Le tasche degli italiani

Torna in auge la possibilità di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi. C’è un precedente illustre, quando nel 2008 il ministro Fisco Visco provò a metterle online. L’iniziativa durò quanto da Natale a Santo Stefano, anzi molto meno: poche ore. Poi furono ritirate tra le urla di Grillo e i balbettii del garante della privacy.
Per quanto mi riguarda ero e rimango favorevole a ogni forma di condivisione dei dati reddituali perché, non vivendo nelle lande di Alice nel paese delle meraviglie, credo che ciò che è pubblico si presta (un po’) meno ai sotterfugi. Qualcuno l’ha ribadito in questi giorni, anche nel centrodestra: il problema economico dell’Italia è la dirompente evasione fiscale.
E se per avere contezza della buona fede di una persona oltre che guardarla negli occhi occorrerà ravanare nelle tasche, pazienza.

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

8 commenti su “Le tasche degli italiani”

  1. Pare che in Finlandia puoi ricevere attraverso un sms i dati del reddito di chiunque (servizio a pagamento, of course….).

  2. Quando esercitavo la nobile arte del giornalismo (quasi mezzo secolo fa ahimè) il quotidiano per il quale lavoravo, come altri, pubblicava ogni anno l’elenco dei contribuenti, comune per comune. Era un modo per vendere più copie, sfruttando l’insaziabile curiosità della gente che pensava di poter rovistare dentro il portafoglio del vicino senza commettere peccato né reato. Sapeste quante sorprese e, soprattutto, quanti nemici ti facevi.
    Poi inventarono la privacy e la creatura fu fatta annegare prima che potesse divenire adulta.
    Potete crederci, anche questa volta l’ammazzeranno, ancor prima che veda la luce.

  3. Chiedo venia: il lapsus di lapsus: LAPSUS: si
    corre sempre sul computer.
    Che fatica…

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