Senza Maurice White

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Senza Maurice White non avrei ballato coi miei amici tutti i sabato pomeriggio in una malfamata discoteca dietro casa, credendo di essere allo Studio 54 di New York.

Senza Maurice White non avrei finto di essere malato per non andare a scuola la mattina in cui, per una strana convergenza astrale, in tv davano un concerto degli EWF.

Senza Maurice White non avrei consumato la puntina Shure del giradischi sino a renderla inutilizzabile.

Senza Maurice White non avrei cantato a squarciagola durante i viaggi di istruzione.

Senza Maurice White nelle orecchie, le mie gambe si sarebbero rifiutate di correre per chilometri e chilometri.

Senza Maurice White molti panorami sarebbero stati meno belli.

Senza Maurice White non avrei conosciuto la più bella canzone del mondo, che è That’s the way of the world.

Senza Maurice White non avrei cantato in coda al supermercato.

Senza Maurice White certe serate al Malaluna sarebbero state noiose.

Senza Maurice White molti innamoramenti adolescenziali sarebbero stati meno innamoramenti e meno adolescenziali.

Senza Maurice White non avrei potuto rimpiangere così facilmente la musica degli anni settanta.

Senza Maurice White non avrei avuto un conforto per i momenti di tristezza.

Senza Maurice White non avrei avuto un ritmo per celebrare il buon umore.

Senza Maurice White la chitarra tra le mani sarebbe stata più pesante.

Senza Maurice White la mia vita non avrebbe avuto una colonna sonora meravigliosa.

  

One Comment

  1. Addio al nostro alfabeto musicale | Gery Palazzotto
    Apr 22, 2016 @ 01:25:22

    […] tratta, ma generazionale. Nell’epoca in cui una generazione ha perso pilastri come David Bowie, Maurice White e (per l’Italia) Pino Daniele, c’è poco da sperare: quando un artista passa dalle cronache […]

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