La coesione e la ragione

La città in cui vivo è stata teatro, nei giorni scorsi, di un Flash Mob cioè di una cosa semplice da fare ma complicata da spiegare.
Il fatto. Un centinaio di ragazzi si sono radunati in piazza e, al segnale stabilito, si sono gettati a terra per qualche secondo scattandosi fotografie. Poi si sono dispersi.
La spiegazione. Questo genere di manifestazione, che ha preso piede in tutto il mondo, non ha scopi politici né sociali e viene inquadrata nell’ambito della cosiddetta libertà d’espressione.
Un paio di riflessioni. Un’azione corale con una discreta forza d’aggregazione non va mai presa sottogamba a patto che abbia almeno un recondito significato. Cosa volevano mandare a dire quei trecento e passa che hanno assaggiato il cemento di piazza Politeama? Ho spulciato in blog e siti specializzati e la risposta che ne ho ricavato è: nulla, a parte “ritrovare uno spirito di coesione”. E a cosa serve la coesione a tempo super-determinato (meno di un minuto)? L’impressione è che nessuno dei partecipanti a un Flash Mob abbia l’intenzione di farsi un’idea precisa. La rapidità d’esecuzione, il reclutamento online, l’esigenza di fotografarsi/filmarsi e l’addio repentino sono, in una singolare sovrapposizione, causa ed effetto del fenomeno. Il Flash Mob cioè nasce e muore mentre lo si celebra, in un lampo. E di quell’attimo non lascia che emozioni senza emozione. Perché la coesione e la ragione non sono soltanto parole che fanno rima.

  

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