La vita continua
Niente da fare, ogni volta che rivedo questa scena resto incantato dalla somma algebrica del talento di De Niro con l’arte (ruffiana) di De Palma.
Niente da fare, ogni volta che rivedo questa scena resto incantato dalla somma algebrica del talento di De Niro con l’arte (ruffiana) di De Palma.
Tag: Brian De Palma, cinema, film, Gli intoccabili, Robert De Niro
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21 maggio 2010 alle 09:16
Allora metafore sportive, aspetto simil pinguino, capelli (pochi) impomatati, gregari adoranti che annuiscono…Ma vuoi vedere che quel commensale viene fatto fuori perché gli hanno regalato una casa?
21 maggio 2010 alle 09:26
O peggio, perché ha voluto giocare da solo e non ha accettato il regalo?
21 maggio 2010 alle 10:13
Io direi che è stato fatto fuori perché si è fatto beccare non perché si era fatto regalare la casa o altro
21 maggio 2010 alle 10:14
Comunque De Palma è un grande e De Niro il suo profeta
21 maggio 2010 alle 11:35
Quasi OT. Fossi regista (mai dire mai) vorrei un De Niro italiano per un mio ipotetico film: e c’è: Francesco Montanari. Senza consultare Google (gogol secondo la pronuncia del premier) sapreste dire chi è costui?
Gli intoccabili è un film intoccabile!
21 maggio 2010 alle 11:49
Io conosco Lucio Montanaro. Senza cercare su Gogol, chi sa dirmi di chi si tratta? Tanus, secondo me se lo vedi me ne sai parlare… Avrai un effetto pari alla madeleine di proustiana memoria…
21 maggio 2010 alle 11:55
@fm: mi perdoni il puntiglio, ma De Niro ha fatto solo 3 film con De Palma. I primi due risalgono agli anni sessanta (Hi mom e Greetings, bellissimi) e non se li fila più nessuno. Il terzo è “The untouchables”. Mi sembra pochino, come collaborazione, per definirlo profeta di De Palma.
De Palma è stato soprattutto un grande epigono maniacale (e a tratti manieristico, a tratti geniale) di Hitchcock. Quindi si può dire che, se di profeti vogliamo parlare, Sir Alfred fu il profeta di De Palma. De Niro è più un profeta del verbo scorsesiano.
Così, per amor di filologia cinematografica. Non se l’abbia a male.
21 maggio 2010 alle 12:06
Chi era il profeta (attoriale) del Maestro, Sir Alfred? Sia maschile che femminile, please.
21 maggio 2010 alle 12:13
Come uomo, mi viene James Stewart (ma forse anche Cary Grant: tant’è che per “Gli uccelli” il Sir ripiegò per un Rod Taylor che mi sembrava una via di mezzo tra Grant e il profeta “una tantum” Perkins).
Come donna, qualsiasi “bionda in pericolo” di cui Hitch si invaghisse (Novak, Grace Kelly, Tippi Hedren, per dirne alcune), sperando in un reciproco interesse sentimentale che mai si realizzò. Sono stato abbastanza vago?
21 maggio 2010 alle 12:24
Maestro… ricordo, ricordo.
Anche se il mio preferito… il mio Rob De Niro, è l’indimenticato Principe Mario Brega.
21 maggio 2010 alle 12:25
E Ingrid Bergman di Notorius (a detta di Truffaut il film più bello di Hitch) e Io ti salverò? Nei retroscena e nei back stage ho percepito un Hitch molto invaghito della Kelly: come non poteva non innamorarsene? Come uomo erotico penso che l’alter ego (il profeta ormonale) fosse Cary Grant (per quanto Grant manifestasse qualche dubbio sulla propria identità sessuale). Come attore in senso stretto penso sia Stewart il profeta “perfetto”. Vertigo è la sintesi ineccepibile e La finestra sul cortile sublima il voyerismo raffinatissimo del Grande Maestro. E qui torna in scena De Palma: il più grande epigone. Omicidio a luci rosse è l’omaggio più esplicito al cinema Sir Alfred, riuscito e bellissimo.
21 maggio 2010 alle 12:27
meglio “epigono”.
21 maggio 2010 alle 12:33
Gianni,
ma l’Homo Eroticus non è Lando Buzzanca?
21 maggio 2010 alle 12:36
Mischino, lo era. Penso di averlo visto all’Imperia che avrò avuto 15 o 16 anni. Bello, quasi quanto il Merlo maschio.
21 maggio 2010 alle 12:41
Lando Buzzanca, fatte salve alcune cosette anche recenti non proprio riuscitissime, è un grande attore. E migliora col tempo.
21 maggio 2010 alle 12:42
Io vado pazza per l’hitchcockiano “Nodo alla gola”. Film raffinatissimo. E tecnicamente esaltante.
21 maggio 2010 alle 12:43
In un improbabile remake de Il Gattopardo, che prendesse le distanze dal capolavoro assoluto di Visconti (lo vagheggiavo qualche giorno fa), vedrei bene nel ruolo di Fabrizio Salina, Daniel Day Lewis. E gli altri? Io un’idea ce l’avrei. Così, per gioco.
21 maggio 2010 alle 12:45
Abbattiamo: Primo esempio riuscitissimo (diciamo pure un capolavoro!) di piano sequenza dall’inizio alla fine. Con il solo stratagemma della scena impallata due volte per poter cambiare bobina. Bellissimo!
21 maggio 2010 alle 12:51
e Carlitos’s way? Un fantastico Sean Penn.
Scarface meraviglioso.
21 maggio 2010 alle 12:52
@Gianni: anch’io sono stato un estimatore del Buzzanza homo eroticus. Era un grande. Purtroppo Lando sta subendo la triste sorte di molti comici stagionati che si intestano la svolta drammatica. E’ diventato serio. E lo trovo tremendo (si veda la fiction in cui fa il commissario col figlio f***cio. Non per essere politicamente scorretto, ma il senso è quello). Un mascherone privo di ironia. E anche abbastanza canide.
21 maggio 2010 alle 12:55
Ragazzi, se non disegnate l’horror per partito preso, vi invito a vedere (o rivedere) “Carrie”. C’è un “travelling” della macchina da presa, nella sala da ballo del liceo, appena prima la tragedia, che fa urlare al miracolo. Senza contare un grande Pino Donaggio che musica in stato di grazia.
E una parolina buona la spenderei anche su “Vestito per uccidere”.
21 maggio 2010 alle 12:57
Ah, pure “Blow out” ha grandi momenti, anche se si va sul pacchiano. Perdonando la presenza di Travolta.
21 maggio 2010 alle 13:17
La ricostruzione dei rumori e dello sparo è bellissima: Blow out.
21 maggio 2010 alle 13:20
Di “Vestito per uccidere” mi piacque soprattutto il libro, scritto dallo stesso De Palma. Ci passai un’indimenticabile notte insonne…
21 maggio 2010 alle 13:32
Giacomo, solo ora ricordo di aver visto Carrie: fantastico! Solo una volta però. Mi pare che nel finale, liberatorio, la versione italiana non prevede la traduzione delle ultime frasi concitate: lasciate appunto in originale. E’ così? Ricordi? Il protagonista non è quell’attore, bravissimo, che nei Tre giorni del Condor è Higgins? Il doppiotriplogiochista con baffi e sguardo furbo?
21 maggio 2010 alle 13:44
Sì, credo che sia la scena in cui Amy Irving si risveglia dall’incubo, confortata dalla mamma.
No, l’attore a cui ti riferisci tu, Cliff Robertson, era in Obsession ( complesso di colpa) altro De Palma di annata, e non in Carrie. In Carrie c’è un giovin attore giuggiolone americano belloccio che poi avrebbe impersonato “Ralph supermaxieroe”: William Katt.
21 maggio 2010 alle 13:54
Dopo la Treccani il Cacciatorino, l’enciclopedia vivente del cinema.
21 maggio 2010 alle 15:57
Giacomo, allora ho fatto confusione. Le mie domande non erano retoriche. Ho visto Obsessione e non Carrie. Cilecca!