Perché non si fanno più canzoni così?

Sempre nell’ambito dell’operazione nostalgia chiedo ai musicofili che hanno più quarant’anni: perché non si fanno più canzoni così?

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

13 commenti su “Perché non si fanno più canzoni così?”

  1. Caro Gery

    non è che non se ne fanno più, semplicemente non arrivano a noi . Devi andare a caccia sul web , magari quando lo streaming tipo Pandora o Spotify sarà disponibile anche in Italia. Ma credimi di musica buona ce n’è tanta, solo che viene soffocata da talent show e heavy rotation delle radio commerciali…Detto questo un riff ritmico di chitarra come quello dei nostri cari DB è un concentrato di emozioni forti, e la storia del rock ce ne ha regalati tanti , per fortuna…

  2. Bene, caro Fabio. Allora tu che hai il “fisico”, in quanto musicista e produttore musicale, fammi un favore: segnalami tutto quello che mi sto perdendo. In modo che non debba campare di rimorsi.

  3. Ho appena terminato “Retromania
    Musica, cultura pop e la nostra nostalgia per il passato” , di Simon Reynold.
    Contiene un’accurata analisi di come ormai il mondo della musica sia necessariamente rivolto al passato, sia come consumatori, sia come
    musicisti.
    In realtà, senza essere troppo integralisti, qualche cosa di interessante continua a spuntare, ma è inevitabile per chi ha un pò di anni musicali sul groppone giocare a ” questi/questo mi ricorda/no…” oppure fare il paragone con la musica degli anni passati.
    Per quanto riguarda i circuiti musicali, basti pensare che RAi Stereo Notte( l’unica radio a trasmettere roba interessante) da appuntamento quotidianio si è trasformato in una tantum…
    Per quanto mi riguarda, al momento ho riscoperto la musica di Canterbury degli anni settanta ( Caravan, Soft Machine; Gong, Kevin Ayers, Robert Wyatt – che canzone oh Caroline_ Camel…).
    Però devo dire che l’ultimo di Ryan Adams non è male…ma appena lo senti ti viene di pensare a Neil Young…e quindi si ricomincia con i paragoni…
    ;-)

  4. Abbozzo un paio, e più, di risposte:
    1) ora c’è più elettronica, che ha cambiato anche il modo di ‘fare’ musica
    2) ora c’è più marketing, si cerca di servire quel mercato che fa guadagnare di più
    3) ora le case discografiche più grosse guardano quasi esclusivamente a determinate fasce d’età e ai loro gusto
    4) chi promuove musica passa tutto quello che permette di andare sul sicuro

    A questo si aggiunge che quello che dice Fabio è verissimo. Allo stesso tempo il mercato si è allargato e offre molto di più, solo che bisogna sapere cercare aldilà di quello che va più di moda (che non è male, io ascolto l’uno e l’altro).

    Il punto (e concludo) è che quando fu pubblicata questa canzone, il mercato era molto, ma molto, più ristretto, come lo erano i supporti per ascoltare musica e questo favoriva alcune canzoni come queste nel renderle storiche.

    Ah e ultimissima cosa, buona parte della risposta sta all’inizio del post, ovvero la ‘nostalgia’ che in campo musicale fa davvero la differenza.

  5. Faccio una domanda Marzulliana:
    si ha nostalgia del brano come tale o nostalgia degli anni che si avevano quando si è ascoltato per la prima volta?
    In realtà, potrebbe tutto ridursi a una serie di condizonamenti e stimoli sensori.
    Io rivivo la mio gioventù ascoltando i Doobie Brothers, quando in realtà il brano ( dico per esempio, chiedo pietà) non è granchè.
    In questo caso anche la musichetta di giochi senza frontiere potrebbe innestare una serie di sensazioni paragonabili alle madeleine di Proust…

  6. Comunque per tornare a Reynold, faccio un’esempio delle ultime uscite:

    – Ripubblicazione per l’ennesima volta del catalogo di Pink Floyd
    – Ventennale di Nevermind dei NIRVANA, con relativo CD doppio
    – Ripubblicazione di Starless and Bible Black dei King Crimson
    – New Blood di Peter Gabriel ( pezzi vecchi rifatti con orchestra)
    ed a breve Ventennale di Achtung Baby degli U2, con varie edizioni e cofanetti…
    é chiaro che il mercato musicale ha fatto una scelta….

  7. Fabio, io ho nostalgia di questa musica, indipendentemente dall’età che avevo quando la ascoltavo per la prima volta. Secondo me i DB avevano ottime idee musicali (e non sono nemmeno i miei preferiti, eh).
    Quanto a ciò che scrive Luca, non credo che sia il mercato a rendere storica una canzone. Altri fattori influiscono: l’epoca, il contesto, la cronaca.

  8. Min troo intimidito e indifficoltà in questa platea di veri esperti.
    Sarò banale, e mi si riserverà della sufficienza.
    ma a me piaceva tanto Amy Winehouse, recentemente scomparsa, da voi ignorta.
    Pace e bene

  9. “Back to Black ” comincia bene la giornata
    con la brava e sfortunata Amy

  10. Sarebbe bell se codesto magazine dedicasse un po’
    di attnzione alla cantante Amy Winehouse.
    Ha lasciato grandi rimpianti. MILIONI, dic MILIONI di giovani hanno
    pianto per lei. Sta per essererealizzato un film
    alla cantante, dalla voce graffiante, sabbiata.
    Genuina.

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