Si chiama Tonino e passa la sua vita lavorativa su un anello di dieci chilometri. E’ un autista del bus di Ustica e concilia il mestiere, polsi e caviglie, con la cittadinanza, amicizie e umanità.
Per conoscere e cercare di capire la sua storia bisogna salire sul mezzo comunale che fa il giro dell’isola e pagare un biglietto che nasce scaduto: c’è ancora la stampigliatura di 80 centesimi, ma Tonino ha segnato a penna la cifra tonda e aggiornata, un euro.
Il percorso è obbligato, come quello di qualunque mezzo pubblico, tuttavia c’è sempre occasione di stupirsi per una fermata intermedia o per una lieve deviazione che doni comodità a un compaesano.
Spesso accanto all’autista ci sono dei ragazzi: suo figlio e i suoi amici in un abbozzo di gita, che s’ inventano un ruolo di forestieri.
Quello di Tonino è un piccolo universo mobile di tolleranza: in fondo si sta meglio se le regole sono slabbrate per tutti. Se proprio si dovesse trarre una morale si potrebbe concordare che quando i grandi sistemi combaciano con le piccole logiche, si rischia di vivere meglio.
Ma poi c’è il solito moralista che ti ricorda che i grandi sistemi sono l’orto degli scienziati e le piccole logiche al massimo fanno da pattumiera per la scienza e per chi ci crede.

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