Quando mi trovo davanti a un negazionista, al giorno d’oggi, mi faccio quattro risate. Un tempo, quand’ero giovane e manesco, mi incazzavo parecchio.  Il negare, contro ogni evidenza e spesso per motivi di convenienza personale, un fatto storico è un atteggiamento deprecabile che in molti Stati è addirittura punito dalla legge.
Se poi è un vescovo, il lefevbriano Richard Williamson, a rimbambirci di scemenze cercando di ridurre la Shoah a fenomeno condominiale e blaterando che le camere a gas per gli ebrei non sono mai esistite, forse vale la pena di incazzarsi ancora un po’.
E se poi dal Papa Benedetto XVI, anziché arrivare una presa di posizione adeguata (un calcione canonico nel sedere, una mandata a fare in culo latae sententiae, una sdegnata e santa alzata di spalle nel nome del nostro Signore) arriva addirittura il perdono con la revoca della scomunica imposta da Giovanni Paolo II a questo idiota porporato, ci sarebbe da presentarsi dal signor Williamson e togliere la sicura agli schiaffoni.
Lo scollamento della Chiesa cattolica dal mondo reale non finisce mai di stupire, quasi che ci fosse una regia ubriaca che allontana la telecamera dalla logica e dal buon senso per inquadrare sempre angoli bui, sgabuzzini dell’irrazionalità, postriboli di ideuzze.
Non so chi consigli questo Papa che ha il piglio di un bibliotecario medioevale, so soltanto che, da cattolico, non so come far sapere al mio Dio che sulla Terra serve un azzeramento di tutti i suoi indegni dirigenti.

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