Milano vince l’Expo del 2015. L’Italia finge di gioire per una festa annunciata. La politica si contende il boccone buono, quello dei meriti.
L’Esposizione Universale è una manifestazione di enorme prestigio che muove una macchina di miliardi e promette decine di migliaia di posti di lavoro. Un sogno che s’avvera, insomma. C’è un solo difetto: questa stella brillerà solo tra sette anni.
In sette anni Milano-Italia dovrà presentarsi puntuale, ben vestita, preparata e, soprattutto, ancora in vita. La città-Paese dovrà tradurre promesse in gesti di governo. Si dovrà riuscire nell’impresa di evitare che gli appalti finiscano in un’aula di giustizia. Ci vorranno più braccia che tasche. Si dovranno celebrare intelligenze e genialità più che amicizie e consociativismi.
La metropoli-nazione ridisegnata potrà godere della Luce Universale se i suoi cittadini-compatrioti si riconosceranno ancora in essa. E se verrà confutata quell’italica e becera teoria secondo la quale tutte le buone occasioni sono state inventate per essere sprecate.

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