Ieri ho riascoltato per la milionesima volta Just the way you are, nella versione originale di Billy Joel e ne ho tratto, come sempre, la sensazione che mi aspettavo.
Serenità.
Ognuno di noi ha una canzone perfetta che, come il momento perfetto, non è la migliore in assoluto, ma quella che veste meglio e che usualmente s’intona senza problemi con un’ampia rassegna di stati d’animo.
Just the way you are, di cui possiedo una decina di versioni, mi dà la stessa emozione di quando la ascoltai per la prima volta da una radiolina a transistor, seduto su un Vespino, nella Palermo acuminata del 1977. Ieri ero vegetariano, poi rockettaro, poi incantato dalla new wave, poi jazzofilo, poi un po’ jazzista, poi deviato dalla fusion, poi disinteressato, poi stordito e infine felice.
Quella canzone ha sempre fatto egregiamente il suo lavoro con la centrale operativa del mio cervello.

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