Se lo sfacelo insegna

L’articolo pubblicato su Repubblica Palermo.

È vero, Palermo ha pochi motivi di ottimismo in queste feste che dovevano essere luce e che invece sono solo penombra. Ma c’è un gioco che potremmo fare per scartavetrare la ruggine di una città sporca, piena di buche, massacrata dal traffico, senza addobbi natalizi, sull’orlo del dissesto finanziario. Ed è il gioco del “facciamo che”. Inizio io e poi magari continuate voi a casa, nelle scuole, negli uffici o, chissà, nelle vostre riflessioni solitarie.

Facciamo che un sacchetto di immondizia depositato nei modi e negli orari giusti è comunque un servizio reso alla collettività. Facciamo che un’auto abbandonata in doppia o tripla fila è uno sfregio a chi parcheggia regolarmente, pagando, e magari gradirebbe arrivare in tempo a un appuntamento. Facciamo che l’aiuola sotto casa è verde di tutti, quindi anche nostro, e la si può curare come si fa con le piante sul balcone o quantomeno si può evitare di usarla come cestino per cartacce, bottiglie e schifezze varie. Facciamo che la panchina pubblica è fatta per sedersi e non per essere imbrattata. Facciamo che c’è sempre una seconda maniera di guardare ciò che ci circonda. L’insegnamento che arriva dalle cronache dello sfacelo quotidiano di Palermo è semplice e disarmante: proprio in un momento di grande difficoltà della città, un surplus di impegno civico sarebbe un bell’esercizio di lungimirante altruismo, in un’epoca di egoismi gretti e contagiosi. Impegnarsi nel minimo dovere quotidiano non è un atto di sottomissione al prepotente, non è togliere le castagne dal fuoco a un’amministrazione pubblica inefficiente, ma solo un disperato atto di amor proprio. Insomma, facciamo che sia davvero Natale.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

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