Mettiamola così: l’isolamento forzato è un’occasione imperdibile per capire di cosa e di chi avremmo potuto fare a meno da secoli. Del resto l’evoluzione ci insegna che i pesci meritano di essere catturati perché sono pigri: due milioni di anni e ancora non si sono decisi a uscire dall’acqua. Parola di vegetariano, eh.

Ecco, forse c’è un motivo per cui noi non ci siamo decisi a uscire dalla nostra bolla per capire di essere pesci parlanti.

Non so cosa resterà di questi mesi tremendi. So di certo che non resteranno le sensazioni di fragilità e di smarrimento che pure ci farebbero bene, perché il nostro difetto di specie è la memoria corta. Noi – sempre e sempre – finiamo per giustificare l’assassino dell’altroieri, per votare il ladro che ci ha affamati, per frequentare il mascalzone del villaggio che ha il solo vantaggio di essere simpatico, per affermare senza vergogna che si stava meglio quando si stava peggio. Ecco – una mia ossessione quasi letteraria – il nostro problema generazionale, anzi epocale, è la memoria irrimediabilmente corta.

Non si spiegherebbero altrimenti i ritorni di fiamma nei confronti di parti politiche che hanno azzannato questo Paese in tempi di pace e che lo hanno guidato verso la griglia rovente in tempi di guerra. Non si spiegherebbe l’orgoglio di ignoranza con cui si gestiscono battaglie insensate come quella contro i vaccini obbligatori che, negli anni scorsi, ci hanno costretti a dilapidare il nostro tempo per ribadire l’ovvietà a un esercito di scimmie manco ammaestrate.

Ammettiamolo, siamo stati folli a tollerare simili nefandezze. Lo dico da giornalista ai giornalisti. Occorreva una scelta dirompente, con un coraggio che non ci appartiene come nazione (le guerre alle nostre spalle parlano per noi, alla storia e ancor di più all’indole di un popolo che sa vincere inginocchiandosi). Bisognava saper gestire l’arma più complessa da manovrare quando si parla di sentimenti pubblici e privati: l’indifferenza.

Essere in grado di ignorare è il migliore antidoto contro le follie domestiche: in famiglia come nella casa nazionale.

Ora siamo agli arresti domiciliari e tutto è congelato. E il freezer non estingue il male, lo conserva, lo rende un po’ più eterno. E sono cazzi.