Se io gioco in una squadra è perché mi trovo bene in quella squadra. Magari il pubblico mi applaude pure, dopo aver pagato il biglietto.
Se io passo a un’altra squadra è perché mi hanno offerto di più, oppure perché in quell’altra mi trovo meglio. O ancora perché ha un pubblico migliore della prima.
Però non sto parlando di calcio.
Questo è quello che sta accadendo nella politica italiana. Con l’aggiunta di una sola, vergognosa, aggravante: i giocatori cambiano squadra mentre la partita è in corso.

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