Il sindaco che non fa il sindaco

Festino Palermo

Si avvicina il giorno fatidico per il sindaco di Palermo. Quello in cui la tradizione sopperisce alle necessità della politica, l’incanto popolare sommerge l’occhiata dell’invidioso, il piccolo ruolo di un uomo diventa ingranaggio della grande storia di una città.
Il 14 luglio a Palermo si celebra il Festino di Santa Rosalia, festa di cori e di cortei, di fuochi e di sudore. Dallo stuolo adorante che accompagna il carro con la santa un solo uomo è legittimato a ergersi per gridare – secondo il rito secolare – cinque parole di augurio e devozione (“Viva Palermo e Santa Rosalia”): il sindaco.
Lo scorso anno, Diego Cammarata, che di Palermo è ancora sindaco, è riuscito nell’impossibile: fare del suo giorno fatidico un giorno qualunque di invisibilità, sottraendosi alla cerimonia dell’augurio.
Quest’anno presenterà certificato medico?

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

19 commenti su “Il sindaco che non fa il sindaco”

  1. Poverino, ha dovuto sottrarsi perché la volta precedente gli era arrivata qualche pernacchia (fischio, vabbe’, è lo stesso) dal marasma. Ah, questi facinorosi che non hanno il minimo tatto. E’ sensibile, il ragazzo, certi traumi non li regge. Accennò a un complottino: si trattava di spernacchiatori prezzolati. Lo vedete che quando vuole anche lui sa precorrere i tempi? Un barlume di idea capita anche ai dobermann, ogni tanto.
    @abbattiamo: sì, me lo ricordo quando riuscì a sbagliare quella frasetta di rito. Ma era una serataccia: tirava scirocco, gli sarà andata un poco di polvere negli occhi.

  2. Resta però il vero eterno problema: un elettorato degno di lui che lo ha votato per più mandati e che ora gli abbaia contro solo perché magari non è arrivato sotto il tavolo l’ossicino promesso.

  3. Ricordo perfettamente quella sera, e posso dire: io c’ero! Prima difficoltà: salire sul carro. Sembrava quasi che la santuzza non lo volesse lì con lei. Ci impiegò un po’. Poi dimenticò i fiori. Altra tornata di fischi e risate. Finalmente giunto in cima, sbagliò la frase. Sacrilegio! Il popolo palermitano insorse e il nostro cool major dovette battere in ritirata.
    Beh, signori, questi sono traumi. Credo non si sia mai più ripreso veramente…

  4. E’ sparito metà messaggio. Ultimamente mi si censura volentieri. Sto meditando di eclissarmi.

  5. Poteva andare anche peggio. Poteva piovere.
    Magari nel frattempo è andato da uno psicoterapeuta e si è disintossicato dai flesh di quel polveroso trip da incubo sulla Santuzza. Magari quest’anno migliora e gli esce: “viva Santermo e viva Panta Rosalia”. O “Viva merlopa e viva tansa sarolia”. Mischino, un poco di comprensione, cerca di riabilitarsi.

  6. Voleva essere profetico: facciamogli urlare il nulla, perchè nulla è quello di cui è capace.

  7. ORTAGGI DISORDINATI

    Faccio il sindaco, non l’attore. Ecco perché ho deciso che non era più il caso di salire sul Carro trionfale per gridare “Viva Palermo e Santa Rosalia». Il sindaco Diego Cammarata giustifica così quella che (in realtà già dall’anno scorso) è diventata la novità del Festino di Santa Rosalia.
    Non sarà paura di trovarsi in una posizione privilegiata per essere preso a pomodori in faccia?

  8. Secondo me i termini della prima frase sono da invertire.
    Ma “faccio il sindaco” è la parte più esilarante.

  9. “Sì sì, “faccio il sindaco” è senza dubbio la battuta dell’anno!

  10. @abbattiamo, in effetti, essere attore significa anche avere un certo spessore. Al massimo Cammarata può essere macchietta.

    DA wikipedia:
    Un personaggio, per essere ben riuscito, deve mostrare tre diverse “facce”:
    -Come sembra
    -Com’è in realtà
    -Come diverrà (lungo l’arco della storia)
    La “macchietta” invece ha di solito solo una faccia, il “come sembra”. È quindi un personaggio piatto, non approfondito psicologicamente.

  11. Secondo me è ancora peggio: il come sembra corrisponde al com’è in realtà e al come diverrà. Praticamente il nulla monodimensionale. Uno scrittore cosciente lo depennerebbe dalla lista dei possibili personaggi di una storia qualsiasi senza pensarci due volte.

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