A proposito di Cesare Battisti

Ci sono casi in cui la virtù letteraria diventa vizio. E ciò accade quando un criminale svela il suo lato intellettuale e di successo.
Cesare Battisti, terrorista condannato in via definitiva per quattro omicidi commessi in Italia negli anni Settanta, ha ottenuto la protezione del Brasile (dopo quella, fondamentale, della Francia) che ci ha anzi additati come fessi, retrogradi, incivili ma che ci ha evitato, almeno per ora, il gesto dell’ombrello.
La difesa istituzionale di un assassino ha molte chiavi di lettura, soprattutto in questo caso. Per brevità, ne voglio prendere in considerazione una sola: quella che conduce (o parte?) dall’ignoranza.
Nel 2004, un giornalista del settimanale Marianne, dopo aver scritto che la condanna di Battisti era stata emessa “per fatti non commessi”, confessò a Panorama “di sapere ben poco del dossier giudiziario di Battisti”. Nello stesso periodo Erri De Luca scrisse (sempre sui giornali francesi) che Battisti apparteneva a una “generazione di vinti”, saltando a piè pari la considerazione che il tizio in questione faceva parte in realtà di un sodalizio di criminali. Costoro, con acrobazie illecite ed evasioni, si erano sottratti al destino che madre natura, religione, buona politica e norme civili hanno in calendario per chi ha una colpa: espiare la pena.
Il terrorismo ha fatto in Italia quasi 350 morti e circa 750 feriti (cifre dell’Associazione vittime del terrorismo). Le pallottole sono di piombo e, anche se accompagnate da una citazione filosofica, da una frase di Bernard-Henri Lévy o da una semplice preghiera, generalmente uccidono. Gli ideali non sono né giubbotto antiproiettile né lasciapassare.
Non era stata dichiarata una guerra negli anni Settanta: che senso ha parlare quindi di vinti?
Chi ha voglia di approfondire le radici di un certo atteggiamento francese – perché è dalla Francia che parte il caso Battisti – si documenti sulla dottrina Mitterand che ammetteva l’asilo per i terroristi italiani purché rinunciassero alla lotta armata. Il cardine di tale linea di pensiero (ineluttabilmente politica) era la certezza che in Italia non fossero possibili processi giusti. Una generalizzazione che fa a pugni con la statistica: come dire che tutti i terroristi subiscono ingiustizie nel nostro Paese e nessuna corte giudiziaria azzecca un verdetto che ben si abbini a una Raclette e a un bicchiere di Bordeaux.
L’intellettuale Battisti, autore di decine di volumi (mi dicono ben scritti), secondo quest’ottica inaccettabile, non può che essere innocente. Il mondo della cultura è il peggiore tribunale che si possa incontrare. Perché inventa intoccabili nel nome del corporativismo.
No, no e no.
Nel cielo dell’arte, le nuvole non si spostano per avere un’ombra di comodo.


57 commenti per “A proposito di Cesare Battisti”

  • gianni allegra ha scritto:

    Gery, ben detto. Se costui è un assassino (come a quanto pare è) vada al diavolo: tout court. In brasiliano come si dice? E non leggerò più Fred Vargas.

  • AngoloNero ha scritto:

    Gery, che io sappia Battisti non ha materialmente commesso alcun omicidio. Esiste anche questa versione, che credo meriti altrettanto credito: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002924.html

    Ciao,
    A.

  • il cacciatorino ha scritto:

    Ne deduco che chiunque sia accusato di crimini possa scegliere di sostenere la propria innocenza sottraendosi a un processo ed evadendo. Se vale per Battisti deve valere per tutti. E allora aboliamo i tribunali, le corti d’assise, la magistratura, i giudici.
    Se quest’uomo è innocente, deve dimostrarlo di fronte alla legge italiana. Il contrario sarebbe un’ingiustizia per quanti, di contro, l’hanno fatto, sopportando anche una improvvisa fino all’ultimo grado di giudizio che ne ha determinato l’innocenza. E, secondo la legge, le sentenze di colpevolezza o assoluzione le emettono i giudici, non gli intellettuali e gli artisti amici. Nel 2004 partecipai con mia moglie a una una petizione online contro l’estradizione di Battisti. Qualche giorno fa ho chiesto che le nostre firme siano cancellate, almeno fino a quando non avrò chiarezza e “certezze certe” sul personaggio e sulle sue responsabilità.

  • il cacciatorino ha scritto:

    scusate: improvvisa = improvvida carcerazione

  • Raffaella ha scritto:

    Quoto il Cacciatorino: se si è innocenti, non basta proclamarlo. Si può e si deve dimostrare davanti ai giudici. E in questo caso, se Battisti ha timori di persecuzione, l’attenzione di una parte dell’opinione pubblica che lo sostiene può costituire per lui garanzia di linearità nel procedimento.

  • la contessa ha scritto:

    D’accordo su tutta la linea, e mi chiedo come sia possibile nutrire ancora dubbi e perplessità sull’argomento.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    @Angolo nero. Conosco abbastanza bene le pagine e il sito che hai linkato. Scelgo di non dare assolutamente credito a quella versione per svariati motivi (alcuni dei quali emergono dal mio post). Dico solo che la strisciante assoluzione che si fa dei Proletari Armati per il Comunismo è una non troppo originale operazione di revisionismo. Come riverniciare un’auto arrugginita e spacciarla per l’ultimo modello.

  • AngoloNero ha scritto:

    Il solo fatto che Battisti sia stato condannato, con sentenze passate in giudicato, per reati commessi contemporaneamente in luoghi diversi non vi fa sorgere qualche dubbio sull’infallibilità dei tribunali?
    Lo stesso fatto – le sentenze passate in giudicato – rende attualmente impossibile una difesa davanti a un tribunale, che, come qualcuno giustamente sostiene, dovrebbe essere la sede adatta al contraddittorio.
    Non tutti sono “eroi” come Sofri, disposti a farsi anni di galera per reati di opinione, per essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato o perché qualcuno ha fatto il loro nome in cambio dell’impunità.
    Il sistema legale, allora in stato di emergenza, ha generato delle aberrazioni e non si è mai preso la briga di correggerle.
    La strisciante assoluzione dei PAC?? Ma dai. Questo è solo accanimento contro Battisti. Vogliamo parlare della plateale immunità e impunità di cui gode Delfo Zorzi? Non che un errore ne giustifichi un altro, ma la disparità di trattamento è palese e, francamente, sospetta.

  • raffaella ha scritto:

    Le sentenze possono essere aberranti talvolta, e non sto riferendomi a nessun caso in particolare. Ma la lotta armata aberrante lo è sempre.

  • gianni allegra ha scritto:

    Le armi mai, altrimenti parliano d’altro.

  • il cacciatorino ha scritto:

    C’è, di fondo, una logica che non condivido. Se tutti quelli che sostengono di essere vittime di un processo iniquo fuggissero all’estero, rinunciando alla difesa (per motivi più o meno ideologici), si assisterebbe a un’ondata migratoria. Potrei anche ipotizzare che non tutti avrebbero la fortuna di essere supportati da un gruppo di opinione di valore, di gran prestigio e munito di argomentazioni come quello di Battisti. E’ vero, viviamo in un sistema imperfetto. Ma anche se fosse il più imperfetto del mondo, la fuga – giustificata o meno – fa pendere la bilancia dell’imperfezione sul giudicato. Secondo: la fuga sottrae sì la vittima a un’ipotetica ingiusta condanna, ma dà anche un colpo di spugna alle sue eventuali responsabilità. Io posso anche credere che Battisti sia un uomo senza macchia, privo di responsabilità criminali dall’età della ragione. Ma vorrei anche prove che escludano il contrario. Una levata di tacchi non risolve il dubbio.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Ho capito, siamo vittime di un’allucinazione generale. Battisti è un galantuomo e tutte le corti italiane che lo hanno giudicato hanno aderito a un gigantesco complotto. Persino quelli della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che nel 2006 hanno dichiarato inammissibile perchè manifestamente infondato il suo ricorso contro l’estradizione dalla Francia in Italia, sono dei delinquenti liberticidi e pure fascisti.
    Mi sembra, poi, assai singolare l’attacco ai “pentiti” che fanno nomi a casaccio in cambio dell’impunità. Se non si trattasse di Battisti e si trattasse di un pinco pallino, ci sarebbe da evocare atmosfere che appartengono a una certa classe politica italiana che ha più inquisiti nei suoi gruppi parlamentari di quanti ne siano stipati all’Ucciardone. Ma, in molti salotti del centrosinistra, fa chic assumere (per personaggi particolari) posizioni che farebbero rabbrividire persino Dell’Utri e compagnia bella.

  • Cinema and Cigarettes ha scritto:

    Io provo sempre a mettermi nei panni “scomodi” del protagonista della vicenda, escludendo il mio sentimento di giustizia, in parte anche comodo se consideriamo che non ho commesso reati in tutta la mia vita tranne che prendere qualche multa. Se fossi al posto di Battisti farei la stessa cosa, infischiandomene dell’opinione di C&C e di tutti quelli che hanno espresso un’opinione in questo blog. Ci sono sentenze nel nostro paese che non sono rispettate in qualsiasi direzione, a partire dal governo fino all’opposizione. L’apertura dell’anno giudiziario sta a testimoniare che il problema non è una macchietta di sugo sulla camicia. Poi ci sono vendette personali travestite da istituzioni, interessi politici e religiosi, ideologie e comodità elettorali. Come si può pensare che un processo venga eseguito regolarmente? Sapere di essere nel giusto non basta, considerata l’attuale situazione politica e giudiziaria. Se fossi Battisti prima di accontentare le richieste sacrosante dei lettori di questo blog, dovrei prima assicurarmi che venga rispettata la certezza di un processo equilibrato. Senza queste garanzie sinceramente dei miei buoni propositi e della presunta innocenza non saprei cosa farmene.

  • il cacciatorino ha scritto:

    Dell’allucinazione collettiva di cui parla Gery oltre a tutti quelli del blog è rimasto vittima anche Saviano. Che ha chiesto espressamente al sito di Carmilla di cancellare la sua firma dalla vecchia petizione cui ho accennato prima. Qui il suo intervento:

    http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002912.html#002912

    Non voglio essere stronzo, ma mi verrebbe da dire: “Ora come la mettiamo”? Mi sa che qualcuno si sentirà un po’ tra l’incudine e il martello, da queste parti.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Colpo di scenaaa!

  • Cinema and Cigarettes ha scritto:

    Non ho capito: fino a ieri nessuno sapeva chi fosse quest’uomo e cosa avesse fatto, adesso se ne fa pure una ragion di stato, salvo ritorni la neve e i giornali si occuperanno d’altro per parlare della fine delle mezze stagioni. E’ sempre una questione emotiva: che sia un’appello contro l’estradizione o un processo dovuto. Chiediamoci se ci siano le condizioni per un processo giusto, sapere che Battisti sia colpevole a me personalmente non basta.

  • Aldo Fontana ha scritto:

    Saviano è sotto scorta, protetto dallo Stato. E’ chiaro che, con il clima di questi giorni, non poteva lasciare la propria firma sotto una petizione per un terrorista, petizione che aveva firmato nel 2004 quando era uno sconosciuto totale (Gomorra è del 2006, sfido chiunque qui a dire che lo conosceva già prima). E’ evidente che ritirare la firma è un atto dovuto, l’imbarazzo si sente, ci tiene a precisare che stima Carmilla (e infatti ci ha pure scritto sopra in passato, redattori di Carmilla lo hanno intervistato, su quel sito sono uscite alcune tra le analisi più illuminanti su Gomorra, che infatti Saviano ha riproposto sul suo sito ufficiale.
    Ad ogni modo, non è che tutto quello che fa e dice Saviano sia il Verbo, il fatto che lui ritiri la firma che c’entra con le argomentazioni sulla disinformazione mediatica? Da anni e soprattutto in questi giorni i media ci ripetono ossessivamente che Alberto Torregiani è in sedia a rotelle perché gli ha sparato Battisti. Solo che Battisti non c’era, quel giorno, lo dice anche la sentenza di condanna. Lui è stato condannato per concorso morale, perché secondo un pentito era alla riunione in cui si decise di colpire Torregiani. E il figlio di Torregiani, per un tragico scherzo del destino, non fu colpito dai terroristi ma da suo padre che rispondeva al fuoco (suo padre aveva già fatto fuoco in un ristorante qualche giorno prima, durante una rapina, causando anche la morte di un avventore).
    A prescindere da quello che uno può pensare di Battisti, questa è grottesca disinformazione. Si può essere colpevolisti anche senza scrivere cazzate a ogni pie’ sospinto.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Nessuno qui sta facendo disinformazione. C’è un civile confronto aperto a tutti: ragionare è l’esatto contrario dello scrivere cazzate.

  • il cacciatorino ha scritto:

    @aldo fontana: me l’aspettavo. Allora riassumiamo: 1) Saviano è a furor di popolo un eroico e lucido osservatore finché non ritira la firma a sostegno di Battisti. A quel punto lo si dipinge imbarazzato, quasi vacillante nel suo sacrosanto diritto di cambiar opinione. 2) La magistratura funziona – anzi, deve funzionare, contro ogni tentativo di ingerenza esterna – finché non si parla di un Battisti. Lì, l’immagine si trasfigura in un antro di inquisitori. 3) Su un blog si fa informazione finché ci si uniforma al sentire comune di un gruppo di persone dotate di scienza, coscienza e moralità infuse. Ma guai a opporre qualche dubbio: a quel punto si fa addirittura disinformazione. Poi scatta il vittimismo: il presunto strisciante “attacco” a Carmilla (e questa è la più grossa cantonata nel suo intervento). Tengo a precisare che pure io sono un lettore di Carmilla da tempo, che sono stato recensito meravigliosamente per i miei romanzi sullo stesso sito, che ci scrivono anche dei miei amici oltre che colleghi, ma né questo, né il suo piglio piccato smuovono di un millimetro il mio diritto di esprimere dubbi e incertezze su qualsivoglia argomento. La inviterei inoltre, prima di emettere giudizi trancianti, o meglio chiudere il discorso con quel poco educato “sparare cazzate” a informarsi sulla storia e le idee di chi scrive su questo blog. La sua reazione è la replica di uno spettacolo stantio al quale ho assistito mille volte. Si conclude con il marchio di colpevolisti, come da copione. Già che c’era poteva aggiungere che siamo dei fascisti, così la faceva completa.

  • D'Artagnan ha scritto:

    Vorrei invitare alcuni Illustri opinionisti a a leggere il libro di M.Calabrese”Spingendo la morte piu’ in la’.E’ da valutare anche lo stato attuale della civile e democratica republica brasiliana !!!!!!!!che intende e pretende dare lezioni ad una italia che e’ stata anche la patria del diritto(malgrado tutto)quando in brasile erano ancora all’eta’ della pietra.

  • Global Voices Online » Italy Seethes over Brazil’s Extradition Refusal ha scritto:

    [...] his blog, Gery Palazzotto argues [it] that any intellectuals defending Battisti as someone of their own league are misguided: Il [...]

  • Global Voices in Italiano » Italia ancora infuriata sul ‘caso Battisti’ ha scritto:

    [...] suo blog, Gery Palazzotto ritiene [it] in errore quegli intellettuali che supportano Battisti, ritenendolo “uno di loro”: [...]

  • Ancora su Cesare Battisti: come lo vedono gli italiani. Global Voices in italiano. | Yurait Social Blog ha scritto:

    [...] suo blog, Gery Palazzotto ritiene in errore quegli intellettuali che supportano Battisti, ritenendolo “uno di [...]

  • Anonimo ha scritto:

    quelle su cesare battisti sono tutte cazzate…al posto di parlare a vanvera leggete i libri e capirete tutto l imbroglio che ce sotto il processo su cesare battisti e capirete e poi ci sono le prove che lui nn ha commesso nessun omicidio

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Qui nessuno parla a vanvera e qualche libro lo abbiamo letto. Di certo diverso da quelli che ha letto lei.

  • Una giornata uggiosa (per lui) | Gery Palazzotto ha scritto:

    [...] Cesare Battisti ha dovuto incassare il primo sì per la sua estradizione in Italia. 0 persone gradiscono questo [...]

  • Igor Zenco ha scritto:

    ERESIA
    il cacciatorino”Se quest’uomo è innocente, deve dimostrarlo di fronte alla legge italiana”

    Raffaella”Se si è innocenti, non basta proclamarlo. Si può e si deve dimostrare davanti ai giudici”.

    NESSUNO DEVE PROVARE LA PROPRIA INNOCENZA, E LA COLPEVOLEZZA CHE VA PROVATA

  • Lorenzo ha scritto:

    Arrivo su questo sitarello solo ora, sospinto dall’interesse attuale che i media dimostrano per il caso Battisti, quasi fosse improvvisamente in gioco il destino della lotta statuale al terrorismo degli anni di piombo (ma MAI che si parli delle bombe nelle piazze, delle stragi – e dei segreti – di Stato, eh…figurarsi! Quello è tabù…almeno fino a quando tutti i giovani non si saranno convinti che furono le BR a compiere le stragi come quella di Bologna! Il riferimento è a questo articolo: http://bologna.repubblica.it/dettaglio/la-strage-del-2-agosto-furono-le-br/1685699 ). Non entro nel merito dell’affare Battisti perchè – si disgusti pure: ne ha facoltà! – neppure mi interessa sapere se all’epoca abbia davvero ucciso qualcuno o no. Mi interessa la questione che sta a monte del caso specifico: la repressione di Stato (ben analizzata da Luther Blissett Project/WuMing nel loro “Nemici dello Stato: criminali, mostri e leggi speciali nella società di controllo”, di cui fornisco l’indirizzo per leggerlo liberamente online), la libertà statuale di spiare, sequestrare, torturare, ammazzare, incarcerare “democraticamente” e “legalmente” (altrimenti c’è sempre il segreto di Stato, come per il caso Abu Omar…) senza che nessuno osi dire MA o BA. Qualcuno vuole, di grazia, parlarne? Oppure si preferisce chiudersi nel proprio piccolo mondo di piccole sicurezze borghesi (mi riferisco a quello sprezzante “qualche libro lo abbiamo letto. Di certo DIVERSO da quelli che ha letto lei” dell’autore del sito)? Qualcuno ha frignato prima di lui “aboliamo i tribunali, le corti d’assise, la magistratura, i giudici”: ha centrato il punto, bravo! Se quei tribunali sono in grado di inventarsi “malori attivi” come quello del Pinelli presunto suicida, se sono capaci solo di sbattere dentro i clandestini e non i rappresentanti delle forze dell’ordine colpevoli di crimini atroci, se siamo un paese del terzo mondo privo del reato di tortura…e chissà quanti altri “se” si potrebbero aggiungere…che senso ha che quei tribunali continuino a lavorare fingendo che la legge sia uguale per tutti quando palesemente NON lo è e che questo sia uno stato di diritto quando egualmente NON lo è? “Se quest’uomo è innocente, deve dimostrarlo di fronte alla legge italiana”, chiosava subito dopo lo stesso commentatore; che si stesse riferendo a Berlusconi? Giammai. Berlusconi non si tocca. Lo Stato non si giudica. Contano di più, nelle aule dei tribunali così come nella psiche collettiva, le poche decine di morti ammazzati dai terroristi rispetto alle centinaia, migliaia di morti ammazzati sul lavoro da un sistema di sfruttamento orribile o di morti ammazzati in guerre coloniali che abbiamo chiamato per comodità “di pace”. CHI è il terrorista? Pinelli o chi l’ha buttato giù? Chi spara a una divisa o chi in divisa spara ad un civile, sia essa una bimba di 12 anni in Afghanistan o un ragazzo che torna dalla discoteca a Ferrara?
    Tutto questo non significa pretendere che Battisti non si tocchi nè si giudichi, ma significa chiedere più attenzione per il giudizio che si dà di un uomo, del suo percorso storico e delle scelte di una intera generazione che aveva imparato a capire, ad indignarsi e a ribellarsi invece di arrendersi ipocritamente al sistema lobotomizzante del capitalismo e del consumismo (ed infine del berlusconismo, che solo in Italia o in Sudamerica poteva attecchire). Lo scelga Lei chi è più criminale tra Battisti o Cossiga, se ne ha il coraggio: lo scelga! Lo dica! Giorgiana Masi non l’ho uccisa io, Carlo Giuliani neppure, Federico Aldrovandi nemmeno, Stefano Cucchi neanche, e degli immigrati rinchiusi nei CPT i nomi non li posso ricordare… Se tutto questo per Lei è GIUSTIZIA DI STATO, beh a me e a tanti come me questa giustizia ci ripugna, ci fa schifo e – almeno con le parole, come Erri De Luca – continueremo a combatterla mentre voi continuerete a stendere democraticamente tappeti rossi ad ogni forma di autoritarismo.

  • Raffaella ha scritto:

    @Zanco: hai ragione. Lo possono e lo devono dimostrare i giudici.

  • il cacciatorino ha scritto:

    E’ vero. I giudici e non gli amici dell’imputato. E i giudici – che piaccia o no – lo hanno già dimostrato: Battisti è stato condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli anni di piombo.

  • Lorenzo ha scritto:

    I giudici, i giudici, i giudici…! I giudici però non hanno potuto dimostrare che gli uomini del Sismi (la premiata ditta Pollari & Mancini) fossero colpevoli riguardo al sequestro di Abu Omar, poichè ritenuti “non giudicabili” a causa del segreto di Stato imposto sulla vicenda. E questo è solo un caso – ma esemplare – di come lo Stato intenda la giustizia. Evidentemente a voi “democratici” sta bene così.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Lorenzo, ma che c’entra il caso di Abu Omar con gli omicidi di Battisti? Il suo qualunquismo confusionario pretende di mescolare gli eventi come fa qualsiasi negazionista. Ci manca solo che adesso ci rimproveri perché crediamo ancora nello sbarco dell’uomo sulla luna, perché siamo convinti che Paul McCartney non è morto, perché ci ostiniamo ad arrenderci all’evidenza.
    Io contesto le deviazioni del Sismi, detesto il regime berlusconiano, ritengo che le riforme giudiziarie in atto e in progetto in questo Paese siano molto pericolose. Non sono nato ieri (ahimé!) e mi annoiano certe affermazioni superficiali tipo: “Chi è più criminale tra Battisti e Cossiga?”. Non ho alcuna simpatia per l’ex presidente della repubblica, ma credo che certi slogan (pronunciati per giunta in maniera tanto anonima quanto virulenta) siano puerili.
    Ora, siccome non voglio tediare né lei né i lettori di questo blog, le chiedo di sviluppare altrove questo tema con simili argomentazioni.
    Se lei ritiene che “noi democratici” apprezziamo una giustizia di Stato che invece a voi fa schifo, la prego di riflettere sul senso delle sue stesse parole: se uno non crede in una giustizia di stato in cosa deve credere, in una giustizia privata?
    Cordialità

  • Lorenzo ha scritto:

    “ma che c’entra il caso di Abu Omar con gli omicidi di Battisti?”

    Sapevo che me lo avrebbe chiesto. Che c’entrerà mai? C’entra il fatto che lo Stato si arroghi il diritto di giudicare chi gli pare, con le regole che gli pare e solo se gli pare! Perchè di questo stiamo parlando, mica del solo caso Battisti. E’ necessario contestualizzare gli eventi per comprenderli, troppo facile sentenziare: ‘abbiamo un assassino, giudichiamolo!’ in un paese in cui la storia si dimentica il giorno dopo ed in cui certi processi (a chi ruba un salame) si fanno per direttissima ed altri (a chi ruba miliardi) vengono invece allungati all’infinito nel mentre che si accorciano i tempi di prescrizione. Per non parlare appunto dei torturatori/sequestratori di Stato del caso Abu Omar: per me i terroristi SONO LORO! Chi ha stabilito infatti fino a che punto si può spingere lo Stato? Chi ha deciso che ancora nel 2009 sia possibile utilizzare il segreto di Stato per coprire nefandezze democratiche d’ogni sorta? Chi ha organizzato il battage mediatico per infangare Battisti e non invece Pollari & Mancini? Immagino bene che tutto questo Lei lo sappia come e meglio di me, beh sa che Le dico? Che qualcuno si è stancato di doverlo accettare in silenzio.

    “se uno non crede in una giustizia di stato in cosa deve credere, in una giustizia privata?”

    No, in una TERZA via. Se lo Stato è diretto da chi deve pensare a difendere i soli interessi della propria classe (e nel caso odierno ci possiamo infilare in mezzo un po’ tutto, dalla P2 alle Mafie) evidentemente gli interessi e i diritti degli altri non saranno curati da nessuno, come ben dimostrano gli episodi di repressione criminale che si susseguono nelle strade e nelle carceri. Perchè nessuno parla di terrorismo di Stato o di fascismo? Perchè si vogliono dipingere questi fatti come errori compiuti da “poche mele marce” (ne è pieno l’albero invece, parrebbe!), così come nei ‘70 c’erano i “compagni che sbagliavano”? Ognuna delle due parti difende il proprio orticello, MA NON C’E’ UNA PARTE BUONA O GIUSTIFICABILE! Ce n’è solo una vincente, per sole ragioni di forza; è sufficiente questo per considerarla accettabile?
    Si rilegga Wu Ming, si rilegga De Luca. Pazzi visionari? Pazzi gli estremisti che moderatamente e democraticamente continuano ad accettare non la giustizia, ma le mille ingiustizie di Stato.

    Scusi se L’ho tediata, non accadrà più… Sa, è la superficialità puerile di chi non ne può più di leggere stupidaggini come “Non era stata dichiarata una guerra negli anni Settanta: che senso ha parlare quindi di vinti?”. La guerra è ogni giorno, forse Lei non se ne è ancora accorto o forse sta aspettando che Berlusconi faccia una dichiarazione ufficiale.

  • L'Avvelenata ha scritto:

    I Wu Ming? Aahahaha…

  • il cacciatorino ha scritto:

    L’idea di prendere i Wu Ming come punto di riferimento ideologico si commenta da sola.
    Povera Italia. Da qualunque lato (non latitudine) la si guardi.

  • il cacciatorino ha scritto:

    A margine. Mi piace precisare, che lo si creda o no (basta saper leggere) che questo blog si è parlato spesso di terrorismo di stato e di fascismo. Magari tra le righe. Con ironia e con intelligenza, per quanto si può, non brandendo libelli da quattro soldi e striscioni con slogan preconfezionati o ricostruzioni storiche unilaterali. Comodissime, perché mai suscettibili di dubbi e di controversie: pena il comizietto e l’offesa con la bava alla bocca. Ma capisco che la sottigliezza non è roba che si trova al mercato delle erbe. E’ molto più economico, sul piano del dispendio cerebrale, sparare – ora lo dico io – cazzate. Spesso con un’arroganza che è parente prossima dell’ottusità. Che tristezza, reputarsi “oltre” ed essere “retro”. Ma non “retro” così… retrissimo. Ai limiti del patetico. Sono contento di essere schifosamente “democratico”, se l’alternativa è quella che vedo e che leggo. Chiuso.

  • il cacciatorino ha scritto:

    IN questo blog.

  • Lorenzo ha scritto:

    Scusate se ritorno, ma almeno Palazzotto mi ha risposto restando sul tema, non con risatine e commenti provocatori, nell’incapacità di svolgere una critica precisa. Potete ghignare quanto vi pare riguardo a Wu Ming (che nessuno ha idolatrato, ma le cui analisi meriterebbero un po’ di rispetto, visto che si elevano vistosamente rispetto a certe scemenze che si leggono qui), ma resta il fatto che se è vero che “le pallottole sono di piombo”, quantomeno si dovrebbe dire che lo sono quelle sparate da ENTRAMBE le parti; dopodichè, bisognerebbe inserire certi eventi in un contesto storico ben preciso, mentre si preferisce semplicisticamente assolvere qualcuno e puntare il dito solo su qualcun altro; e bisognerebbe avere la capacità di notare che la “difesa istituzionale di un assassino” in Francia/Brasile trova qui come controparte la difesa istituzionale di torturatori e assassini a mezzo stampa (La Russa e Giovanardi che “giustificano” l’omicidio di Cucchi o comunque difendono le FfdO, cosa che accadde del resto con il “punkabbestia drogato” Giuliani, il cui processo-farsa fu chiuso in 4 e 4 otto), con metodi illegali (si sta fortunatamente svolgendo il processo Aldrovandi-bis sulla copertura e l’omertà di cui han goduto gli agenti condannati…ma chi sa come finirà) o per vie pseudo-legali (il segreto di Stato, o certe ‘mancanze’ mai corrette come l’assenza del reato di tortura che casualmente ha fornito una manina a chi ha agito a Bolzaneto durante il G8 “tanto con Berlusconi possiamo fare quello che vogliamo”).
    Non mi pare di avere usato slogan, non mi pare di aver gridato. Mi pare che gridino vendetta le tante vittime di una stagione che non sono SOLO quelle ammazzate dai terroristi, stagione che nessuno è in grado di decifrare semplicemente perchè la divisione culturale e politica del paese in due non è mai finita e la sudditanza psicologica rispetto al Potere è quasi fisiologica fra popolino e scribacchini, negando così forzatamente ogni analisi realmente critica dell’esistente e limitandosi a chiudere il capitolo piazzando “democraticamente” Sofri in galera e un piduista al governo. Siete in grado solo di indignarvi per le mie ideologiche “cazzate” (vi ringrazio, ma mi pare che per combinazione anche voi siete stati da altri qui accusati di scrivere “cazzate a ogni piè sospinto”…ammazza quanti “retrissimi”, ottusi comizianti passano da queste parti eh?!), ma nessuno di voi è stato in grado di rispondere alle precise domande che ho posto, e che non mi sembrano nè di parte nè provocatorie, anzi sono serissime e drammatiche: quali sono/sarebbero/dovrebbero essere i confini, i limiti dello Stato? Quale la definizione di terrorismo? Quale la differenza rispetto al terrorismo di Stato? Non mi pare che porre smili domande significhi difendere Battisti a prescindere, e soprattutto non capisco proprio come si possa pensare che tutto ciò non c’entri con il caso Battisti! Evidentemente l’ottuso non è soltanto il sottoscritto.

  • la contessa ha scritto:

    Lorenzo, mi scusi: ma perchè si affanna tanto a difendere qualcuno che è già stato giudicato e condannato per, glielo ricordo, banda armata, rapine, armi, gambizzazioni, e per ben quattro omicidi?
    Non crede che ci siano altre cose che meritino la nostra attenzione?
    Per quanto mi riguarda, Cesare Battisti è un assassino, un delinquente riconosciuto e come tale va trattato… ça va sans dire!

  • Roberto Puglisi ha scritto:

    Io su chi sia pù criminale tra Battisti e Cossiga, una risposta ce l’ho: Battisti. La cosa, a parer mio, più insopportabile della retorica dei ragazzi che volevano cambiare il mondo (e dico insopportabile a pelle, senza scendere nello sprofondo orrido della morte e del dolore) è il non avere capito l’aspetto umano – cioè essenziale – della faccenda. Una rivoluzione da cacciatori della volpe, estremamente idiota e “aristocratica” nella sua concezione. Talmente aristocratica che non ebbe successo. Lo stesso Mario Moretti racconta che, a un certo punto, all’apice del rapimento Moro, concepito come il punto d’arrivo di una mirabile strategia, le Br restarono sole. Sole perché travolte dall’orrore che avevano suscitato e che era la negazione pratica dell’idea di una società più giusta. Affermare il primato dell’umano sul capitale e uccidere: una bella coerenza, davvero! Rivoluzione chic, fatta come la caccia alla volpe, con la livrea del casato finto-proletario e i cani delle masse a zampe sguainate. Rivoluzione aristocratica per combattere il Sim borghese e ancora più reazionaria. Battisti? Un assassino. Ma anche un perfetto cretino del suo tempo. Ed è troppo comodo, oggi, invocare la complessiva idiozia dei tempi.

  • il cacciatorino ha scritto:

    Povera Italia. Da qualunque lato (latitudine) la si guardi.

  • Lorenzo ha scritto:

    Ribadisco: nessuno di voi è stato in grado di rispondere alle precise domande che ho posto riguardo ai limiti (sempre che si voglia “democraticamente” che ne esistano! A molti Guantanamo o Abu Ghraib sembrano genialità statuali del tutto normali ed accettabili) del potere dello Stato. Forse non le avete capite? Chissà. La questione in ballo – ve lo ripeto – non riguarda il solo signor Battisti, ma il giudizio ed il trattamento, da parte dello Stato, di un’epoca che definire “idiota”, come fa il sig.Puglisi, è leggermente superficiale e riduttivo, dal momento che non di solo terrorismo si trattò, ma di una forza più grande, diffusa e perciò pericolosa per gli adoratori dello status quo – cui il brigatismo, quasi quasi, fece comodo (poichè “gli apparati repressivi hanno tendenza a costruire e perennizzare il fenomeno considerato deviante che ne ha giustificato la creazione”, come scrive Persichetti: per questo le BR risorgono miracolosamente ogni volta che a lorsignori può servire, come a Vicenza quando Amato volle gentilmente consigliare ai manifestanti contro la base di starsene a casa).
    La rivoluzione sarà sempre costretta ad essere “idiota” (se Le pare) ed “aristocratica” (e perciò fallimentare, va da sè), finchè le masse verranno mantenute nella condizione attuale di “confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà” (Marcuse), la quale – come lo stesso filosofo era costretto ad osservare – lascia ben poche speranze reali di cambiamento ed una sola squallida realtà di ‘asservimento felice’.
    Ma devo dire che il sig.Puglisi si supera con la ridicola (ed assieme agghiacciante) sentenza finale: “Io su chi sia più criminale tra Battisti e Cossiga, una risposta ce l’ho: Battisti.”
    I miei complimenti, davvero! La Sua partigianeria non è meno inquietante di quella che verrà di certo addebitata al sottoscritto. Qui nessuno ha santificato nè giustificato Battisti, ma evidentemente Lei non ha mai letto Brecht: “Di un fiume in piena si dice che è violento, ma non si dice mai nulla della violenza delle rive che lo stringono”.
    Vi avverto: siate cauti nel replicare, chè ci vuol coraggio per definire una verità immensa come questa ’slogan’.

  • il cacciatorino ha scritto:

    @Lorenzo: so che sarebbe meglio lasciarla cuocere nel brodo delle sue convinzioni. Ma oggi voglio essere un cuoco che invece lo guasta, il brodo, anche perché ho già avuto a che fare con gente che ha il chiodo fisso di questo o quell’altro argomento (soprattutto di questo) e, sinceramente, mi sono fatta un’idea ben precisa sulla varietà di ingredienti che si possono aggiungere alla povera cucina di chi trova sempre indigeste e puzzolenti le ricette altrui. Nulla. Avevo, in realtà, deciso di disertarle, certe cucine. Però un pizzico di sale (in zucca?) mi sia concesso.
    Lorenzo… In questi giorni, (e anche prima) non le ha mai sfiorato la mente l’idea che a buona parte della società civile e pensante (che legge libri, scrive, vede film, magari li fa, riflette, esprime opinioni sensate: quindi non dei reazionari o dei trogloditi o dei gattucci ciechi) non possa fregare un bel NIENTE delle ragioni della lotta armata, di Battisti eccetera? Che abbia invece altri interessi, altre ragioni di vita, altre idee e altri modi per dire “no” all’attuale (e passato) stato di cose? Che esiste qualcuno degno di considerazione e in grado di dire e pensare cose onorevolissime pur ritenendo terroristi e terrorismo dei tragici errori della storia, uno scivolone idiota, un retaggio del passato che si vorrebbe cancellare piuttosto che invocare a nuova nascita o, in qualche modo, nobilitare? Insomma, io posso essere, secondo lei – e sia sincero, la prego – un cittadino politicamente impegnato e indignato ammirando però Fellini, Sciascia, Brecht (a modo mio, come lei lo fa a modo suo: l’arte è bella per questo) e sbattendomene altamente di Battisti? Un po’ di apertura mentale, suvvia. Non riducete (il plurale non è casuale) il mondo intero al vostro universo piccolo piccolo. Poco interessante proprio perché tale – angusto, a tratti livido – e non per le istanze che propone. Su quelle io ho il massimo rispetto, anche se fossero (come spesso sono) per me insensate o addirittura scandalose (vedi l’equazione, per ora in auge; Battisti= Cucchi e Aldovrandi). Insomma, Lorenzo, perché prendersi il carico di dover insegnare agli altri cosa pensare e come pensare? Non è un’immane fatica, e per giunta ingenerosa? Paga molto di più essere intimamente convinti delle proprie idee e farsele bastare. Non afferrare proseliti per la collottola. Anche perché non sarebbe un granché “liberale” (democratico?) non crede? Il proselitismo è spesso indizio di scarsa convinzione (o solidità) delle stesse idee che si propugnano.

  • Raffaella ha scritto:

    Quoto il cacciatorino, per i contenuti di quest’ultimo commento e per la pacatezza del tono.

  • Lorenzo ha scritto:

    Approfittando ancora per un poco dell’ospitalità che mi viene “democraticamente” concessa, rispondo con piacere al ‘cacciatorino’ (di streghe, forse?).
    Primo: quale sarebbe il “nostro universo piccolo piccolo”? “Nostra patria è il mondo intero”, cantavano esuli e libertari; ed il comunismo, che io sappia, si fonda sull’internazionalismo. E chi sarebbero, di grazia, questi “noi” e questi “voi”? Il mio “voi” suonava certo come un’accusa provocatoria ai democratici un poco miopi…ma Lei, mi crede forse un terrorista? Escluso il Persichetti (altro beneficiario della “dottrina Mitterrand”), gli autori che ho citato sono forse noti terroristi? Possibile che la semplice richiesta di guardare con occhio attento e critico la posizione di uno Stato storicamente incoerente, revisionista e autoritario debba sempre venir scambiata per collusione con il terrorismo, magari anche concorso di colpa, o – come avvenuto nelle aule di tribunale per il G8, senza che nessun democratico s’indignasse – “compartecipazione psichica” (guarda caso, proprio per evitare questi ridicoli ‘eccessi democratici’ nacque la suddetta dottrina: poichè “i dossier giunti dall’Italia non potevano far fede. Obbedivano a una logica di vendetta e somigliavano più a indagini di polizia che a testi giuridici. Inoltre, nella maggior parte dei casi le procedure italiane erano fondate su una responsabilità penale collettiva” – vedere http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000700.html)? Solo i La Russa e i Giovanardi possono permettersi di difendere le forze dell’ordine “a prescindere”, come piacque dichiarare al sig.Gasparri ai tempi degli scontri di piazza pre-G8 di Napoli? Solo allo Stato è permesso porre il segreto di Stato, per l’appunto, quando fa comodo? Certo che sì, possono soltanto dire i democratici. Certo che no, s’impuntano a dire altri. E qualcuno qui ha il coraggio di scrivere che non si sia in guerra! Cos’è allora, una banale divergenza di gusti o di opinioni – come tra chi preferisce il gelato alla menta piuttosto che quello alla fragola – quella che ci distanzia sul presunto diritto dell’istituzione-Stato d’imporre il proprio potere repressivo sugli esseri umani, alla faccia dei diritti (umani) e del diritto (inteso come insieme delle norme giuridiche)? Nessuno mi pare qui sia in grado di rispondere a questi scomodi quesiti, che non vogliono salvar proprio nessuno, forse solo il genere umano dall’ignoranza e dall’ipocrisia.
    Secondo: pur non essendo affatto un sostenitore della lotta armata, ma riconoscendo che fu pure lotta armata quella partigiana, sarei proprio curioso di conoscere quali sarebbero le “altre idee e altri modi per dire “no” all’attuale (e passato) stato di cose”, considerato il fatto che tale stato di cose è in continuo, perenne, devastante peggioramento, da qualunque lato lo si voglia guardare: preferisce i lager moderni denominati CIE, la strategia capitalistica della delocalizzazione, la precarietà lavorativa o la guerra infinita? Scelga Lei. Quanto al pacifismo, Le quoto un cinico, ma memorabile commento letto tempo addietro su di un quotidiano online: “…il pacifismo è morto quando spararono a Ghandi o per citare casi più recenti, quando la polizia caricò il 20 luglio 2001. E’inoltre fuori moda dal 2004. A essere sinceri nessuno ha sentito la mancanza del pacifismo visto i casi umani che lo portavano avanti, e nessuno si è chiesto in quale fossa comune del cimitero delle ideologie li abbiano messi, anche perchè ci hanno costruito sopra una fabbrica d’armi come quelle che non ebbero il coraggio di sabotare in vita, proprio per evitare che resuscitassero.” Impietoso, lo riconosco, quanto realistico.
    Terzo: pur non volendo assolutamente “invocare a nuova nascita” il terrorismo, mi domando come esso si possa considerare “un retaggio del passato”, quando nella vicina Grecia ora, adesso, oggi, sono in azione gruppi armati dai nomi altisonanti/deliranti del tipo “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”… Anche in questo caso media e lettori fanno di tutto per dimenticare che di attentati terroristici ce ne son stati parecchi, ma di morti se ne ricorda, che io sappia, uno soltanto: Alexis, 15enne, ucciso dalla polizia. Qualcuno ricorda se poi anche lì la cosa sia finita a tarallucci e vino?
    Quarto: non esiste alcuna “equazione Battisti = Cucchi e Aldrovandi”, esistono delle responsabilità che lo Stato non è mai stato in grado di prendersi, mentre agli individui viene chiesto pentimento, delazione, buona condotta, sobrietà, coerenza, tolleranza, pacifismo gandhiano e quant’altro…mentre dall’altra parte si testano sui manifestanti le armi cosiddette “non letali” (magari il Taser, che nel silenzio dei media ha già ucciso più di tanti terroristi) e sui popoli più sfigati le armi non convenzionali (in questo senso la Palestina è una gabbietta piena di topolini, ma pare che anche in Iraq i bimbi nascano deformi).
    Mi chiedo a che servano legalità e democrazia, paroloni tanto belli quanto inutili, se dinanzi a simili orrori la democrazia è solo capace di coprire e giustificare ogni misfatto, addebitando ogni colpa ad un nemico solo, comodo da indicare e da condannare pubblicamente: il terrorismo. Ma la risposta già la so: servono a “lasciar cuocere nel brodo delle sue convinzioni” persone come il sig.Puglisi, per il quale (“Io su chi sia più criminale tra Battisti e Cossiga, una risposta ce l’ho: Battisti”) i morti per terrorismo evidentemente – non si sa per quale stramaledetta ragione – ‘VALGONO DI PIU” rispetto ai morti sotto alle bombe “buone” e/o “intelligenti”, proprio come sostenne senza vergogna alcuna l’ambasciatore americano Bolton quando dichiarò che i morti civili libanesi non erano “moralmente equivalenti” alle “vittime del terrorismo”
    (Lebanon civilian deaths morally not same as terror victims — Bolton http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1115395.php). Un bell’esempio di quando democrazia e nazismo si avvicinano, e il terrorismo è solo una penosissima scusa.

  • Gery Palazzotto ha scritto:

    Lorenzo può togliere le virgolette da quel “democraticamente”.

  • Lorenzo ha scritto:

    Mi scuso, oltre che per la lungaggine, per il link sbagliato (Indymedia ha fatto pulizia e non esiste più); la notizia del delirio boltoniano è in ogni caso facilmente verificabile e rintracciabile sul web, ad esempio qui: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=4812

  • il cacciatorino ha scritto:

    @lorenzo: Ok. Ma le confesso che non ho capito che cosa vuole fare lei. Come intende agire? Mi faccia un esempio concreto. Lorenzo si alza la mattina e, stando così le cose,… ? Mi interessa, davvero.

  • Lorenzo ha scritto:

    Mi perdoni, sig.cacciatorino, ma per quale motivo devo spiegare tutto io, dalla problematica alla soluzione, e da parte vostra devo accontentarmi di non ricevere alcuna risposta?
    E’ così complicata, o fuorviante rispetto al caso-Battisti, la domanda che ho posto, complice il sig.Puglisi? Non è ancora abbastanza chiaro che nelle parole del democratico-tipo, così come in quelle del servetto Bolton al servizio del colonialismo capitalista, C’E’ una contraddizione disumana contenuta nell’ostinata convinzione che la morte per terrorismo VALGA DI PIU’ rispetto alla morte causata ‘per giustificati o giustificabili motivi’ dallo Stato?
    Non nego che alcuni tra quei “ragazzi che volevano cambiare il mondo” abbiano infine dimenticato, nella guerra all’epoca effettivamente in corso, “l’aspetto umano – cioè essenziale – della faccenda”; faccio umilmente notare però che tale problematica investe per primo lo stesso Stato che abbiamo comunemente (?) deciso debba ergersi a giudice degli umani errori e debolezze: e vi chiedo allora dove stia “l’aspetto umano” della faccenda Abu Omar, della faccenda Aldrovandi, della faccenda Giuliani, della faccenda Alexis, della faccenda Alpi, della faccenda Pinelli, della faccenda Masi, della faccenda Thyssen-Krupp, della faccenda Biagetti, della faccenda G8, e potrei andare avanti per pagine intere, lavororepresssioneguerraprofittosfruttamentomorte. Siamo concordi nel valutare che in tutti questi casi lo Stato ha una COLPA che spesso e volentieri rimane coperta e impunita, una vergognosa RESPONSABILITA’ CRIMINALE? Bene. E intendiamo assolverlo per quale motivo? Forse perchè coerentemente lo Stato non intende cambiare alcunchè, ma soltanto autoconservare se stesso? E’ questo l’alibi che gli concediamo, pensando forse di preservare il nostro stesso spirito di autoconservazione? Ma se è l’esatto opposto: quella stessa istituzione che crediamo salvifica è la catena che ci mantiene schiavi! Che ci fa pensare che sia in qualche maniera “migliore” il delirio criminale di Cossiga, che ancor oggi vorrebbe fare infiltrare i cortei e far manganellare studenti e professori ‘dissidenti’, rispetto al delirio ideologico del terrorista che vorrebbe opporsi a tutto ciò e non trova altra soluzione che la violenza. Ma “violenza” è una parola che non ha più alcun significato nel momento in cui l’uomo decide di dividerla in due: la violenza accettabile, giustificabile, tollerabile o quantomeno opinabile (quella dello Stato, cioè ‘nostra’: proprio PER QUESTO evidentemente la tolleriamo! Quella che – carcere, guerra, repressione che sia – colpisce sempre GLI ALTRI, PERCIO’ A NOI CHE CI FREGA?! Ah, quanto insegna De Andrè a chi lo vuole ascoltare…), e quella al contrario inaccettabile, da perseguire, condannare ed indicare al pubblico ludibrio.
    Se qualcuno ancora non l’avesse capito, non sto santificando i violenti (sebbene riconosca la legittimità dell’utilizzo della forza da parte delle masse oppresse o sfruttate, cui la legge non sa rispondere adeguatamente); sto invitando ad una riflessione sulla violenza scatenata proprio da quello Stato che vorremmo stanasse quei violenti (veri o presunti).
    Lorenzo non ha facili soluzioni populiste, comuniste nè leghiste: si alza la mattina e, stando così le cose, non può far altro che riflettere criticamente sulle fesserie che la società dei consumi e della repressione della diversità, del dissenso, del pensiero critico quotidianamente impone a lui e a tutti gli altri che non se ne rendono conto e perciò sono come lui e più di lui compartecipi del massacro, d’una violenza indescrivibile che nessuno ha mai inteso giudicare o vendicare, se non qualche folle che – reali o no che siano le sue colpe (la Baradini non uccise nessuno, fu tolta a lei parte di vita) – chiamiamo per comodità “terrorista”. In sintesi: fino a quando esisteranno i massacri “inevitabili” di Gaza, le bombe “giuste” sul Libano o i segreti di Stato di quest’Italietta delle bombe e delle banane, il terrorismo vecchio o nuovo per me non costituirà un problema, poichè IL PROBLEMA E’ IL SISTEMA CHE LO GENERA.

    Rachel Corrie, 23 anni, non era formalmente una terrorista, ma come tale è stata trattata: l’attivista statunitense è infatti stata assassinata il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa israeliana. Queste le parole che scriveva ai genitori poco prima:
    “Bisogna che finisca. Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Non penso più che sia una cosa da estremisti. (…) Quello che provo è incredulità mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa è la realtà di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realtà partecipi. Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo. Non è questo il mondo in cui tu e papà avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non era questo che intendevo, quando guardavo il lago Capital e dicevo, “questo è il vasto mondo e sto arrivando!” Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio.”

  • il cacciatorino ha scritto:

    Cito: “Lorenzo non ha facili soluzioni populiste, comuniste nè leghiste: si alza la mattina e, stando così le cose, non può far altro che riflettere criticamente sulle fesserie che la società dei consumi e della repressione della diversità, del dissenso, del pensiero critico quotidianamente impone a lui e a tutti gli altri ”
    Ecco, anch’io. Ma credo ancora- stupidamente, “conigliescamente” – che l’unico strumento che abbiamo per cambiare le cose sia il voto. E allora prendiamo atto di una realtà: le “masse oppresse”, almeno alle nostre latitudini, non sanno più né vogliono servirsi bene di questo prezioso strumento. Vivono di Maria De Filippi e di Grande Fratello. Il resto lo dimenticano, o se lo fanno scivolare addosso. Quella parte di massa “oppressa” italiana che saprebbero capirla o sarebbero disposti a seguire un ragionamento complesso, non è la maggioranza. Sono i cassintegrati, i parenti dei morti sul lavoro e dei morti per mala “giustizia” , ma il resto? Lo dico per il semplice fatto che al governo c’è chi c’è. Perché il sussulto della coscienza sociale degli italiani si riduce alle chiacchiere da bar sull’ultima puntata di Bruno Vespa. Perché anche le situazioni più degradanti, o ridicole, che dovrebbero far alzare barricate oggi stesso, si riducono a un format a puntate, che si avvoltola, innocuo, nella scatola televisiva, fino alla prossima “trovata” di sceneggiatura. Per ora vanno i trans. Domani, un altro “giallo dell’estate”. Ecco qui. Abbiamo risolto una serata e un pomeriggio. E perché, se così non fosse, ci sarebbe già stata una rivoluzione: ce ne sarebbe motivo. Forse ci sarà, ma solo quando avremo toccato il fondo. Ma per ora, il mito delle masse oppresse che si ribellano, previa una guida ideologica (e ci sarebbe da discutere anche sul ruolo e la vanagloria e l’istrionismo e l’inevitabile complesso di onnipotenza dei cattivi maestri che hanno risolto in passato e risolverebbero ancora oggi tutto con la classica democrazia “dall’alto”. Vedi “Giù la testa”, citazione colta…) è solo un altro capitoletto da manuale. Bello, esaltante, carico di speranze, ma irreale. Bisogna riprendere contatto con la realtà. Conoscerle bene, queste masse. Non un campione ideale delle masse, ma le masse vere, quelle che affollano le strade la mattina, quelle di cui si colgono scampoli di discorsi “qualunque” al bar. Lo sa in Sicilia chi elegge i cattivi amministratori (e non solo quelli dell’isola)? Le masse. E lo sa perché? Perché sperano nelle briciole di assistenzialismo, il contentino che li ripaghi del loro atavico qualunquismo, alla faccia della collettività e della coscienza sociale. E lo sa chi sono i capopopolo delle masse siciliane, quelle che hanno la famiglia numerosa e, da soli, possono spostare il voto, quelle che vivono in tuguri al confronto dei quali una cella di carcere è il grand hotel? I boss grandi e piccoli, di quartiere e di mandamento. E lo sa in che cosa si risolverebbe un movimento rivoluzionario composto da siffatti “combattenti”? Lo si può immaginare. Si è mai sentito parlare di “lotta armata” e “sovversivi” in Sicilia tranne quando si è dovuto trovare una spiegazione comoda e becera all’uccisione di Peppino Impastato? E anche qui: che dicono le masse di Impastato, ammesso che ricordino chi era, tranne che si doveva fare i fatti suoi? Come Falcone. Venga in Sicilia. O in Calabria. Perché qui trova lì il serbatoio di voti sbagliati e di indifferenza più significativi, regola di vita delle masse (e le due cose coincidono, sotto una sola bandiera: disagio, sottosviluppo, voluto, sostenuto, garantito, perché utilissimo).
    E per quanto mi riguarda, tornando alla sua domanda clou, mi piacerebbe immensamente che in galera non ci finisse soltanto Battisti o soltanto Cossiga, se vuole sapere come la penso. Dovrebbero andarci tutti e due. Anche per rendere giustizia a uno come me, forse come lei – e come mille altri – che non hanno mai pensato di conservare delle pistole in casa o filtrare con i servizi segreti.

  • il cacciatorino ha scritto:

    saprebbero capirla o sarebbero disposti = saprebbe/sarebbe disposta
    pardon

  • gianni allegra ha scritto:

    Giacomo, bellissimo post che condivido in toto. Un abbraccio.

  • il cacciatorino ha scritto:

    Grazie, Gianni.

  • Lorenzo ha scritto:

    Gentile sig.cacciatorino, ho letto con piacere la Sua risposta, che senz’altro sancisce una vicinanza nel comune sconforto socio-politico-culturale, e perciò mostra pure la possibilità d’una parziale reciproca comprensione. Ma credo che più profonda debba essere la nostra riflessione.
    Io mi rendo benissimo conto della tragicità quasi surreale della situazione attuale, e della difficoltà che si ha nel volerla cambiare. Ma nessuno qui ha sostenuto che bisognerebbe rifondare le BR, per la miseria! AL CONTRARIO, chi difende Battisti dall’attacco (vendicativo, più che giudiziario) dello Stato basa la difesa PROPRIO sulla distanza tra i periodi storici, sulla necessità di contestualizzare e di superare tale sanguinosa contrapposizione. Sa quale è il problema, però? Che UNA SOLA delle due parti ha abbandonato le armi, abbandonandosi allo pseudo-pacifismo bertinottiano. E che la lotta di classe continua, ma da una parte sola: la conducono i padroni, a danno d’una classe lavoratrice, come dice, assopita e d’una nuova generazione deideologizzata e confusa, cosicchè tutti si brancola nel buio tra leghismo, populismo, giustizialismo, senza che nessuno conosca più le ragioni di fondo di tanto inaccettabile orrore quotidiano. Non a caso Battisti o Curcio oggi scrivono libri, mentre il governo “democratico” – prima Prodi e poi Berlusconi, uguali uguali – pone il segreto di Stato sul caso Abu Omar. Lo vede dunque che la guerra, oltre ad essere impari, è unilaterale? Lo scorge il controsenso della rabbiosa richiesta di legalità d’un sig.Gasparri ( http://www.apcom.net/newspolitica/20091124_210901_1712937_77004.html ) che ai tempi degli scontri pre-G8 di Napoli, come ho già ricordato, ebbe la faccia tosta di voler difendere le forze dell’ordine “a prescindere”, esattamente come fece poi il governo Berlusconi per il G8 genovese, come fece quello Prodi con le “promozioi indecenti” di De Gennaro & soci, e come oggi fanno La Russa e Giovanardi per il caso Cucchi? Io questo sto dicendo: che la storia ha fatto il suo corso, ci sono stati arrestati, pentiti e fuggitivi, ma l’essenza autoritaria – più o meno “democraticamente” legittimata – dello Stato non è mai mutata, e non si può far finta ipocritamente che non sia vero; così, a ben poco serve augurarsi che “in galera non ci finisse soltanto Battisti o soltanto Cossiga” poichè “dovrebbero andarci tutti e due” (anche se è pur sempre un apprezzabile passo in avanti rispetto alla posizione inquietante del sig.Puglisi che assolve i crimini di Stato proprio in quanto tali e perciò ‘PIU’ giustificabili’…allucinante), dal momento che sa bene Lei come lo so io che il sig.Cossiga in galera NON CI FINIRA’ MAI. E come la vogliamo chiamare questa esplicita mancanza di uguaglianza di fronte alla legge? Scelga Lei. Io ritengo che l’impunità per i servi dello Stato, in cravatta o in divisa, faccia parte di una strategia di guerra ben precisa; e di fronte a questo non esulto per chi allora scelse la strada della lotta armata, ma neppure m’indigno definendo tale scelta “aberrante” (raffaella, 31 gennaio 13:43) quando tutti sappiamo che le guerre “giuste” dei paesi occidentali fanno molti più morti del terrorismo – perciò dovrebbero essere giudicate ancora più “aberranti”, mentre si fa a gara per giustificarle – eppure nessuno muove un dito per fermarle. Le chiedo allora: fu davvero così “aberrante” ed incomprensibile la decisione, ad es., dei Weathermen ( http://it.wikipedia.org/wiki/Weather_Underground , Le consiglio pure il film-documentario http://en.wikipedia.org/wiki/The_Weather_Underground ) di protestare violentemente contro la guerra del Vietnam allora in corso? Le chiedo di riflettere sulla dichiarazione d’intenti di Naomi Jaffe, una dei componenti del gruppo: “Sentivamo che non fare nulla in un periodo di violenza repressiva fosse essa stessa una forma di violenza. Questo è proprio il punto che credo la gente fatichi di più a capire. Se te ne stai seduto a casa, vivendo la tua vita di bianco e svolgendo il tuo lavoro di bianco, e permetti al tuo paese di assassinare persone e di commettere dei genocidi, e te ne resti seduto lì e non fai nulla al riguardo, quella è violenza.” Si può certamente riflettere sul presunto controsenso del reagire alla violenza con altra violenza, ma lo stesso Gandhi venne arrestato e Le ho già ricordato il tragico destino di Rachel Corrie, attivista pacifista. Morale: lo Stato è il primo a non farsi scrupoli a reprimere, ammazzare, torturare; chi ad esso si ribella, spesso, lo fa per una giusta causa, che ritengo più comprensibile del silenzio-assenso delle masse o della complicità criminale dei media nei confronti dei crimini di Stato: QUELLO SI’ è aberrante! Affermare questo, ed affermarlo per sostenere l’incoerenza di fondo del comportamento dello Stato ANCHE nel caso Battisti, è forse “qualunquismo confusionario”, è negazionismo (tutte cose di cui mi accusa il sig.Palazzotto, 20 novembre 13:26)? Oppure è un tentativo di collegare gli avvenimenti per comprendere come funzionano le cose?
    Andrebbe inoltre sottolineato che sia l’autoimmolazione volontaristica pacifista sia l’aristocratica scelta della lotta armata c’entrano poco o nulla con il mito comunista – di cui parla Lei – “delle masse oppresse che si ribellano”, il quale prevede appunto non una una rivoluzione impossibile di pochi ma una insurrezione preparata e coinvolgente di una intera classe consapevole del proprio ruolo e del proprio comune destino. Andrebbe considerato che quello che Lei definisce “complesso di onnipotenza” è piuttosto la disperazione di chi ritiene non sia rimasto più altro di ‘giusto’ da fare, come un Arrigoni che rimane a Gaza a documentare l’olocausto palestinese e viene tacciato di collaborazionismo con Hamas: cosa è più coerente allora, la scelta coraggiosa di chi alla guerra in un modo o nell’altro (Arrigoni è pacifista, ma NON è un palestinese) si oppone oppure la scelta servile di chi colpevolizza qualunque forma di dissenso come terrorismo? Si rende conto che la questione della coerenza riguarda una parte soltanto – la sinistra radicale/estrema/extraparlamentare, costretta a mostrarsi pacifica poichè pacifista (mah!) e a ricercare il bandolo della matassa tra le proprie infinite, poichè umane, contraddizioni – mentre l’altra può permettersi di compiere impunemente i peggiori disumani misfatti trovando scuse democratiche ed appoggio bipartisan? Lo Stato insomma non si pone problema alcuno di coerenza, ed invece è PROPRIO QUELLO che pretendo io!

    La soluzione a tutto questo? Una presa di consapevolezza generale – che però giudico del tutto irrealistica – che non si limiti alla superficiale definizione di ‘giusto’ e ’sbagliato’ (la quale cambia a seconda della convenienza della classe al potere), ma che includa la conoscenza delle debolezze dell’essere umano (e perciò dei “fattori socio-psicologici che hanno consentito più volte alla personalità autoritaria di prendere il posto della personalità individualistica, autodeterminata e democratica”, come analizzato dalla Scuola di Francoforte) e di quelle dell’istituzione alla quale egli si aggrappa acriticamente e fideisticamente per condurre la propria vita sociale.
    Quando vi arriveremo, io credo, il fondo l’avremo già toccato.

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