da uno-due brani almassimo, per battere il record delle copiepiratate.
3) Portare alla vittoria sconosciuti e far sì che restino tali perl’eternità: un caso per tutti, iJalisse.
4) Offrire la possibilità alle più crudelimajordiscografiche di sfogare i propri istinti: sacrifici di ugole, scambi di ostaggi tra musicisti, ricatti e riscatti.
5) Manipolare il mercato italiano con una tecnica di ipnosi collettiva: Al Bano,Nada, Gianni e Marcella Bella… ripetete con me… Al Bano,Nada, Gianni…
6) Far ingrossare il fegato agli appassionati di canzonette.

Insomma anchequest’annoavremo di che parlare male per qualche sera, sbuffando davanti allatve ricordando improbabili edizioni del Festival in cui “la musica era musica”. PerchéSanremoèSanremo.

DiGery Palazzotto

Uno che scrive. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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