La rincorsa a spernacchiare Salvini con dirette web in cui ci si finge selfisti ma ci si rivela belve azzannanti ci spiega tutto dei social. Il limite tra sostanza da militante ed evanescenza da esibizionista è labilissimo: i social sono affamati di nuovi eroi, da incoronare nel nome di uno sberleffo al potente. Solo che nel caso di Salvini il fenomeno è più tragicamente interessante. E’ stato infatti lui il primo a usare Facebook e Twitter in modo contundente, scagliandosi, da ministro e vicepremier, contro privati cittadini, deridendoli o addirittura, come nel caso di Saviano, esponendoli a ritorsioni.
Morale purtroppo doppia: è grottesco vedere ragazzini celebrati come fenomeni solo perché hanno avvicinato con l’inganno il Potente e lo hanno accoltellato fugacemente a tradimento; è plausibile che questo meccanismo il Potente se lo meriti dato che quella miccia l’ha accesa lui (con l’aggravante di fare il forte coi deboli).

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