C’è stato un momento nella mia vita in cui ho scelto di dedicarmi alla qualità. Ed è stato abbastanza di recente. Dal lavoro alle amicizie, dai sentimenti al tempo libero, dal cazzeggio alle personali elucubrazioni, ho lavorato molto di forbici e cesello, ho snellito, coltivato, rinunciato e rimodulato.
Il concetto di vita di qualità è molto importante in un momento come quello che stiamo vivendo. Perché la crisi, le continue difficoltà e l’insoddisfazione tendono ad abbassare la soglia di attenzione: ci si accontenta troppo, si sceglie per necessità e non per il gusto di ottenere il meglio, si inseguono più i rimorsi che le idee. Invece è proprio la qualità l’unico antidoto contro il logorio della politica moderna, il rifugio dai bombardamenti di qualunquismo che hanno fatto piccola una società che era grande.
Mi spiego, non è che con i miei amici, parlo di filosofia orientale all’ora dell’aperitivo. No, però mi diverto a scambiare feedback, magari a inanellare stupidaggini ma con un certo impegno perché, come si dice, le cazzate sono una cosa seria. Il segreto è racchiuso in una parola sola: rispetto.
Se la qualità fosse una montagna da scalare, il rispetto sarebbe la corda fondamentale per l’ascensione.
In generale, il problema è quello di fare continuamente scelte senza caricarle di aspettative come se si trattasse di passaggi cruciali. Basta essere fedeli ai propri interessi, qualunque essi siano, e non tradirli mai. Se vi piace parlare di fumetti e vi propongono di andare a cena con qualcuno che i fumetti li odia, magari troverete più piacevole restare a casa. Se un pensiero storto vi disturba, potrete sempre farvi una birra e alzare la musica. Se c’è un’alternativa – e c’è quasi sempre – c’è una soluzione. E se c’è una soluzione la qualità è garantita.

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