Il maratoneta della dichiarazione

Il governatore Rosario Crocetta, medaglia d’oro olimpica nella maratona dichiaratoria con e senza microfono, oggi ha emesso (o srotolato) un comunicato stampa di 4.958 battute, cioè di oltre 80 righe (se mai quel virgolettato dovesse essere pubblicato integralmente su un giornale). Perché di un unico, infinito, impietoso virgolettato si tratta: senza un rigo che non sia sfogo personale, persino in dialetto, minaccia, arringa rabbiosa. Tenete conto che pezzi di questa misura, fatta eccezione per il fondo domenicale di Scalfari su Repubblica, ormai non ne esistono quasi più. Ma non è questo l’aspetto più interessante dell’editto crocettiano.
Ciò che affascina è il concetto di crociata, il gettarsi lancia in resta contro chiunque osi mettere in dubbio che il migliore rimedio ai mali dell’umanità (siciliana e non) è quello che ha inventato lui. Quale? Quello che ha in serbo ma che non rivela per paura che gli freghino l’iniziativa. Crocetta è così: ha sempre qualcosa che vorrebbe dire ma che non può dire. E per non sbagliare dice e dice ancora, in un verboso riempitivo nel sotto vuoto spinto delle intenzioni.
Se promette e non mantiene, è colpa della promessa che si è lasciata corrompere da chissà chi. Se sbraca, è colpa del mondo che è troppo piccolo per lui. Se tutti lo abbandonano, è colpa del Padreterno che è stato parco nel distribuire il coraggio.
Il silenzio è d’oro e lui ha fatto voto di povertà.

  

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