Amministrare a metà

Un estratto dall’articolo di oggi su La Repubblica.
E’ la “maledizione della metà.” Se il Comune di Palermo annunciasse, chessò, un giorno di pizza gratis per tutti, state sicuri che la metà dei palermitani rimarrebbe digiuna. E non si tratta di errori di valutazione come qualche maligno vorrebbe insinuare, ma di iatture, di convergenze astrali, di equivoci o, addirittura, di sabotaggi. L’assessore alla mobilità Giusto Catania aveva promesso che domenica scorsa la Favorita sarebbe stata finalmente chiusa al traffico. Truppe di cittadini, attirati dal miraggio di “una giornata di cultura e sport” si sono precipitane a piedi all’ingresso principale, quello di piazza Leoni ma hanno rischiato di essere arrotate. Perché non avevano fatto i conti con la maledizione: Favorita mezza chiusa al traffico e mezza aperta ai cittadini.
“Abbiamo controllato i principali varchi – ha detto il comandante della polizia municipale Vincenzo Messina – La gente che si muove a piedi o in bici poteva accedere alla zona pedonale dalla Palazzina cinese o da Case Rocca. E poi i dettagli dell’ordinanza non li abbiamo decisi noi”. Ma, non per essere pedanti, i “principali varchi” non dovrebbero essere quelli vicini alla città, cioè piazza Leoni e Fiera del Mediterraneo, lasciati invece serenamente incustoditi?
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Non c’è piano che contempli l’interezza, non c’è programma che non si fermi al primo tempo. Nella la gestione delle isole pedonali la parte più difficile dovrebbe essere quella di studiare i percorsi alternativi per le auto e invece, a Palermo, la sfida più ardua è spiegarli innanzitutto ai vigili urbani. Sabato scorso via Maqueda, in virtù di una presunta chiusura alle auto, doveva ospitare un’animazione organizzata da un comitato di valorosi cittadini: è finita che tutto è sfumato perché quei volontari non si sentivano talmente valorosi da rischiare l’osso del collo tra macchine delle forze dell’ordine, taxi, auto a noleggio, mezzi del car sharing e altri veicoli autorizzati che gli sfrecciavano accanto come se tutte le emergenze del pianeta passassero su quel nastro d’asfalto tra via Cavour e i Quattro Canti.
La risolutezza di un’ordinanza chiara e intellegibile dovrebbe essere inserita nel programma politico di una giunta, ancor prima di stabilire il da farsi. Esempio: non sappiamo cosa combineremo, però lo spiegheremo bene a tutti. E invece la cronaca ci ha insegnato che l’unico antidoto alla “maledizione della metà” si sviluppa in sede congressuale, convegnistica, elettorale o conviviale. Lì e solo lì le promesse sono intere e turgide come angurie, solide come l’ambizione e malleabili come la politica.
Poi, quando il gioco si fa duro i duri iniziano ad ammorbidirlo. Il ciclista investito nella Favorita pedonalizzata? “Non ci risulta, sarà stato fuori dall’isola”. Le attività sportive annullate in piazzale dei Matrimoni? “C’è stato un equivoco, la gente si è divertita lo stesso”. Il flop delle isole pedonali? “Solo boicottaggi. Non ne accetteremo più”. L’amministrazione comunale fa quadrato, sfodera la grinta istituzionale e si batte per la verità. O anche per mezza.

  

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