Se alla Rai non piacciono i gay

Ciò che dovrebbe destare scandalo nella vicenda del telefilm censurato dalla Rai a causa di una scena in cui si ricostruisce un matrimonio gay in un convento, non è il perpetrarsi di un atto odioso contro gli omosessuali (era già accaduto con I segreti di Brokeback Mountain), bensì la presunzione che tutti gli italiani siano idioti.
Nel terzo millennio, nell’era della comunicazione globale e, se vogliamo, in un mondo che, Italia a parte, sta cominciando a liberarsi da indecenti pregiudizi medioevali, pensare di combattere contro un’idea evitandone la diffusione è inaudito. Il modello della Rai di Mauro Masi, Lorenza Lei e compagnia truce non è una televisione a misura di epoca, quindi di telespettatore, ma il contrario: la tv si restringe, compressa e umiliata, nella morsa dei vizi e delle pochezze del tempo attuale. Gli occhi delle telecamere si aprono solo su ciò che un paio di oligarchi senza arte né parte indicano come bello, giusto, utile. La consolazione sta nel fatto che nessuno di questi geni ha ancora capito che, molto semplicemente, ogni operazione di censura sortisce sempre l’effetto contrario a quello voluto.

  

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