Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Il difetto del Gay Pride è nei colori fuori dal tempo, come un maglione dimenticato per anni in fondo all’armadio. Più prosaicamente: è l’involucro che potrebbe-dovrebbe essere rivisto, mentre la sostanza è di struggente attualità.
Il Palermo Pride 2013, l’evento degli eventi in campo nazionale quando si parla di LGBT (l’acronimo utilizzato per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) parte coi migliori auspici: voluto da Comune e Regione insieme, potrebbe essere una manifestazione di svolta se solo ci si affidasse ai tempi scanditi dal tempo in cui viviamo.
Il governatore Crocetta, entusiasta sostenitore dell’iniziativa, incarna la figura dell’omosessuale impegnato, coraggioso, mai nascosto dietro una presunta diversità: sarebbe il testimonial perfetto per svecchiare un Gay Pride che ha ancora nella parata finale il suo momento clou. Perché la sfilata dei carri con trionfo di travestimenti sarà pure una cosa seria, seria come una parata di carnevale o il concerto finale della sagra del caciocavallo, ma è anche la retromarcia dell’emancipazione per chi non vuole vedere fenomeni da baraccone che si prendono i fischi dei malacarne ai bordi della strada.
C’è una modernità per tutto: sino a qualche anno fa a Palermo la strada era il luogo deputato per ogni protesta, oggi la strada è quasi esclusivamente degli operai della Gesip e di qualche sparuto gruppetto di studenti in astinenza da manganellate; prima ci si indignava per un bacio saffico sulla spiaggia di Mondello, oggi per fortuna discutiamo delle coppie di fatto e ci battiamo per i matrimoni gay; prima c’era il pretore Salmeri che rivestiva i manifesti coi culi inguainati nei jeans, oggi c’è l’anarchia di Youporn. I tempi cambiano, perché non il Gay Pride? (…)