Sicilia, paradiso o inferno dei turisti?

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Su Repubblica Palermo qualche giorno fa.

Che si decidano, lassù in Europa. La Sicilia è il paradiso o l’inferno dei turisti? Le prossime vacanze conviene trascorrerle alle nostre latitudini o è meglio girare al largo (e trattandosi di isola andare al largo ha i suoi rischi soprattutto navigando verso Sud)? L’ultima notizia, cioè la più recente, è un’incoronazione di Ragusa e Cefalù: il Telegraph ha stilato una lista delle meraviglie italiane da scoprire, lontane dai tour consueti e, bontà sua, ha incluso le due cittadine siciliane. Facile sarebbe immaginare migliaia di turisti inglesi pronti a fare le valige se la memoria non inciampasse in un altro articolo di un altro giornale di quelle zone lì, il Daily Mail che, qualche settimana fa si è inventato nientemeno che una dichiarazione di guerra: quella della mafia contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste. Ha scritto il giornale in questione: le cosche stanno disperatamente cercando di mantenere la supremazia dopo l’arrivo di gang criminali con i barconi degli immigrati. E per sostenere la tesi, più traballante di un assessore crocettiano, ha citato il caso di Yusupha Susso, l’immigrato ferito a Palermo da un balordo che giocava a fare il boss di quartiere. Roba che se la mafia leggesse il Mail potrebbe sporgere querela.

Di meglio, si fa per dire, è riuscito a fare solo Bild che si è inventato un allarme dei servizi segreti su incursioni di terroristi in spiaggia travestiti da venditori ambulanti. Scavando tra le righe dell’articolo del giornale tedesco l’unico dato oggettivo in cui ci si imbatte è effettivamente inconfutabile: dato che in Tunisia si sono verificati assalti armati in spiaggia, anche l’Italia e la Sicilia sono a rischio perché hanno spiagge. E per coerenza i tedeschi hanno incluso nella mappa delle zone a rischio la Spagna e la Francia, dato che anche lì ci sono spiagge. Pioggia di smentite, dal governo alla procura nazionale antimafia, sino alla Coldiretti che ha addirittura ipotizzato il danno provocato al turismo italiano dall’articolo di Bild: 35,7 miliardi, dove il dato più inquietante è quello che riguarda l’origine del virgola sette.

Inferno o paradiso? Chissà. Per la British Airways la Sicilia è inopinatamente affidabile. Così per la prima volta nella sua storia la compagnia britannica è sbarcata all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo con una rotta dedicata da Londra Heathrow. Evidentemente quelli della British non leggono il Daily Mail. In vista della stagione estiva altre compagnie hanno potenziato i collegamenti aerei da e per la Sicilia, da Volotea a Air Malta instillandoci la sensazione che l’estate prossima sarà più semplice andare a cena a Cannes che mangiare un piatto di lenticchie a Ustica. Perché qualunque strategia finisce in un buco nell’acqua senza un’adeguata interconnessione, e in casa nostra i veri ostacoli da superare non sono quelli delle panzane giornalistiche nordeuropee, ma quelli dell’improvvisazione e dell’irritante dilettantismo delle nostre strutture amministrative.

Infatti come se non bastassero i venti di confusione che arrivano dall’estero, ci sono poi le beghe e le incertezze della gestione pubblica del turismo in Sicilia. Tra mancata programmazione ed eterna sottovalutazione del comparto, si è ormai radicata l’idea che il Turismo sia una cruciale scommessa: infatti nessuno sa quanti musei saranno aperti in una determinata festività né quali saranno le linee guida dell’assessore di turno. Si naviga a vista e si spera nella sorte. Più scommessa di così.

  

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