Pur tenendo una rubrica sui numeri per Leiweb, non sono tra quelli che impazziscono per le statistiche. Le trovo un po’ noiose. Però ogni tanto forniscono spunti interessanti, ad esempio quando l’incrocio tra i dati è pressoché intuitivo.
Nell’ultimo annuario Istat, ad esempio, ci sono un paio di riferimenti che non possono passare inosservati a chi si occupa di comunicazione e anche a chi svolge il cruciale ruolo di lettore (di romanzi, di quotidiani, eccetera).
Cresce il numero di italiani che usa il computer – con l’immancabile differenza tra Nord e Sud – e contemporaneamente cala quello dei lettori di giornali e libri.
Incrociando i dati abbiamo un risultato evidente anche al più distratto degli osservatori: il web è l’unica salvezza per l’editoria tradizionale.
Ciò significa che le risorse dei giornali vecchia maniera vanno gradualmente canalizzate verso il mondo della Rete, anche a livello di finanziamenti pubblici (lo ha accennato persino il sottosegretario all’Editoria Carlo Malinconico). Chi perde copie – cioè quasi tutti – va incentivato a cambiare: passare al web significa risparmiare carta ed evitare di tagliare posti di lavoro; significa anche cambiare mentalità, saper ammettere i fallimenti e dichiararsi disposti a prendere qualche lezione. Per troppo tempo il mondo dei giornali di carta è stato in mano a quattro tromboni che non distinguono una pendrive da un accendino. Ora è il momento di farsi da parte e di finirla di considerare internet un mondo di perditempo.