Gheddafi Berlusconi

Uno dei casi più eclatanti di amnesia istituzionale è quello che riguarda Muammar Gheddafi, uno che è a capo di una Nazione, la Libia, senza alcuna investitura ufficiale.
Il leader libico o il colonnello, come lo si chiama in mancanza di altra attribuzione ufficiale, arriva oggi a Roma come un qualunque uomo di stato. Per l’occasione il ruolo di guastafeste viene affibbiato a uno sparuto gruppo di intellettuali (che per i giornalisti italiani sembrano esistere solo quando non si sa come riempire le ultime quattro righe del pezzo da consegnare al capocronista) e a nessun altro.
Muammar Gheddafi è l’uomo dei record.
Vanta ben 37 modi diversi di pronunciare o scrivere il suo nome. E’ l’unico potente dell’emisfero boreale ad aver sostenuto, anche se per un breve periodo, un galantuomo come Bokassa. Nel 1986 lanciò due missili contro la Sicilia e la scorsa estate Berlusconi gli ha pure chiesto scusa. Ha definito la Corte penale internazionale un’organizzazione terroristica e per tutta risposta il preside di giurisprudenza della Facoltà di Sassari ha chiesto di conferirgli una laurea honoris causa, in giurisprudenza naturalmente. Nel 2002 ha fatto saltare il vertice della Lega Araba che aveva in agenda l’offerta di esilio a Saddam Hussein, esilio che avrebbe reso possibile un’ alternativa alla guerra in Iraq, e miracolosamente ha visto la sua Libia scomparire dall’elenco Usa degli Stati canaglia. E’ stato coinvolto nel più sanguinoso attentato prima dell’11 settembre, quello di Lockerbie, eppure nessuno gli ha mai dichiarato guerra.  Non ammette, a casa propria, il bipartitismo e, quel che è peggio, legge “Chi”.

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