Ieri mi è capitato di intervistare Leoluca Orlando. Mi hanno colpito, a distanza di anni, la sua determinazione, il suo ego smisurato, la sua actio. Ha dato alcune belle risposte a domande, spero, non banali, si è cimentato nel tipico politichese quando gli è stato chiesto di esporsi su questioni di schieramento (la candidatura  a sindaco), si è concesso come un artista e si è mostrato eclettico come un one man band quando gli è stato lasciato un po’ di campo libero.
Gli ho chiesto perché non si è mai preoccupato di fare delfini, di creare successori. Mi ha risposto che lui è un leader e non un capo, con quel che ne consegue.
Abbiamo parlato di Falcone, di Palermo, della primavera, di Wim Wenders, di Diego Cammarata, della mafia, di Rocco Chinnici, di Gandhi, di Ciancimino (Vito e Massimo), del passato, del presente e, moderatamente, del futuro.
Secondo me ne è venuta fuori una cosa interessante. Da domani su diPalermo.

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