Cose serie: parliamo di vino

Da tempo ho deciso di bere solo buon vino. E insieme alla selezione materiale della bottiglia ho messo rinnovata cura nello scegliere ambito ed eventuale compagnia. Questo post ve lo dovevo dopo l’impegno assunto l’altro giorno.
Sono uno che beve benissimo da solo, che non considera affatto triste un aperitivo solitario a casa tra le piccole coccole domestiche. Ma sono anche felice di poter condividere questo rito con persone con le quali ho affinità (e qui ci mettiamo tutta la gamma, dall’amore all’amicizia, dalla passione specifica per il vino a quella per i rapporti umani sinceri). Mi è capitato di viaggiare per vino con chi, come me, amava il vino e la persona con la quale condivideva quella missione. Ed è stato indimenticabile: perché per un appassionato di queste cose, non c’è niente di più bello e stimolante che mettere alla prova i sensi. E più sono i sensi, meglio è.
Poi però la bottiglia si esaurisce, e non solo quella. Quindi punto e a capo: c’è chi la chiama sopravvivenza, chi scelta, chi sorte.

Mi è capitato anche di viaggiare da solo, come sapete dai diari di questo blog, e ne ho approfittato, laddove la situazione lo consentiva, per andare alla scoperta di prodotti più artigianali spesso al limite della decenza. Ebbene sì, mi sono più volte imbattuto nel tremendo “vino del contadino”, e me la sono svignata lasciando il bicchiere mezzo pieno: perché il vino è un arte e, senza nulla togliere ai contadini, è bene che sia trattato da mani esperte. C’è un motivo per cui la terra e la botte sono cose molto diverse.
Del resto, come si dice, se il vino non fosse importante, Gesù non lo avrebbe preso in considerazione per il suo miracolo d’esordio.  
Oggi leggo che l’Unione europea ha sentenziato che bere vino è pericoloso. Pare una tipica argomentazione negazionista dato che interferisce con millenni di cultura e che entra a gamba tesa in un terreno in cui ci sono infinite varianti: qualità, vizi, scienza, eccessi, prudenze, economia, gusto e cazzi nostri. Quest’ultima è la categoria più delicata quindi andiamoci piano con le criminalizzazioni.
La bottiglia è femmina, almeno per me. E lo rimarrà a dispetto della Murgia e di tutti gli altri tupamaros del linguaggio contemporaneo. Ma è una femmina molto particolare: l’unica della quale si può, anzi si deve, dire l’eta.

Quindi magari non sarà come diceva Veronelli, che “il vino è il canto della terra verso il cielo”, ma di certo sarà che un buon bicchiere – scelto, centellinato – consola, rallegra, commuove e interroga come nessun amico su questa terra. Almeno sulla mia.

P.S.
La bottiglia della foto è pressoché sensazionale per due motivi: primo, proviene da un cru visitato di recente; secondo, resterà nella mia irrilevante storia personale come una gioia indimenticabile per motivi che afferiscono alla categoria più delicata, di cui sopra.     

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

2 commenti su “Cose serie: parliamo di vino”

  1. Caro Gery, Stefano ed io siamo completamente d’accordo sul fatto che c’è sempre un valido motivo per stappare una buona bottiglia !

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