Stamattina la mia amica Barbara mi ha chiamato in causa su Facebook per una catena di segnalazioni di film, una cosa di quelle tipo “un film al giorno, posta una foto eccetera”. Io non amo questo tipo di giochi social, ma quel post mi ha innescato un pensiero. E quel pensiero si è solidificato: ho cercato il film che avrei voluto suggerire, il mio film, e non l’ho trovato su Netflix, Sky e Amazon. Allora ho esteso le ricerche e alla fine l’ho beccato su Google Play Film. E l’ho comprato per non doverne mai più avvertire la mancanza.

È un grande film. Ha vinto tre oscar nel 2006, ma non è questo che ne fa un capolavoro. La grandezza sta nel fatto che è un film che sembra essere stato scritto per questi nostri giorni, pur arrivando dal decennio scorso. È il più lacerante film sulla rabbia che abbia mai visto. Parla della diversità e dello scempio della tolleranza. È un film sulla speranza che nasce dal dolore e sullo scontro delle esistenze, sul pregiudizio e sulla precisione chirurgica con la quale il destino può sbagliare.

Si chiama Crash. Ed è il mio film.

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