di Quarant’Ena

Mi guardo solo negli specchi che attenuano la percezione delle rughe. Ho 12 rossetti lip up che in pochi minuti aumentano il volume delle mie labbra. Acquisto in maniera ossessiva reggiseni push up che impreziosiscono il panorama del mio décolleté. Sto attenta a che questi non si discostino cromaticamente da perizoma, coulotte e altri tipi di mutande che meglio pennellino il mio sedere. Delimito le mie sopracciglia con maniacale precisione perché l’architettura che ne deriva deve conferire al mio sguardo un valore aggiunto. Frequento con assiduità maniacale la palestra dove spero di incontrare un uomo che possa farmi fare un tuffo nel suo testosterone e che mi dia un guizzo tale da permettere ai miei ormoni di fare una sana scorta. Alleno con l’entusiasmo di una bambina il mio addome basso per evitare in tarda età l’incontinenza di ciò che ora si contiene. Acquisto capi che assottigliano la vita, allungano le gambe, slanciano la figura. Elargisco con gioia a una massaggiatrice provetta mezzo stipendio al mese in quanto con l’altro mezzo mantengo un buon numero di titolari di profumerie (dire profumieri darebbe adito ad arditi pensieri). Conservo la mia curiosità verso tutto ciò che è arte in modo da apparire minimamente capace di dire qualcosa in una conversazione, anche occasionale. E non disdegno la lettura delle notizie di cronaca e sportive, locali e nazionali, per meglio definire la mia personalità nel caso serva. Aperitiveggio con estremo senso del dovere almeno tre volte alla settimana, celando con maestria un’incompetenza su vitigni e vini doc ed esprimendo il mio disappunto per qualsivoglia retrogusto che non si accoppi alla mia indole. Mi lamento il giusto, e allo stesso modo, per emicranie e lentezze burocratiche con chi ha sempre una lamentela più grande della mia. Sono una donna quarantenne, oggi. Perfettamente inutile.

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